ARTICOLI CHE PARLANO DI LIA_CELI
Non sono ancora in libreria e già un editore francese ne ha comprato i diritti. Con le ali ai piedi, Kiss and cry, Crystal Circus, Ghiaccio d’estate, sono i quattro romanzi della serie Ice Magic che Lia Celi ha scritto per EL, la più grande casa editrice italiana specializzata in libri per ragazzi. Saranno presentati alla Fiera del libro di Bologna a fine marzo. Abbiamo chiesto a Lia Celi un’anteprima.
Quando incroci i neo-laureati per le strade di Rimini, incoronati d’alloro come consoli di ritorno dalle Gallie o come feretri ambulanti, vieni colto da sentimenti ambivalenti. Non sai se essere contento per loro, o mettergli una mano sulla spalla e dirgli «Coraggio, figliolo, tutto deve finire, prima o poi». Anche gli sfottò di rito acquistano un sapore amaro. Una volta aveva senso umiliare il laureando che, dopo la dura naja accademica, vedeva aprirsi davanti a sé un futuro sicuro da professionista. Lo sberleffo era la tassa che i compagni ancora non affrancati dagli studi facevano pagare al neo-dottore che, col suo papiro sotto braccio, partiva alla conquista del mondo. Ma se ci laureassimo oggi, sarebbe molto difficile non interpretare il coro «dottoore, dottore del buco del *, vaffan*, vaffan*» come un’anticipazione di quello che ci diranno all’agenzia di lavoro interinale quando chiederemo un impiego adeguato al nostro titolo di studio, specie se è una laurea triennale. E ci chiederemmo se vale la pena di spendere l’equivalente di un anno di tasse universitarie (come notava Giampaolo Proni su queste pagine) per festeggiare la nostra entrata in una delle categorie più vittimizzate dalla crisi: i neolaureati.
Qual’è l’attrazione cittadina più fotografata dai turisti? Non l’Arco d’Augusto né il ponte di Tiberio, né tanto meno la Casa del Chirurgo, di cui i riminesi sono così gelosi da non aver predisposto in città nemmeno uno straccio di cartello che ne indichi l’ubicazione ai forestieri, molti dei quali ripartono senza sospettare di aver “bucato” uno dei siti archeologici più straordinari d’Italia.
No, il soggetto più immortalato dagli obiettivi dei turisti sono le mamme riminesi in bicicletta. Mi riferisco a quelle donnine – in genere giovani e minute - che sfrecciano in città con due o più puponi sistemati su seggiolini anteriori e posteriori delle dimensioni di una poltrona Frau, più borse della spesa e borsoni da spiaggia. Al confronto, la madre peruviana che si inerpica sulla Cordigliera andina con il figlioletto legato sulla schiena è una scansafatiche, e il ciclotaxista di Hanoi è un pappamolle.
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