ARTICOLI CHE PARLANO DI GIANCARLO_ANSALONI

mer 23 mar 2011 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Anni orsono, allorché la squadra calcistica della nostra città pedatava nei plebei stadi della serie C2, non riuscendo (per quanti anni?) a compiere il tanto agognato salto di categoria ed allenatori di oscura fama e di ancor più scarsa cultura calcistica si alternavano campionato dopo campionato, mi chiedevo: perché mai, i nostri dirigenti (erano allora i falegnami della Cocif), così avidi di successi e di "amore" appo il pubblico riminese, non si rivolgessero ad un trainer locale, il riccionese d'adozione Giancarlo Ansaloni, che così bene aveva fatto nel corso della sua dura, oscura, faticosa carriera? Ma tant'è. Sulla panchina dei biancorossi si sedettero ginnasiarchi, ducetti, tabagisti, insegnanti di computisteria con l'hobby del pallone, prima e dopo dell'avvento di von Clausewitz Acori, l'omarino che, provvisto di un organico eccezionale, riuscì (finalmente) a compiere l'impresa. 
Giancarlo Ansaloni, classe 1937, modenese, come giocatore ebbe trascorsi modesti ancorché di breve durata poiché un infortunio, rimediato quando giocava da mediano nel Bolzano, gli impose un definitivo stop. Iniziò, pertanto, ad "insegnare" calcio, partendo dai settori giovanili, quindi imboccò la classica trafila: Misano in promozione, Riccione dalla promozione alla serie C, Carpi (dalla IV serie in C), Cattolica (cinque campionati), Forlì, Fano, Ancona, fino a quando, conseguito il patentino di allenatore professionista di 1° Categoria (era dura per un carneade superare il supercorso di Coverciano!), andò a cercare fortuna al sud, a Torre del Greco in IV serie. Nel sud, a quei tempi (ultimi anni 70), bivaccavano immancabilmente gli scarti delle compagini del nord. Giocatori che erano, per lo più, ruderi sociali i vizi dei quali erano di gran lunga superiori alle virtù. Tutti costoro naufragavano nel nulla tra nottate trascorse ai tavoli di poker e blandi allenamenti pomeridiani. 

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