ARTICOLI CHE PARLANO DI SIGNORIA_DEI_MALATESTA
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Dopo aver tratteggiato le figure della regina Cristina di Svezia e della contessa Caterina Sforza Riario, vissute in Romagna, passo a presentare la nobildonna Antonia da Barignano, madre di Sigismondo e di Malatesta Novello, vissuta prima a Rimini, e poi, per lungo tempo, nel territorio di San Mauro e di Bellaria.
Antonia, apparteneva ad un casato bresciano di nobili origini e di elevata condizione sociale. I Barignano erano proprietari di terre, di case e di beni immobili di varia natura. L'incontro con Pandolfo III avvenne probabilmente durante una festa o cerimonia di corte.
Lui è un maturo vedovo, uomo ricco e potente, verso il 1415, signore anche di Brescia e Bergamo. Lei, un'adolescente che si circonda di arredi preziosi e oggetti raffinati, sempre elegantemente abbigliata, l'affascina al punto tale da far scacciare l'amante in carica, Allegra de' Mori, già madre di Galeotto Roberto. L'arrivo di Antonia, nuova amante, è testimoniata nei Codici Malatestiania partire dal 1416, quando Pandolfo provvede a far ristrutturare l'abitazione che ospitava la precedente favorita, per lei che è in attesa del primo figlio, Sigismondo, futuro signore di Rimini, cui seguirà Malatesta Novello, futuro signore di Cesena.
Delle numerose donne dei Malatesti, poche sono note; tante, invece, quelle di cui non si sa quasi nulla. Gli storici e i cronisti del tempo, dediti a narrare lotte, alleanze politiche, truci soppressioni compiute dai potenti Signori, non si occupavano di loro. Vengono citate, per fama, solo Francesca da Rimini, Parisina, Isotta.
Io voglio ricordare, invece, alcune donne "minori", vissute nell'ombra o scomode e quindi eliminate, quelle curiose, originali, che hanno comunque dato il proprio contributo.
Chi ha mai sentito parlare, ad esempio, di una certa "Alubursa", riminese, bella, alta, bruna e "arrendevole", ritenuta la prima matrona della stirpe? Eppure fu la prima a compiere la "fuitina" per amore! Attorno al 1150, stanca di aspettare le incerte e difficili trattavive per il matrimonio, si fece rapire dal suo innamorato, tal Giovanni II da Pennabilli, e "consumò" le nozze in un fienile.
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