ARTICOLI CHE PARLANO DI DILETTA_NICOLETTI
Aveva sedici anni, Diletta Nicoletti e frequentava la terza A dell'Istituto Tecnico per Geometri " O. Belluzzi" di Rimini. Io, ero il suo insegnante di italiano e storia. Come molti suoi compagni, anche Diletta, si appassionava allorché parlavo del rugby: questo sport spettacolare animato da un genuino istinto di combattimento ma regolato da norme rigorose. Spiegavo che nel rugby, prima ancora dello scontro tra i giocatori, era la lotta per la conquista della palla il vero motivo propulsore del gioco, ed erano necessarie eccezionali doti fisiche e morali: forza, velocità, agilità, coordinamento, ma soprattutto generosità, coraggio, spirito di sacrificio. Diletta, che già praticava, con ottimi risultati l'atletica leggera, tanto s'innamorò del gioco che mi chiese di provare. La condussi al campo di Rivabella e lì in mezzo a tanti "ragazzoni" che si scozzonavano nel fango, venne accolta con entusiasmo. I tecnici, Leo, Artioli, Becattini, Rocco, capirono al volo che quella ragazza ingenua e solare possedeva le doti per diventare un vero "crack" nel mondo della palla ovale. Poiché a Rimini non esisteva (né esiste) una squadra femminile, Diletta Nicoletti emigrò a Pesaro, diventando, a soli sedici anni, un punto fermo del quindici della "Mustang Rugby Pesaro", che disputava (e disputa il Campionato di Serie A). I successi si susseguirono ai successi, tanto che i selezionatori della Nazionale Italiana, Andrea Di Giandomenico e Luca Bot, la convocarono e la giovane riminese, nel 2008, vestì la maglia azzurra dell'under 18. Ora, a quasi vent'anni (Diletta li compirà il 12 ottobre prossimo), la ragazza che sfidava i compagni di scuola a braccio di ferro battendoli senza pietà, è un'atleta affermata di grandissimo valore tanto da debuttare come "seconda linea" nella Nazionale maggiore il 10 maggio dello scorso anno.
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