ARTICOLI CHE PARLANO DI MONTESCUDO
"La bambola dal vestito di seta" (la Stamperia, 2009), romanzo di Gino Valeriani e Giancarlo Frisoni, ci immerge sin dalle prime pagine nell'aspra bellezza del paesaggio collinare di Montescudo, tra le nebbie invernali e l'aleggiare degli spiriti evocati dai racconti popolari, insieme ad Elena, la protagonista, figlia del padrone del Monte dello Scudo. E' il 1901, Elena si sente inconsciamente prigioniera della claustrofobica agiatezza della sua classe, una "bambola col vestito di seta"; riuscirà a evadere attraverso l'amore per Mario, figlio di contadini, compiendo la sua educazione sentimentale e sociale. Intanto anche la Storia - il romanzo si conclude con la II guerra mondiale - s'incaricherà di rovesciare un mondo contadino che sembrava immutabile. Il tema dell'amore contrastato reca in filigrana l'affresco delle opere e giorni di una civiltà scomparsa, quella rurale del territorio di Montescudo, con la sua cultura tessuta di usanze, modi di dire e riti, che leggeva la terra e il cielo come palinsesti.
Imparare la storia e le lingue straniere può essere divertente. Soprattutto se si studiano a teatro. Ne sanno qualcosa i ragazzi della scuola media statale Alighieri-Fermi di Rimini, protagonisti di "22 luglio 1588" spettacolo di ambientazione storica, recitato in inglese e spagnolo, in programma giovedì 3 giugno alle 21 al teatro Rosaspina di Montescudo. L'iniziativa - che rientra nell'ambito di un progetto europeo - è stata sostenuta dalle professoresse Viviana Scandola e Donatella Sarti (che ne curano la regia) e dai professori Andrea Carlini e Stefano Montanari (scenografi) con l'appoggio degli insegnanti che hanno prestato ore per le prove. In scena i ragazzi della 3B nei panni di Elisabetta I e la sua corte, di Filippo II di Spagna e della sua Invincibile Armada. I ragazzi della 3C saranno invece i musicisti di questo spettacolo, incentrato sulla celebre battaglia tra Inghilterra e Spagna. Come finì è storia. E se non ve la ricordate potete ripassarla sui libri. O concedervi una sera a teatro.
Attenzione cari lettori: se volete passare una serata vista mare ma nel fresco della collina la terrazza del ristorante Bellavista di Montescudo fa per voi. Io ci sono stato all'una di un giorno torrido e vi assicuro che nonostante la cappa che inglobava la riviera lì c'era la possibilità di stare bene, immaginatevelo la sera con la brezza e la linea delle luci della costa ai vostri piedi. Poi via con tagliatelle al ragù, tagliolini stridoli ed asparagi, gnocchi pomodoro e basilico (perché Mariano segue la stagionalità come ogni buon ristorante) immancabili come secondo il coniglio ai pinoli ed il pollo fritto, contorni da gustare, dolci buoni e sangiovesi con base a Vecciano. Salute!
Attenzione: questo è un indirizzo sicuro, di grande affidabilità, in una location bella che si presta anche a passeggiate serali, a novembre e solo a novembre aperto venerdì, sabato e domenica.
Stiamo parlando del ristorante Bellavista a Montescudo: d'estate una delle terrazze più belle della Romagna, d'inverno una rivisitazione della cucina locale con qualche sfiziosità ed un prezzo veramente giusto, con la possibilità di riservare anche una sala per i compleanni.
Maria Teresa, con a fianco la fidata Mary, non vi farà mancare nulla di quello che è veramente la Romagna invernale: cappelletti, passatelli, lasagne. E poi crespelle ai funghi e tortelli al tartufo, tutto rigorosamente fatto in casa. Gli antipasti sono più ricercati, dove a fianco dell'erbazzone trovate il cavolo rosso con le mele ed il carpaccio di vitello, mentre fra i secondi non mancano agnello, coniglio e tagliata. Con la stuzzicante presenza del pollo fritto, buonissimo, croccante, poco locale, ma specialità della casa.
"Quest'anno abbiamo aperto ad una novità importante per noi - ci dice il titolare Mariano Pecci - la domenica sera facciamo la piada": già, perché al Bellavista la piada non c'era, ora invece la domenica sera la servono insiemead affettati certificati dell'alto Metauro.
Compie dieci anni la rassegna "Oltremisura" al Teatro Rosaspina di Montescudo, organizzata dall'Associazione L'Attoscuro Teatro, e festeggia con una stagione dedicata ai tanti diversi "casi" del teatro e della vita. In cartellone, un laboratorio, sei spettacoli, tre mostre e un fuori programma, che accompagneranno lo spettatore dal 23 gennaio al 3 aprile 2011. La rassegna apre con il laboratorio "Esercizi di stile" della Compagnia Menoventi (dal 14 al 16 gennaio), un workshop aperto a tutti, per sondare diversi approcci alla scena sulla falsariga delle omonime pagine di Queneau. Domenica 23 gennaio al Teatro Rosaspina dalle ore 19.00 va in scena la Festa di apertura, cui seguirà alle 20.30 InvibilMente della Compagnia Menoventi, spettacolo finalista del Premio Vertigine 2010, per finire con un Dj-Set a cura di Black Dahlia.Info: www.lattoscuro.blogspot.com
O/Z, il lungo viaggio teatrale di Fanny & Alexander intorno al capolavoro di L. Frank Baum - con tanto di Atlante edito da Ubulibri - ha appena avuto la sua consacrazione al MAMbo. Un crossover tra teatro e arte contemporanea, come da DNA del gruppo ravennate. «Traguardo di questo viaggio tra i punti cardinali» ha scritto Franco Quadri, è «il mirabile WEST, prepotente assolo di una grande Francesca Mazza.» E se il personaggio uno e trino di Dorothy è per i Fanny & Alexander un "avatar" dello spettatore, «la mia Dorothy - ci spiega Francesca Mazza - governata da un dispositivo di eterodirezione lo è più che mai. Vado in scena senza copione, e ogni sera gesti e parole cambiano, sempre in diretta. È una strana condizione: nel momento in cui mi siedo al mio tavolino sono in condizione di svuotamento, pronta ad essere attraversata, disponibile ad eseguire gli ordini. Insieme, una gran componente autobiografica ha nutrito la drammaturgia. C'è come uno svuotarsi e riempirsi di qualcosa di mio, che nel modo in cui viene frantumato e proposto al pubblico quasi non mi appartiene più. Penso che rappresenti una condizione paradigmatica dell'essere attore, il mettersi al servizio di una visione...» In scena da sola, come sul ring, due auricolari discordi che intimano cosa dire e come muoversi, Francesca ogni sera arriva a sfiorare l'originario mysterium del teatro, la discesa e possessione del dio. Leo De Berardinis diceva che «la tecnica la devi sempre possedere a un punto tale che la puoi dimenticare.»
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