ARTICOLI CHE PARLANO DI STEFANO_CAVEDONI
Capelli lunghi sale e pepe e gli immancabili occhiali da vista che ne fanno uno strano intellettuale con una vena ironica unica. Portavoce di una stagione irripetibile e corrosiva all'insegna di quella risata che ha seppellito tante cose dal '68 in poi, Stefano Cavedoni non è da tempo più "Sbarbo" ma il messaggio demenziale resta uno strumento caro come le sue "poesie cinesi".
Versi che da anni rappresentano un utile strumento da palco e di comunicazione. Gli domando se lo infastidisce essere sempre abbinato agli Skiantos che lui lasciò dopo "Ti spalmo la crema", ma era "Pesissimo" l'album di cui vanta una notevole responsabilità creativa.
"No, gli Skiantos sono stati una parte non solo divertente della mia vita. In realtà - spiega - i contributi nella band erano un po' divisi. C'era Freak (Antoni ndr) che partoriva un'idea a cui contribuivamo spesso sia io, sia Jimmy Bellafronte. Anzi, Jimmy era particolarmente attivo in questo senso. Ma un po' tutto ruotava attorno al concetto demenziale come avanguardia di un modello comunicativo che era particolarmente adatto in quell'epoca segnata dal 1977...".
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