ARTICOLI CHE PARLANO DI TRAJ
Il riminese o il villeggiante che voleva raggiungere dalla città la marina, ancora alla fine dell’'800, aveva due percorsi obbligati: lostradone dei Bagni (ora via Principe Amedeo) che aveva inizio da Borgo Marina; oppure poteva percorrere la strada detta dei Trajche congiungeva Borgo San Giovanni al mare non senza qualche difficoltà e in mezzo ad acquitrini, ristagni, concimazioni ed orti. C’è sempre un sud o un nord che fa la differenza o che demarca la realtà, umana e urbana. A Rimini, l’Ausa, divise lungamente due località distinte: a nord, quella ‘storica’ dello Stabilimento Bagni dove si radunava l’eccellenza aristocratica e borghese dedita alle villeggiature marine, con lo scenario di eleganti dimore e strutture tra le più moderne; a sud, la vasta area dei Traj, attraversata dalla strada omonima che si congiungeva alla litoranea all’altezza dell’odierno Park Hotel, costituita da vaste aree scoperte. I Traj erano stati lungamente una zona off limits, confinante con la via degli Orti (via Lagomaggio), costellata di capanne di ortolani, dune, terreni incolti. La spiaggia corrispondente, per quanto frequentata da arditi bagnanti o da villeggianti di più modeste ambizioni, pagava un po’ lo scotto della presenza dell’Ospizio Matteucci, benemerito istituto per i bambini scrofolosi, che dal 1870 con moderne terapie si prendeva cura di soggetti colpiti dalla adenite tubercolare, la scrofola, malanno sul quale, pare, aleggiasse la leggenda del ‘tocco reale’ cioè il taumaturgico intervento dei sovrani (in ispecie francesi e inglesi) in grado di ‘guarire’ i malcapitati.
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