ARTICOLI CHE PARLANO DI RISTORANTE_PACINI
Non è vero che in questo mondo non ci sono buone notizie.
Una di quelle veramente buone è che ha riaperto il ristorante Pacini di Montebello. Da giugno scorso Paolo Pacini a Marinella hanno deciso di riprendere la storia che durava dal 1962 e che si era bruscamente interrotta nel dicembre 2007.
La chiusura del ristorante Pacini aveva lasciato un vuoto in una delle più belle scampagnate fuori porta della nostra zona. Infatti era un cult prendere la macchina, salire per la Marecchiese, deviare verso Torriana, superarla per continuare sino al castello di Montebello
Ci si sente come antichi armigeri mentre si scruta la valle con le anse del fiume. Da lì partono escursioni interessanti, per i più allenati sino a Madonna di Saiano per un giro di trekking seguendo antichi e ardui sentieri, per i meno facinorosi la passeggiata per la pineta sottostante la rocca con la possibilità di incontrare capre e istrici.
Immancabile la visita al castello di Azzurrina dove fare ingrandire gli occhi ai più piccini con la storia del fantasma della bambina dai capelli turchini.
Nell'entroterra riminese ci sono per me due posti del cuore. In effetti i posti belli sono molti di più, ma quelli che mi emozionano maggiormente sono Maiolo e Montebello.
Maiolo è di una bellezza unica. La salita ai ruderi della rocca a piedi attraverso il bosco, l'arrivo sul cucuzzolo, la vista su San Leo, le poiane che passano sopra la testa, i racconti sulla lascivia degli abitanti della rocca che ha attirato l'Ira Divina.
E' proprio una bella passeggiata da simil trekking, che parte dalla casa degli scout per arrivare al piano di fronte ai ruderi attaccati da una grande pianta di vitalba (chissà se c'è ancora); quando misero l'illuminazione notturna ci rimasi un po' male, quasi uno sfregio al selvaggio che quel luogo ispira, la sensazione di rispetto/timore che si ha là dove la natura si riappropria dell'opera umana.
Discorso diverso per Montebello; ci si arriva in macchina, ma lasciarsi dietro Torriana, percorrere la strada sulla cresta dei calanchi che dopo alcune strettoie si apre sulla visione del monte e del castello, ti fa sembrare di arrivare in un mondo popolato ancora da cavalieri, monaci, bifolchi e dame.
L'arrivo al paese non è da meno, con la porta sbarrata da una catena (che si abbassa solo per i residenti, 27 in tutto) e con il giro fra le casette con il castello a destra e la chiesa a sinistra.
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