ARTICOLI CHE PARLANO DI TEATRO_VALDOCA
La residenza creativa a Mondaino di Teatro Valdoca, per la produzione del nuovo spettacolo, si conclude con una prova aperta. Domenica 13 settembre all’Arboreto Teatro Dimora andrà in scena “Primi passi di Caino”, racconto del percorso drammaturgico di Cesare Ronconi e lettura di Mariangela Gualtieri (Ore 21.15, ingresso libero). L’attività del Teatro Dimora riprenderà martedì 15 settembre con il laboratorio di tecniche interattive applicate alle arti performative “Very nervous system. Musica, corpo e materia” condotto da Lorenzo Bazzocchi, ingegnere e regista della compagnia Masque Teatro, con la collaborazione di Matteo Gatti, tecnico audio ed elettronico, Eleonora Sedioli, attrice. Ospiti del laboratorio il danzatore Alessandro Carboni e l’ingegnere del suono Giovanni Versari. Il laboratorio si concluderà con una dimostrazione pubblica domenica 20 settembre (ore 16, ingresso libero).
Il 25 e il 26 marzo al Bonci di Cesena il Teatro Valdoca, uno dei gruppi fondatori del teatro italiano contemporaneo, presenta il dittico "Nel silenzio dei fiori", di e con Mariangela Gualtieri, e "Notte trasfigurata", in cui le parole della poetessa sono incarnate da Danio Manfredini, già interprete dello storico "Parsifal" del 1999. Due "notturni" in reciproca tensione dialogica, uno "interiore", in cui la parola pronunciata dal poeta stesso è epifania di luce nel buio denso, e uno "esteriore", di trasfigurazione, in cui la scarna scenografia è attraversata da una presenza regale e profetica. La regia è di Cesare Ronconi, creatore di uno spazio scenico che avvolge di buio la traccia fosforica delle parole poetiche, e riverbera di rosso l'apparizione di Manfredini. Nero: Mariangela Gualtieri "Nel silenzio dei fiori" porta in scena versi inediti, in un canto che comprende tutte le creature, fino al silenzio di fiori e animali: forse ci siamo allontanati troppo da ciò che ci tiene in vita, e questo spettacolo rappresenta un ritorno.
Le parole efficaci di Mariangela Gualtieri danno voce al fango e alla luce che siamo. Dopo i versi del recente, intenso "Il silenzio dei fiori-Notte trasfigurata", in attesa di "Caino", spettacolo ancora in progress, la poetessa, fondatrice con Cesare Ronconi del Teatro Valdoca, ci regala "Bestia di gioia" (Einaudi), una raccolta di poesie in uscita il 18 maggio. E questa intervista.
Mariangela, lei ha scritto: «La poesia, dopo aver posto molte strazianti domande, rimanda l'interrogante a se stesso. Non chiedere a nessun altro che a te.»
«Sì, in realtà le parole che lei cita si riferivano al finale di ‘Paesaggio con fratello rotto', a ‘quella' poesia. Ma mi pare che la Poesia non dia risposte chiare, anche perché appunto non è dotata della sola componente razionale. Anzi, forse ciò che più parla al cuore di chi ascolta è la musica della poesia, la sua ritmica, la sua ombra, o tutto l'insieme, il corto circuito che essa crea. La Poesia parla a parti di noi che forse sono più sapienti della nostra ragione, rivela e commuove».
A inaugurare la stagione teatrale riminese, nel senso originario della consacrazione di un avvio sarà la prima nazionale di "Per voce e ombra" del Teatro Valdoca, il 9 novembre. Un "trio per corpi recitanti e percussioni" che «sarà soprattutto un'avventura dell'ascolto, e non solo dentro la parola» anticipa Mariangela Gualtieri, che di questa parola è poeta. «Riprendiamo i versi del Caino e diamo ad essi una diversa vitalità, una connotazione quasi narrativa, perché sia Leonardo Delogu sia io diamo voce a vari personaggi. Poi l'arte percussiva di Enrico Malatesta si intreccia con le nostre voci e col silenzio, creando paesaggi abissali e inquietanti, ombra densa e lampi, interni immensi, pareti verticali, precipizi e voli distesi. La forza evocativa del suono sosterrà il viaggio visionario dello spettatore.»
Dopo la raccolta dei tuoi versi e il vostro grande affresco teatrale dedicati a Caino perchè questa rilettura?
«Dopo anni di concentrazione su Caino, mi pare in realtà di essere appena all'inizio, di cominciare adesso a intravedere qualcosa in questa inafferrabile vicenda. Quello del male è certo un tema su cui nessuno potrà dire una parola definitiva, un tema impiantato su un mistero vicino al quale salta non solo la nostra ragione, ma anche la nostra morale. E forse dopo un lungo tempo di immersione nella zona d'ombra dell'umano, avevamo voglia e bisogno di un canto sereno, di elencare ciò che amiamo e seminarlo oserei dire, quasi spargerlo dall'alto. Per questo Cesare Ronconi ha voluto chiudere questo nostro spettacolo col lungo ringraziamento scritto per il Festival di Santarcangelo e di perfetto contrappunto ai temi del Caino.»
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