ARTICOLI CHE PARLANO DI RIMINI_SPARITA

mer 12 set 2012 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Cicchetti Stefano

Ci scrive Nicola Gambetti, uno degli animatori di questo progetto:
«Rimini Sparita nasce "per scherzo" nell'aprile 2012, ma inizia la pubblicazione del poco materiale disponibile a fine giugno, attingendo principalmente dalla bibliografia su Rimini e dall'emeroteca gambalunghiana. Immediatamente riscuote un imprevedibile successo, "conquistando" decine di nuovi lettori al giorno e superando i 2.500 appassionati dopo neanche due mesi e mezzo di attività mai promossa al di fuori di Facebook né divulgata con i mezzi pubblicitari tradizionali (solo passaparola sul social network). Oggi buona parte del materiale iconografico si compone dei contributi e dell' aneddotica privata inviati spontaneamente da lettori "sconosciuti", ai quali si stanno aggiungendo con entusiasmo i discendenti dei personaggi che hanno fatto il Novecento riminese (uno su tutti Francesco Maioli, figlio del noto Giuseppe, geometra e fotografo) e che stanno portando la propria testimonianza tanto intima quanto preziosa.
La Redazione è oggi composta da sei persone di età e formazione eterogenea, che pubblicano i propri contributi in modo volontario e costante; ogni "redattore" offre la propria passione specifica (storia antica, balneare, monografie sui trasporti locali, cultura sportiva e motoristica, etc.) affinché la pagina venga assemblata in modo esaustivo e puntuale attraverso diverse competenze sì amatoriali ma perfettamente complementari tra loro. 

mer 10 ott 2012 - Notizia di Centro Storico - scritto da Redazione

Le prime testimonianze sulla fossa Patara sono contenute nel Breviarium Ecclesiae Ravennatis. Tra gli anni 778 e 806 una casa cittadina risulta confinante col flumen qui vocatur Avusa. Trattandosi del contesto urbano, e non fuori dalle mura, secondo alcuni studiosi con molta probabilità si tratta proprio della fossa Patara e non del torrente Ausa.
In seguito, quando ormai la fossa si era trasformata nel canale dei mulini, venne indicata con una molteplicità di nomi: Apisa, Apesa, Apsa, Apsella, Apisella, Avexa pizola, Apisa interiore; poi, più frequentemente, fovea molendini comunis, Apisella molendini comunis, etc.
Prima che le mura medievali fossero costruite, il mulino del Comune si trovava fuori dalle mura della città, nel primo Borgo Sant'Andrea. Venne poi a trovarsi tra le vecchie mura e quelle nuove; l'ingresso della fossa nella città si trovava a livello della Porta di Sant'Andrea, dove il canale si immetteva nella cerchia muraria attraverso una apertura dotata di una grata di ferro.
Il corso d'acqua arrivava poi al mulino del comune, quindi forniva l'energia alla gualchiera (un macchinario per la lavorazione dei panni di lana) degli Umiliati e delle Umiliate, un ordine religioso introdotto a Rimini nel 1261, presso la chiesa di San Matteo.

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