ARTICOLI CHE PARLANO DI RIMINICALCIO

mer 17 giu 2009 - Notizia di primo piano - scritto da Cicchetti Stefano

Sabato scorso, chi verso sera si è trovato a Rimini a metà strada fra lo stadio e il mare ha vissuto una sensazione che solo in questa città si può provare. Da una parte arrivavano le grida e i cori dei tifosi; più che altro anconetani, purtroppo. Dall’altro, la consueta colonna sonora della riviera di notte: musiche e annunci rimbombanti, applausi, risate. Per i cuori dei biancorossi riminesi, uno strazio. Ma forse minore, senza dubbio diverso, rispetto a come si vive una retrocessione calcistica in una “normale” città italiana. Sorridere e far sorridere è il nostro mestiere. A volte, come in questa occasione, il mestiere è crudele. Ti costringe a mandare avanti lo spettacolo anche quando non ne avresti nessuna voglia. Ma ti aiuta anche a collocare le cose in una dimensione differente. E va bene, il dramma è consumato. Ma è un dramma largamente annunciato. Non si può restare in B quando lo stadio non registra il tutto esaurito nemmeno per la “partita della vita”. 

mer 07 ott 2009 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Fu Guido Testolina, sagace tecnico veneziano, che nel campionato 1962- 63, trasformò il giovane Lino Carletti, riminese autentico, classe 1943, da attaccante in difensore. Mai metamorfosi si rivelò più indovinata e produttiva. Era quello un Rimini profondamente rinnovato: nuovo era l'allenatore, l'ottimo Romolo Bizzotto, nuovi erano i volti di Nerozzi, Pennati, Guizzo, Morelli, Mangiarotti. Fu un campionato indimenticabile. Finimmo secondi a cinque lunghezze dal Prato allenato da Natalino Faccenda. Ai tifosi riminesi restò l'immensa soddisfazione di aver veduto la squadra del cuore esprimere un gioco di ottima fattura e di alta spettacolarità. Tra le diverse operazioni riuscite a Romolo Bizzotto, ci fu la valorizzazione di alcuni giovani del vivaio locale. 

mer 21 ott 2009 - Notizia di sport - scritto da Ortalli Matteo

Dopo un'annata difficile terminata con una retrocessione e una prematura uscita ai playoff il calcio e il basket riminese sembrano avere imboccato la strada giusta nell'avvio della stagione 2009/2010.
I ragazzi di Melotti superati gli impacci iniziali nel girone B di Prima Divisione, hanno infilato risultati positivi in serie e si trovano in piena zona play off in un campionato che appare piuttosto equilibrato. La conferma del buon momento passa da due importanti impegni che attendono l'undici biancorosso: prima la difficile trasferta di Terni (il 25) poi l'atteso derby con i cugini del Ravenna (il 1° novembre). 
I Crabs, rinvigoriti anche dalla nuova proprietà, dopo tre giornate si trovano a punteggio pieno in vetta alla classifica di Legadue trascinati dai neo acquisti Myers, Bennermann ed Eby. Grande spettacolo al Flaminio che ha registrato nelle due gare casalinghe un importante risposta di pubblico, contagiato dall'entusiasmo e dal gioco spumeggiante della squadra. Le prossime due partite ci diranno se la Riviera Solare potrà diventare la squadra da battere e candidarsi ufficialmente al ruolo di favorita: domenica 25 il derbyssimo con Imola, la domenica successiva arriva a Rimini il Banco Sardegna Sassari.

mer 14 lug 2010 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

"La Cocif se n'è ghiuta, e soli ci ha lasciati!...." si potrebbe dire parafrasando i i versi di una vecchia canzone napoletana. Dopo sedici anni, (nell'aprile 1994, Muratori, unico partecipante all'asta, si era aggiudicato la Rimini Calcio con 210 milioni di vecchie lire), i falegnami di Ponte Ospedaletto, hanno deciso che poteva bastare. La Cocif, in questi tre lustri ha speso soldi, ha fornito divertimento ad una città assolutamente sorda e refrattaria alle richieste di partecipazione che provenivano (giustamente) prima, dal patron Vincenzo Bellavista, poi dall'umbratile Luca Benedettini (ultimo presidente in carica). Nel frattempo c'era stata una retrocessione, si erano operate scelte tecniche discutibili, si era sciaguratamente fatto ricorso a cavalli di ritorno (Melotti), ma la sostanza è rimasta sempre la stessa.

