ARTICOLI CHE PARLANO DI CROAZIA
Zara è senza dubbio la città “dell’altra sponda” che ha più stretti legami con Rimini. I due centri si trovano praticamente sulla stessa latitudine e gli scambi reciproci sono stati intensi fin dal passato più remoto, soprattutto dal periodo romano in poi. Basti dire che ancora in tempi recentissimi la rotta più battuta dai trabaccoli riminesi era proprio verso Zara, dove si esportavano vino, grano e laterizi, per riportarne legname, miele e il celeberrimo maraschino, il tipico liquore zaratino.
Zara (in latino Iadera, in croato Zadar, in ungherese Zàra) fu la capitale storica della Dalmazia dopo la rovina di Salona. Era stata fondata intorno al IX secolo avanti Cristo dalla tribù illirica dei Liburni; successivamente fu romana, veneziana, ungherese, ancora veneziana, francese, austriaca, italiana, jugoslava. Del periodo romano conserva l'assetto urbanistico e numerosi reperti (strade perpendicolari, foro, terme con acque del vicino lago Vrana). Con la divisione dell'Impero divenne capitale della Dalmazia Bizantina, ma fin dal 1000 Venezia cercò di impossessarsene usando ogni mezzo, trovando ostacolo soprattutto nei re ungheresi. Resta celebre l’episodio del 1202, quando la Serenissima riuscì a dirottare la Quarta Crociata scatenandone gli eserciti contro i pur cristianissimi ungheresi che controllavano Zara.
L’isola di Arbe (Rab in croato) si trova a 180 km da Trieste, appena a sud di Fiume (Rijeka). Popolata dai Liburni di stirpe illirica, fu municipio romano da Augusto in poi. Invasa dai Goti, fu bizantina, croata, ungherese, del regno di Napoli e per quasi 400 anni di Venezia. Unita al regno d’Italia napoleonico, finì nel 1815 agli Asburgo e dal 1921 alla Jugoslavia, tranne la breve parentesi dannunziana terminata la quale la popolazione italiana, tutta concentrata in città, abbandonò in massa l’isola. Dal 1942 Arbe-Rab visse il suo periodo più nero: gli italiani vi installarono un lager dove morirono almeno 1400 civili deportati da Slovenia e Croazia. Il campo continuò a funzionare anche sotto il successivo regime comunista di Tito, che vi rinchiuse gli oppositori che dovevano essere “rieducati”.
“Sono sempre più numerosi gli stranieri, soprattutto famiglie di americani e olandesi, che vengono a conoscenza del sevizio di collegamento attraverso l’Adriatico e lo utilizzano come via preferenziale rispetto i mezzi su gomma – annuncia l’assessore provinciale alla Mobilità e Trasporti, Vincenzo Mirra - molto di più di quanto facciano gli italiani. Una tendenza sicuramente positiva, che rappresenta un fattore importante di crescita. Ma al contempo dimostra quanto i cittadini nel panorama internazionale si muovono ancora prima delle istituzioni. A Rimini dobbiamo ridare dignità a questo trasporto favorendo la realizzazione nel porto di un’area destinata al trasporto marittimo, attualmente nel molo di levante, rendendola idonea e degna del ruolo che dovrà svolgere ed avvicinandola al piazzale Boscovich”.
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