ARTICOLI CHE PARLANO DI SIGISMONDO_PANDOLFO_MALATESTA
Dopo oltre quattro mesi di restauro, sabato 18 aprile al Museo della Città di Rimini è stato presentato un frammento della veste Sigismondo Pandolfo Malatesta, scoperta nel 1756 e mai esposta stabilmente prima d’ora. Il restauro - finanziato dal Rotary Club Rimini Riviera – ha consentito di esporre stabilmente per la prima volta la pezza di stoffa (58 cm di altezza e 230 cm di lunghezza), scoperta all’apertura della tomba di Sigismondo nel 1756, recuperata nel 1920 e restaurata una prima volta in Svizzera nel 1970. Il tessuto – che rimarrà in esposizione in una teca del Museo – potrà ora continuare a far parlare di sé dopo decenni di silenzio, raccontando aspetti meno noti, ma non meno significativi, della vita quotidiana, pubblica e privata, di Sigismondo.
Ogni leggenda nasconde qualcosa di vero, e così è anche per quella sul tesoro di Sigismondo Malatesta. In epoche diverse fino alla nostra, semplici cittadini, nobili e perfino i reggenti veneziani - che acquistarono la nostra città nel 1500 da Pandolfo IV “il Pandolfaccio” - cercarono le ricchezze nascoste del signore di Rimini. La ricerca, per quel che ci è dato sapere, non ha mai avuto successo. Diverse cronache del tempo ne hanno fatto cenno, già subito dopo la morte di Sigismondo nel 1468, e diversi sono i castelli indicati come possibili luoghi adatti a nascondere il tesoro. Quello di Montefiore è tutt’ora il più accreditato. Sono state fatte negli anni ricerche anche approfondite in quella costruzione, con particolare insistenza nella torre così detta del Diavolo colpita da un fulmine attirato “sicuramente” dall’oro e dall’argento. Di ricchezze Sigismondo ne aveva accumulate molte nella sua vita come capitano generale delle milizie della Chiesa, di Firenze e di Venezia. La sua fama di abile condottiero era conosciuta in tutt’Italia e i suoi servigi richiesti e ben pagati.
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