SE IL VOTO DIVENTA VUOTO
di Stefano Cicchetti
Domenica 6 maggio e lunedì 7 maggio si vota in quasi mille comuni italiani di tutta la penisola; oltre 9 milioni e mezzo saranno gli elettori chiamati ad esprimersi per rinnovare i sindaci e i consigli comunali.
Da noi si va alle urne a Coriano, dopo il commissariamento seguito alle dimissioni del sindaco. In regione sono importanti le consultazioni di Parma, Piacenza, Comacchio e Budrio.
Da quando l'Italia è governata dai tecnici non eletti, per la prima volta la parola toccherà dunque agli elettori.
Per decidere cosa? Certamente chi amministrerà le loro città. Molto più difficilmente potranno però scegliere come le amministreranno.
Perché? Perché il margini di manovra di ogni sindaco, a qualsiasi schieramento appartenga, si restringono ogni giorno che passa. Al netto delle chiacchiere, non ci sono soldi. E se ci sono non si possono spendere. Nemmeno per pagare i fornitori, dicono i primi cittadini.
L'ultimo a gridarlo è stato Matteo Renzi: "Sono pronto a violare il patto di stabilità. Io lo chiamo da tempo patto di stupidità perché ad esempio il Comune di Firenze ha 92 milioni di euro in cassa e ne può spendere solo 9. Ne parleremo il prossimo 24 maggio a Venezia con gli altri sindaci dell'Anci, ma io annuncio fin da ora di esser pronto a violare le regole del patto. Renzi ammette che qualche rischio ci sarebbe: "Sono pronto a violare il patto pur in presenza di alcuni gravi rischi, non potremmo contrarre mutui l'anno successivo però su questo potremmo organizzarci.
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