ARTICOLI CHE PARLANO DI MEETING_RIMINI
“Quella natura che ci spinge a desiderare cose grandi è il cuore” è il titolo della XXXI edizione del Meeting. Parole che riecheggiano quelle dell’imperatore Caligola nel celebre dramma di Albert Camus: «ho provato semplicemente un’improvvisa sete di impossibile… ho bisogno della luna, o della felicità, o dell’immortalità». Aperto da un omaggio a Camus, Caligola e la luna, che accosta un despota legato a Saturno (si dice fosse affetto da saturnismo, un’intossicazione da piombo) al satellite che tiranneggia sul nostro umore, il Meeting prosegue il 26 agosto con un ossequio a quello che Calvino definì il poeta lunare per eccellenza, Giacomo Leopardi. Che ha fatto della luna la sua interlocutrice prediletta e, allo stesso tempo, una silente matrigna indifferente alle sue pene. A dare il titolo al recital, Che fai tu luna in ciel?, uno dei canti più alti della poesia leopardiana, il Canto notturno di un pastore errante dell’Asia. Il poeta, identificatosi in un pastore nomade, vaga nelle steppe asiatiche con il suo gregge, sotto lo sguardo della luna, che lo segue ovunque; e si lascia andare a un canto che suona come una richiesta di aiuto alla Natura. Forse l'astro, nel cielo da sempre, conosce il perché del succedersi del tempo e delle stagioni della vita, del dolore umano, della noia, che stimola l'incessante interrogazione degli esseri sul senso del loro esistere.
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