mer 30 gen 2013 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Scrivo di Valerio Spadoni e lo faccio dopo anni di stralunate e gelide epilepsie che m'impedivano di parlare di codesto straordinario giocatore (non esito a definirlo il più grande talento che mai abbia pedatato sul prato della Sartona), soffocato com'ero dalla paura di dir poco e male. 
Attaccante, mancino, nato a Lugo nel 1950, debuttò nella squadra della sua città natale a diciassette anni in serie D. Gli accorti scouts dell'Atalanta non si lasciarono sfuggire l'occasione di portare in terra bergamasca il giovanissimo romagnolo, il quale tuttavia, non avrebbe mai indossato la maglia nerazzurra a causa di un incidente stradale che lo tenne lontano per un anno intero dai campi di gioco. 
Nel 1970 il Rimini l'acquistò. Rispetto al campionato precedente, la squadra presentava alcune novità: in panchina Gino Pivatelli aveva preso il posto del mai abbastanza lodato "Cincinnato" Gardelli. Nuovi erano lo stopper Ferrari, il mediano Bolognesi, il terzino Melotti ed il centrocampista Guido Quadrelli i quali si fusero assai bene con i collaudati Sarti, Garri, Franchini, Macciò, Zengarini, Iseppi, Natali.... Il Rimini in quel campionato giunse quinto dietro a delle vere e proprie corazzate come Genoa, Spal, Sambenedettese ed Ascoli. 
La squadra di Pivatelli giocava e divertiva esprimendosi attraverso un eclettismo tattico tendente a privilegiare il virtuosismo dei singoli. Valerio Spadoni, di questa compagine era l'eroe eponimo e qualunque sua azione era permeata di una forza ed una grazia ignote ai comuni mortali. Per lui non era inconsueto tornare nella propria area, conquistare palla, scambiare in velocità con il mediano (l'apollineo Bolognesi), dettare il passaggio e correre con il cuoio legato al piede sinistro verso la porta avversaria, seminando in questo suo inarrestabile slalom tutti coloro che tentavano di ostacolarlo per poi tirare in gol e segnare. Tutto lo stadio andava in delirio. 
Furono due stagioni: quella del 1970 - 71 e quella del 1971 - 72 davvero indimenticabili. In totale Valerio Spadoni disputò in maglia biancorossa 80 partite mettendo a segno 29 reti. Poi, com'era prevedibile, la porta della serie A gli si aprì. Venne acquistato dalla Roma. 

mer 13 feb 2013 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Ci siamo allevati esaltandoci e trepidando nell'ascoltare le radiocronache di Nicolò Carosio. Abbiamo delirato rincorrendo con lo sguardo, la palla che disegnava labili, involute trame sull'erba malata del vecchio Stadio Comunale. Gli eroi di quegli anni hanno nomi che rappresentano punti fissi. Proviamo a leggere ad alta voce: Del Duca; Borsari, Veroli; Vanzolini, Monaco, Mantovani; Bordini, Giangolini, Fichera, Brando, Ampollini. E' come se i luoghi mitici, quei luoghi ormai spariti, frequentati soltanto dalla nostalgia si ripresentassero davanti a noi con la nitidezza del bianco e nero e tra questi ricordi spicca la slanciata figura del "capitano" del Rimini: Renato Vanzolini.
Nobile e generosa figura quella di Renato Vanzolini, riminese autentico che ha avuto i natali nel popolarissimo Borgo Sant'Andrea, nell'ormai lontano 1930. Il suo calcio era un altro, giocato su campi roventi, privi talvolta di recinzione, col pubblico che ti alitava sul collo. Derby rusticani tra compagini disorganizzate, mandate all'avventura, trasferte plebee, tra passione, ingenuità, esaltazione, incoscienza. 
Al Rimini l'aveva portato nel 1949 Guido Masetti, il vecchio portiere della Roma e della Nazionale, che aveva una capacità particolare nello scoprire e lanciare giovani talenti. Vanzolini si esprimeva al meglio nella classica posizione di mediano e solo in seguito si sarebbe trasformato in centrale. Erano i tempi in cui la squadra riminese rovinava dalla Serie C, ai livelli minimi della Quarta Serie e poi della ignominiosa Promozione. Cercando di arrestare l'implacabile caduta, si ricorse ai giovani. Fecero le loro prime comparse, nel campionato 1951-52 i vari Bernucci, Gambi, Lucchi, Gianni, Polazzi. 

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