ARTICOLI CHE PARLANO DI LIA_CELI

mer 11 mar 2009 - Notizia di cultura - scritto da Barlaam Lorella

Non sono ancora in libreria e già un editore francese ne ha comprato i diritti. Con le ali ai piedi, Kiss and cry, Crystal Circus, Ghiaccio d’estate, sono i quattro romanzi della serie Ice Magic che Lia Celi ha scritto per EL, la più grande casa editrice italiana specializzata in libri per ragazzi. Saranno presentati alla Fiera del libro di Bologna a fine marzo. Abbiamo chiesto a Lia Celi un’anteprima.

mer 25 mar 2009 - Notizia di satira - scritto da Celi Lia

Quando incroci i neo-laureati per le strade di Rimini, incoronati d’alloro come consoli di ritorno dalle Gallie o come feretri ambulanti, vieni colto da sentimenti ambivalenti. Non sai se essere contento per loro, o mettergli una mano sulla spalla e dirgli «Coraggio, figliolo, tutto deve finire, prima o poi». Anche gli sfottò di rito acquistano un sapore amaro. Una volta aveva senso umiliare il laureando che, dopo la dura naja accademica, vedeva aprirsi davanti a sé un futuro sicuro da professionista. Lo sberleffo era la tassa che i compagni ancora non affrancati dagli studi facevano pagare al neo-dottore che, col suo papiro sotto braccio, partiva alla conquista del mondo. Ma se ci laureassimo oggi, sarebbe molto difficile non interpretare il coro «dottoore, dottore del buco del *, vaffan*, vaffan*» come un’anticipazione di quello che ci diranno all’agenzia di lavoro interinale quando chiederemo un impiego adeguato al nostro titolo di studio, specie se è una laurea triennale. E ci chiederemmo se vale la pena di spendere l’equivalente di un anno di tasse universitarie (come notava Giampaolo Proni su queste pagine) per festeggiare la nostra entrata in una delle categorie più vittimizzate dalla crisi: i neolaureati.

mer 17 giu 2009 - Notizia di satira - scritto da Celi Lia

Qual’è l’attrazione cittadina più fotografata dai turisti? Non l’Arco d’Augusto né il ponte di Tiberio, né tanto meno la Casa del Chirurgo, di cui i riminesi sono così gelosi da non aver predisposto in città nemmeno uno straccio di cartello che ne indichi l’ubicazione ai forestieri, molti dei quali ripartono senza sospettare di aver “bucato” uno dei siti archeologici più straordinari d’Italia.

No, il soggetto più immortalato dagli obiettivi dei turisti sono le mamme riminesi in bicicletta. Mi riferisco a quelle donnine – in genere giovani e minute - che sfrecciano in città con due o più puponi sistemati su seggiolini anteriori e posteriori delle dimensioni di una poltrona Frau, più borse della spesa e borsoni da spiaggia. Al confronto, la madre peruviana che si inerpica sulla Cordigliera andina con il figlioletto legato sulla schiena è una scansafatiche, e il ciclotaxista di Hanoi è un pappamolle.

mer 06 ott 2010 - Notizia di cultura - scritto da Barlaam Lorella

"Piccole Donne" di Louisa May Alcott è correo due volte di "Piccole donne rompono", l'ultimo libro di Lia Celi, appena uscito da Feltrinelli. Per aver dato l'assist del titolo e perché una famiglia "plurale" era una delle aspirazioni della scrittrice da cucciola. I quattro figli di Lia Celi oggi incarnano un desiderio e un'incessante commedia umana da cui nasce il "Diario di una mamma imperfetta", rubrica tra le più lette e amate di "Insieme". Da cui questo libro. «Non è stata un'idea mia», si schermisce la Celi, «ma una proposta dell'editore. Mi fanno un po' specie i giornalisti che fanno libri "riciclando" quello che hanno scritto...»

mer 09 mar 2011 - Notizia di satira - scritto da Celi Lia

Qualche settimana fa un cartello all'ingresso della chiesa dei Paolotti avvertiva i fedeli che la funzione delle 7.30 sarebbe stata sospesa. Nello stesso periodo il Conad di via Serpieri annunciava alla spettabile clientela che l'orario d'apertura veniva anticipato alle 7.30. Ce ne sarebbe abbastanza per un fervorino moralistico-gozzaniano sul trionfo del materialismo e del consumismo sullo spirito religioso. 
Addio, tenere vecchiette nerovestite acquattate sulle panche a biascicare salmi responsoriali, nella mistica penombra senza tempo, tra sentori di incenso e di gladioli avvizziti, mentre fuori ferve il profano e insonnolito trantran delle sette e mezza! O empi, che disertate le navate per affollare le corsie dei supermercati! Invece di presentarvi di buon mattino alla casa di Dio per rifornirvi di pane degli angeli (in senso dantesco, non di lievito per dolci), voi uomini moderni (e segnatamente donne) preferite correre al Conad per accaparrarvi l'alberghiero di Fellini o il toscano di Cocciolo, prima di andare a inseguire vane chimere di carriera o ricchezza. Ussignùr, che tempi, dove andremo a finire, abbiamo perso i valori, ecc. 

