ARTICOLI CHE PARLANO DI RICCIONE_TEATRO
Cinquant’anni di vita e di storia sono sufficienti per essere considerati un riferimento importante. E il premio Riccione per il Teatro è a giusta ragione un’istituzione, tanto che quest’anno, per la 50ª edizione – la cui serata di premiazione si svolgerà al Grand Hotel Des Bains il 2 giugno, festa della Repubblica – al Premio Riccione sono destinati una targa d’argento e una di bronzo rispettivamente dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e dal Presidente della Camera Gianfranco Fini. Ma 50 anni di storia e di vita sono anche un momento in cui forse è opportuno dedicarsi una svolta. E quest’anno il Premio Riccione per il teatro ha infatti cambiato presidente e giuria, composta soprattutto da chi il teatro lo mette in scena – e cioè attori e registi - a cominciare dal neo presidente Umberto Orsini. Ma vale la pena citarli tutti: Valerio Binasco, Andrea De Rosa, Rodolfo di Giammarco, Federica Fracassi, Cesare Lievi, Piero Maccarinelli, Fausto Paravidino, Lorenzo Pavolini, Ottavia Piccolo. Per la cronaca, i testi pervenuti sono stati ben 418 e, tra i finalisti annunciati a Roma proprio in questi giorni, la sera del 2 giugno si conoscerà il vincitore.
Sono stati assegnati, il 2 giugno, nelle sale del Grand Hotel Des Bains di Riccione, i premi della 50ª edizione del Premio Riccione per il Teatro, il più autorevole riconoscimento per la scrittura teatrale contemporanea.
Dai 400 testi iniziali sono stati selezionati 100 copioni, per poi arrivare ai 17 finalisti: testi con “una forte urgenza comunicativa espressa con linguaggi teatrali diversi”.
Quattro i testi vincitori, tre dei quali di nuovi autori alle prime esperienze di scrittura.
Il Premio Riccione per il Teatro 2009 va ad Angela Demattè con “Avevo un bel pallone rosso”, un testo che attraverso il rapporto tra un padre e una figlia, Mara Cagol fondatrice delle BR, riesce ad affrontare uno snodo cruciale della storia italiana.
E’ il 22 luglio e questa notte a Riccione c’è un raduno di stelle: dive e divi ospiti del primo “Premio per un soggetto cinematografico”. C’è anche un giovanissimo documentarista che si chiama Michelangelo Antonioni. Si tratta di una notte di tanti anni fa, esattamente del 1939. Vittorio Mussolini indice un premio, in virtù della sua passione per il cinema, in virtù anche della facilità che ha Riccione nell’attrarre i vip e magari anche per una certa voglia di ricalcare certi fasti americani. Un premio nato in un momento storico molto critico e per questo motivo durato solo tre edizioni. Ricorre il 70° anniversario e un libro, che viene presentato proprio in questi giorni, ne ripercorre i fasti, mai tralasciando il momento clou: danzando sull’abisso porta il lettore dal veglione con le stelle alla guerra, dall’euforia alla disperazione. Un libro ideato da Fabio Bruschi, direttore di Riccione Teatro, curato dal regista e storico del cinema Marco Bertozzi e “vestito” graficamente da Giovanni Tommaso Garattoni. Una grande ricerca di immagini e testi, con gran parte della documentazione inedita. Il libro si compone di 4 capitoli: visus, testimoni e documenti per un totale di 13 autorevoli interventi. Così cita un tratto di prefazione di Fabio Bruschi: “Quel Premio Riccione d’anteguerra, sull’orlo dell’abisso, si pone qui come oggetto d’indagine sufficientemente circoscritto, nel quale indagare, sulla discontinuità di un cambiamento epocale 8dalla dittatura fascista alla democrazia repubblicana) alcuni importanti elementi di continuità”.
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