ARTICOLI CHE PARLANO DI DARIO_VERGASSOLA
Intervistare Dario Vergassola, sarcastico inquisitore di "Zelig" e "Parla con me", fa un certo effetto. E invece ti trovi a parlare con una persona disponibile e autoironica, e le maschere del "personaggio" comico che accoglie nella sua ombra il comedian, lo schlemiel e il fool si sparigliano nel raccontare le persone importanti, che non sono - necessariamente - quelle dentro lo schermo televisivo. Il 29 gennaio al Teatro del Mare di Riccione Vergassola porta "Sparla con me", hellzapoppin della sua comicità varia, e in attesa di andarlo a sentire ecco cosa ci ha detto.
Dario, mi racconta Vergassola in cento parole?
«Faccio parte di quei cazzari che sin dalle elementari cercano di rendersi simpatici con le battute, e che poi crescendo trovano al bar il regno meraviglioso della psicanalisi. Vengo da una famiglia povera che mi ha cresciuto con serenità, a parte gli attacchi di panico e di ansia ipocondriaca - noi comici non ci facciamo mancar niente - ho fatto l'operaio per 20 anni e poi, siccome cazzeggiavo anche con la chitarra, mia madre ha avuto un'illuminazione e mi ha detto: "In televisione è pieno di scemi, perché non provi anche tu?". E sono finito in un baretto che era lo Zelig. Arrivavo a Milano in 127 con gli anabbaglianti, armato di ansiolitico, e poi c'è stato Sanscemo nel '92, il Maurizio Costanzo Show... e adesso sono un miracolo che cammina.»
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