mer 09 nov 2011 - Notizia di satira - scritto da Celi Lia

«Dài, mamma, parliamo anche noi in una lingua che non si capisce!» E mia figlia comincia a pronunciare a macchinetta sfilze di sillabe irte di consonanti, aspettandosi una risposta sullo stesso tono. Un po' mi vergogno - siamo per strada - ma ci provo. In fondo la capisco. 
Da quando siamo uscite di casa abbiamo incrociato quasi esclusivamente persone che non parlavano italiano. Al telefonino, in coppia o in comitiva, si esprimevano in idiomi sconosciuti. Dopo il primo senso di straniamento subentra l'invidia. Gli stranieri che abitano qui conoscono una lingua che noi non comprendiamo e avremmo difficoltà perfino a pronunciare. Però conoscono anche l'italiano (molti passano indifferentemente dalla loro lingua alla nostra) e possono capire quel che diciamo noi. Anche una bambina si rende conto istintivamente che questo rappresenta un vantaggio, e, almeno per gioco, vorrebbe procurarselo anche lei. 
Secondo Don Milani «l'operaio conosce trecento parole, il padrone mille, per questo è lui il padrone». Principio valido quarant'anni fa. Oggi l'operaio che conosce trecento parole nella sua lingua madre e in un paio di altre, è più attrezzato del padrone che ne conosce mille, ma in una lingua sola, e prima o poi finirà per fargli le scarpe. 
E' un po' la situazione in cui ci troviamo noi indigeni rispetto agli immigrati: loro sanno cose che noi non sappiamo. E le cose che noi sappiamo più di loro forse non servono molto nemmeno a noi.

mer 16 mag 2012 - Notizia di cultura - scritto da Barlaam Lorella

«Spero di essere riuscito a dimostrare» scrive Calvino nelle Lezioni americane, «che esiste una leggerezza della pensosità.» Un'altra prova? Il "Corso di sopravvivenza per consumisti in crisi" di Lia Celi, appena uscito da Laterza. «Nelle librerie non sanno bene dove collocarlo» si schermisce lei, «è stato avvistato nella Narrativa, tra i manuali di Self help...» ma meriterebbe un inedito scaffale, quello dei "libri che risollevano lo spirito". Specie oggi. Così Lia Celi racconta la genesi di questa Umana Commedia del "consumo, dunque sono": «mi aveva fatto saltare i nervi l'articolo di Serra sull'inaugurazione del negozio Trony a Roma, con un ingorgo tale da bloccare il traffico, e il cicaleccio che ne è seguito on line... quell'infastidito "tutta questa gentucola che si compra l'iPhone" che ritirava fuori l'immagine oleografica di un mondo preconsumista, cui dobbiamo stare attente. La "decrescita felice" per le donne rischia di diventare un boomerang, ci sono cose che davvero hanno cambiato la nostra vita domestica. Come la lavatrice. O il centro commerciale, dove si trova tutto senza dover girare per cento posti. E a guardar bene le cose contro sono scritte da uomini... che odiano le donne che fanno la spesa. Eppure forse gli antichi greci erano così sapienti perché la spesa andavano a farla loro, e al mercato chiacchierando si sviluppava la capacità speculativa, si faceva filosofia e politica comprando il pesce... Sono sicura che Socrate ai banchi nell'agorà non ci mandava Santippe: ci andava lui.»

mer 19 dic 2012 - Notizia di satira - scritto da Celi Lia

Il meteo annuncia tormente e blizzard sulla nostra Riviera? Il riminese non perde più la calma e si limita a localizzare mentalmente dove ha messo i doposcì e a domandarsi se il sindaco ha fatto scorta di sale. Il nevone dell'anno scorso è stato una specie di battesimo bianco che ci ha reso tutti un po' più montanari; dieci centimetri non spaventano più nessuno e ci si impensierisce solo dagli 80 in su. Anzi, tutti sperano che la neve torni entro dicembre, magari proprio nella notte di Natale, perché il Natale sotto la neve è il più bello che ci sia, ma se lo possono permettere solo quelli che per le feste vanno in montagna - e non tutti gli anni, perché nemmeno lì nevica sempre e dappertutto. In quel caso, per salvare la stagione turistica, entra in azione il cannone sparaneve, che inneva artificialmente e strategicamente le piste, ma solo quelle, con uno straniante effetto bi-stagionale, candido inverno sui pendii e autunno brullo e grigiastro tutto intorno. 

Non sarebbe male avrebbe uno anche in città - un cannone spazzaneve, intendo. La neve piace a tutti, ai piccini certamente, ma alla fin fine anche i grandi amano la bianca visitatrice che inzucchera i tetti e i prati. 
Il problema è che a) viene quando pare a lei, non bastano lo zero termico, la perturbazione, il terreno asciutto eccetera, la nevicata perfetta dipende da una delicata proporzione fra elementi meteorologici e chimico-fisici e b) quando viene cade dappertutto, anche dove sarebbe meglio non si facesse vedere, come sulle strade o sulle automobili parcheggiate causando difficoltà di ogni tipo.

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