ARTICOLI CHE PARLANO DI PIER_GIORGIO_PASINI
Quasi ogni chiesa, meno in quelle moderne, anche in quelle più piccole di paesi e borghi, ha quadri nelle absidi o negli altari laterali raffiguranti scene sacre, santi adoranti, Madonne con bambino o un Cristo benedicente. Quasi mai si trova un cartello anche piccolo che indichi l’autore a meno che non sia uno dei pochi famosi. Sono migliaia in Italia questi quadri di autori sconosciuti e non meno belli perché senza firma. Nessuno ci fa ormai caso e nessuno si chiede chi mai li avrà dipinti quei quadri. Non tutti però, non l’autore del libro “Anastasio da Coriano” Pier Giorgio Pasini.
Ogni leggenda nasconde qualcosa di vero, e così è anche per quella sul tesoro di Sigismondo Malatesta. In epoche diverse fino alla nostra, semplici cittadini, nobili e perfino i reggenti veneziani - che acquistarono la nostra città nel 1500 da Pandolfo IV “il Pandolfaccio” - cercarono le ricchezze nascoste del signore di Rimini. La ricerca, per quel che ci è dato sapere, non ha mai avuto successo. Diverse cronache del tempo ne hanno fatto cenno, già subito dopo la morte di Sigismondo nel 1468, e diversi sono i castelli indicati come possibili luoghi adatti a nascondere il tesoro. Quello di Montefiore è tutt’ora il più accreditato. Sono state fatte negli anni ricerche anche approfondite in quella costruzione, con particolare insistenza nella torre così detta del Diavolo colpita da un fulmine attirato “sicuramente” dall’oro e dall’argento. Di ricchezze Sigismondo ne aveva accumulate molte nella sua vita come capitano generale delle milizie della Chiesa, di Firenze e di Venezia. La sua fama di abile condottiero era conosciuta in tutt’Italia e i suoi servigi richiesti e ben pagati.
Una chiesa, quella di Santa Rita a Rimini in piazza Gramsci, dall’aspetto esteriore modesto, semplice che però al suo interno custodisce tesori dell’arte. Un luogo assai frequentato dai devoti della santa che là si raccolgono a pregare. Le pareti, l’abside, i quadri erano coperti della grigia patina del tempo. Nel 2005 cominciarono i restauri e questi svelarono ben presto la bellezza degli affreschi, delle tele, degli scranni in legno di noce del coro quattrocentesco e dell’organo del settecento. I risultati che ognuno può costatare con i propri occhi, sono stati documentati in un bel libro “La chiesa riminese dei Santi Bartolomeo e Marino detta di Santa Rita”scritto e curato da Pier Giorgio Pasini, edito da Minerva edizioni con il contributo della Banca Carim e Fondazione Cassa di Risparmio. Pasini oltre a spiegarci l’origine dei dipinti e degli affreschi e l’arte dei loro autori, traccia la storia millenaria della chiesa che forse non molti conoscono a Rimini a cominciare dal nome. In origine la chiesa fu dedicata a San Marino.
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