ARTICOLI CHE PARLANO DI RAVENNA_FESTIVAL
Si parte da lontano per arrivare al PalaCosta di Ravenna, dove il 27 giugno ci aspettano "I demòni" di Peter Stein. Dodici ore di spettacolo, Premio UBU 2009, repliche annunciate nei maggiori festival in giro per il mondo, un percorso di preparazione che, per rigore e ostacoli superati, è già un piccolo mito teatrale. Con un regista che è un'icona europea, e una messa in scena quasi integrale del romanzo di Dostoevskij (1871). "Io guardo all'opera originale", ha raccontato Stein. "Se richiede tempo, glielo concedo." Mentre andiamo, scopro che ognuno dei miei compagni d'avventura ha tessuto una sua rete di letture per catturare quanto più può di quello che andiamo a vedere. Io non ho preparato niente. Ho sul comodino la vecchia edizione BUR dei miei vent'anni, ma niente riletture: ho deciso che voglio solo esserci. Farmi sorprendere. Essere spettatore. In macchina, rimbalzano i titoli degli spettacoli di Stein: e ti ricordi il Principe di Homburg? E tu c'eri alla Pentesilea? Succederà con ogni nome che nel corso della giornata verrà fuori. Spettacoli di cui ho solo letto, che per me sono diventati macchine per pensare, tracce dei Maestri, che si incarnano in un incontro, semplicemente vita vissuta. Io ascolto e bevo ogni parola. Dal finestrino scorrono i girasoli, tutti disciplinatamente girati verso est.
Se vi siete persi il concerto d'apertura del Ravenna Festival, il 7 giugno con Claudio Abbado e l'orchestra Mozart, o la Cinderella di Matthew Bourne è un vero peccato. Ma potete rimediare: la XXII edizione del Festival si protrarrà fino al nove luglio, ed ha ancora tante fiabe da raccontare. Tra musica, teatro e danza: "Fabula in Festival" è il titolo-tema di questa edizione, che s'intreccia con un'altra meta: l'Africa. Così un Singspiel enigmatico come "Il flauto magico" prende il passo danzante del musical nel Mozart's The Magic Flute - Impempe Yomlingo (Teatro Alighieri, dal 30 giugno al 3 luglio), con la regia di Mark Dornford-May, in un Sudafrica insieme moderno e tribale. E dal villaggio di Diol Kadd, in Senegal arriva "Nessuno può coprire l'ombra", re-interpretazione di un classico del Teatro delle Albe, con il Takku Ligey Théâtre di Mandiaye N'Diaye (C.I.S.I.M., dal 14 al 19 giugno). La sezione Scriptor in fabula prosegue i suoi viaggi di parole e musica con "Fantastiche frattaglie: Cibi favolosi per i tempi grami (Rocca Brancaleone, 20 giugno) insieme a Marcello Fois, mentre Paolo Rumiz, giornalista-viaggiatore, va in cerca di Gerusalemme perduta con la musica di Sasha Karlic (Teatro Rasi, 28 giugno). Grandi direttori per la sezione sinfonica del Festival, con Kent Nagano e i Münchner Philharmoniker (Palazzo de André, 19 giugno) e Zubin Mehta con l'Orquesta de la Comunitat Valenciana (Palazzo de André, 29 giugno). Singolare il programma proposto da Esa-Pekka Salonen, (Philharmonia Orchestra, Palazzo Mauro De André, 18 giugno), per la prima volta ospite, che spazia da Mozart a Bartok.
La variegata scena dell'indie-rock e della nuova elettronica, sarà protagonista del Festival 2011 in "Weird Tales" che, con suoi sortilegi e le sue ‘stregonerie sonore' (quattro appuntamenti, tutti alla Rocca Brancaleone, in collaborazione con Bronson Produzioni), riprende fin dal titolo modalità di narrazione sonora già indagate nella leggendaria stagione della psichedelìa e del krautrock per raccontare nuove storie e viaggi che costituiscono altrettante ‘uscite dal mondo', come le definiva Elémire Zolla, ovvero uno dei temi fondamentali dell'universo della fiaba (tema dell'edizione di quest'anno del festival). Protagonista del primo appuntamento (27 giugno) è il mondo fatato e magico dipinto dall'islandese Ólafur Arnalds, un mondo fatto di lievi tocchi di pianoforte su un'algida ma allo stesso tempo avvolgente campitura di eteree basi elettroniche e sonorità d'archi. L'universo sonoro di Ólafur è quello che ha fatto conoscere l'Islanda musicale in tutto il pianeta, dalle suite senza fine di Sigur Ros e Mùm alle ricerche raffinatissime costruite dagli archi e da flebili echi elettronici, che rimandano alla scuola di Johann Johannsson e Peter Broderick, fino al puro classicismo del pianoforte che poi è il vero protagonista della musica di questo visionario compositore post classico.
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