ARTICOLI CHE PARLANO DI GIUSEPPE_ROSATO
Rimini, Abruzzo. Quasi un’appartenenza onoraria, un doppio filo tra storia e memoria, che lega luoghi e persone nel nome della cultura. Con una distanza ancora più piccola degli ormai classici “sei gradi di separazione”. E’ appena uscito dall’editore riminese Raffaelli l’ultimo libro di poesie di Giuseppe Rosato, nato nel 1932 a Lanciano, uomo di lettere e critico d’arte tanto rilevante quanto schivo e appartato. Il titolo è Lu scure che s’attonne, “Il buio che si arrotonda”, come un cielo gravido di quella neve che tanta metaforica importanza ha per Rosato. Versi dedicati alla moglie scomparsa, Tonia Giansante, che nel cantabile dialetto abruzzese danno “respiro al cuore”, mentre l’intelligenza dell’autore, inesorabile, ne taglia le illusioni, come scrive nella bella prefazione Franco Loi. E’ stato il poeta stesso - racconta Raffaelli, creatore di curatissime e raffinate plaquettes - a proporgli di pubblicare i suoi versi, di una “musicalità rara”. Ma c‘è stato un altro abruzzese, altrettanto schivo e appartato, tra i protagonisti della cultura riminese: Ennio Flaiano, lo scrittore e sceneggiatore che ha collaborato con Federico Fellini a capolavori come “La dolce vita”, e di cui ricorre quest’anno il centenario della nascita, assai festeggiato a Pescara.
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