ARTICOLI CHE PARLANO DI PUGILATO

mer 17 giu 2009 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Mi sono voluto mettere sulle tracce di Edo Petrucci, un “peso leggero” di Torriana che, negli anni sessanta, pur non essendo un fuoriclasse, riuscì ad occupare una posizione dignitosa nell’affollato ed agguerrito boxing nazionale. Lo ritrovo dopo tanto tempo e noto che non è cambiato affatto: lo stesso fisico asciutto, quelle braccia magre, smisuratamente lunghe, perennemente gesticolanti, il medesimo entusiasmo ed una grande voglia di ricordare e di raccontarsi.

“Era il 1953, avevo quindici anni, abitavo a Torriana. I miei lavoravano la terra. Anche correre a piedi o le sfide in bicicletta alla domenica, su per la salita di Torriana, erano una vacanza, seppure faticosa ed impegnativa, ma sapevamo, per certo, che l’indomani saremmo tornati alla fatica vera”.

mer 29 lug 2009 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Lo stato in cui, attualmente versa la boxe, è certamente agonico. Il sottoproletariato dell'Italia contadina e pre-industriale, che alimentava le palestre negli anni 50 e 60 è sparito, non c'è più. Oggi, i piccoli borghesi vanno sugli sci, giocano a tennis, praticano il basket, si esercitano nelle arti marziali. Nessuno di questi si sogna di avventurarsi tra le dodici corde alla ricerca di fama e di denaro.

Negli anni cinquanta, allorché Ezio Raggini (classe 1939), iniziò a frequentare la palestra del maestro Vincenzo Pandolfini, a Santarcangelo, secondo una fortunata immagine di Pier Paolo Pasolini, "i fiumi erano azzurri, le rogge trasparenti e le lucciole brillavano ancora, di notte nei campi". Attraverso questi paesaggi, percorrendo i tratturi della transumanza, Ezio, col suo gregge, partecipava di una realtà antica. C'erano, per lui, mattinate fredde e cristalline, notti passate all'addiaccio, campi sterminati, terreni impervi dove le pecore pascolavano. Un mestiere duro ed impietoso, quello del pecoraio, nel quale, necessariamente, occorreva essere tenaci, forti, stoici. In simili condizioni, all'epoca, erano ben poche le prospettive e le possibilità, per un ragazzo sano, esuberante, desideroso di fare sport.

mer 26 ago 2009 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Alberto Miliani era, allorché si avvicinò al mondo del pugilato, un bellissimo ragazzo di buona famiglia. Proveniva dalla ginnastica artistica. Romeo Neri, era stato il suo maestro. Si presentava come un atleta magnifico; non aveva addosso un’oncia di grasso, pareva una vera e propria statua naturale e viva. Come gli eroi dei racconti medioevali, Alberto Miliani, era alto, con le spalle ampie; la sua vita era stretta e tutti i muscoli parevano disegnati con anatomica precisione, tanto che si potevano discernere le giunture.

mer 18 nov 2009 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Tutto cominciò una sera d'inverno del 1969 in una stalla di una casa colonica in località Corpolò. Un giovane ventenne, Primo Del Bianco, assisteva il dottor Michele Baroni che stava visitando un grosso manzo. L'animale, irrequieto, cercava di sottrarsi, in tutti i modi, alla ispezione del veterinario al punto che, il giovane, persa la pazienza, in maniera irrazionale, lasciò partire un formidabile pugno che fece afflosciare il malcapitato bovino sullo strame. Il dottor Baroni, una sorta di benefico Pantagruele, che si divideva tra due grandi, totali passioni: il cibo ed il pugilato, rimase folgorato da quel gesto inconsulto compiuto dal giovane contadino. Pensò, di fronte a tanta potenza, di aver trovato il campione che da tanti anni andava cercando. 
Primo Del Bianco, col suo metro e novanta d'altezza, con quelle spalle larghe, con la vita sottile, con i muscoli disegnati ma non ancora ipertrofici possedeva una struttura che non era una struttura qualsiasi. Fu facile per il veterinario di Torriana, convincere il giovane a prendere la via della palestra. I maestri: Vincenzo Pandolfini ed in seguito Riccardo Para, capirono immediatamente di trovarsi di fronte ad un peso massimo naturale. Occorreva impartirgli i rudimenti basilari del pugilato, sgrezzarlo ed emendarlo di tutte quelle ingenuità che sono proprie di qualsiasi neofita ed il gioco era fatto. 

mer 13 gen 2010 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Figlio di quell’ Edelweiss Rodriguez che resta una vera leggenda della boxe riminese, Edelweiss junior, ha respirato, fin dall’infanzia l’aria pesante della palestra; un’aria impregnata di sudore, di muffa, di linimento canforato. Lo sport, nel suo piccolo, è un problema di vocazione, per lui no. Per lui è stata una inevitabile scelta. Nell’immediato secondo dopoguerra (Edelweiss Rodriguez jr è nato nel 1937) i giovani, usciti dagli stenti, volendo dimenticare gli spaventi, al ritmo del rock and roll, si gettarono con impeto verso le discipline sportive. Rifiorirono le corse ciclistiche, si tornò a giocare il pallone su ignobili spianate e le palestre pugilistiche ripresero a funzionare a pieno ritmo. Il giovane Edelweiss, con poca voglia di studiare si decise a varcare la soglia della palestra del Dopolavoro Ferroviario dove, ad accoglierlo, trovò Guido Fabbri (E Barboun), Dauro Tamburini e soprattutto Aroldo Montanari che era un vero e proprio mito vivente. Era il 1951. C’era stato il ritorno sul ring di Duilio Bianchini che spendeva gli ultimi spiccioli della sua feroce classe. 

mer 24 mar 2010 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Il punching-ball, i guantoni, l'arredo disadorno di una palestra di periferia, l'acre odore di linimento misto a quello di sudore stantio, lo sport come metafora della vita e la vita come metafora della violenza che impregna l'ordinaria quotidianità; tutta la gamma di oggetti, le motivazioni, le simbologie, i luoghi comuni che da sempre, determinano la liturgia di questo sport, poco o nulla hanno a che fare con la vicenda pugilistica di Domenico "Mimmo" Giuliano, il peso welter riminese che, dal 1959 al 1968, deliziò tutti gli appassionati, con la sua classe che era oro a 18 carati. 
Nato a Rimini il 19 dicembre 1943, Mimmo Giuliano, si avvicinò alla boxe con curiosità. Attratto da un'arte tanto nobile quanto spietata, ebbe la fortuna di imbattersi in un maestro di stile quale era Aroldo Montanari. Il giovane si lasciò trasportare, affascinato dalle parole del "maestro Aroldo", il quale, da quel grande intenditore che era, da subito intuì il potenziale atletico e umano che si celava in quel ragazzino spavaldo ma, nello stesso tempo, estremamente attento. Fin dall'inizio per lui, tirare di boxe, significò staccarsi dalla logica comune, dagli standards collaudati. 

Chiamamicittà - via Bonsi, 45 - - 0541 780332 - Fax 0541 784170 - info@chiamamicitta.net
Codice Fiscale-P.IVA 02 410 730 408 - Reg. Imprese Rimini n° 02 410 730 408 Capitale Sociale euro 35.000,00 i.v.
Copyright ©2010  - è