ARTICOLI CHE PARLANO DI CRISI
Proviamo a pronunciare 1.670,6 miliardi di euro. Non bastasse, proviamo a tradurre in vecchie lire, per arrivare a 3 milioni 234.732 e rotti miliardi. A tanto è giunto, secondo il dato della Banca d'Italia, il debito pubblico italiano. Più o meno, il baratro di cinque anni fa. Eppure, sempre secondo la stessa fonte, le entrate tributarie sono aumentate in un anno del 2,8 per cento, toccando 344 miliardi di euro. L'unica notizia onfortante per i conti dello Stato è che il rendimento dei bot ha toccato minimi storici, scendendo all'1,84 per cento.
La crisi economica che ha colpito il nostro paese è doppiamente pagata dai lavoratori immigrati: la loro permanenza qua dipende dell'esistenza di un posto di lavoro fisso. A breve termine, nella situazione della perdita del posto di lavoro o della riduzione dell'orario di lavoro i lavoratori stranieri potranno godere dei cosiddetti “ammortizzatori sociali” che metterà sotto il segno delle precarietà il loro permesso di soggiorno.
Ecco una breve “guida” alle misure di cui potranno beneficiare anche i lavoratori stranieri in caso di perdita del posto di lavoro.
Un detto francese recita “partire è un po’ morire” e mi chiedo allora quante volte debba morire, in senso figurato, uno straniero che lascia dietro le spalle il paese dove è nato con la speranza di trovare una strada migliore altrove nell’ignoto?
Lui, un operaio che lascia in patria moglie e bambini perché i soldi non bastano, lei una badante che deve allevare da sola 5 bambini, lui un bracciante che si ricorda molto bene la guerra dalla quale è scappato, lei è infermiera in un grande ospedale, lui fa il muratore e adesso spera di poter tirare su le mura della propria casa, lei cuce scarpe in un’azienda, lui sta per laurearsi, lei fa la segretaria. Sono stranieri, venuti in Italia con la speranza di un futuro migliore di quello che si prospettava nei loro paesi di origine, perché l’Italia è un paese civile, accogliente, dove c’è bisogno di lavoratori soprattutto in ambiti dove gli italiani non si vogliono più impegnare.
Dal punto di vista monetario, la crisi è un 'credit crunch', cioè, per dirla alla riminese, 'scriccata del credito': girano meno soldi. Ci sono meno soldi perché una massa enorme di valore, costituita da titoli di credito, è scomparsa. Di fatto si è trattato di tanti debiti che non sono stati pagati. Un debito viene scritto in bilancio come una somma che devi avere, quindi è un 'più'. Inoltre, ci sono gli interessi, che il debitore paga nei modi previsti dal contratto di prestito, che sono profitti. Ma quando il debitore non paga, si arriva alla fine all'inevitabile: la cancellazione della somma. Quei soldi il creditore non li avrà mai più. Il debitore può averli usati in tanti modi: comprando beni, prestandoli a sua volta, facendoseli rubare, ecc ecc. Quei soldi da qualche parte sono andati a finire, quindi non sono scomparsi. Ma sono scomparsi gli interessi. Se il debitore doveva il 5% di 100, quel 5% esisteva solo sulla carta. E se il titolo di credito veniva a sua volta venduto (come di fatto avveniva) e quotato in borsa, e se questo lo moltiplichiamo per un fattore molto alto, otteniamo una cifra enorme, che però non esisteva in moneta, ed è sparita. Il valore non è moneta se non nello scambio. Ma il valore virtuale di qualsiasi cosa muove la moneta.
Il 27 luglio la Camera ha un ordine del giorno legato al Decreto anticrisi presentato dall’On. Elisa Marchioni (Pd) sul decreto anticrisi. Secondo la FIPE, gli operatori turistici registrano la diminuzione di 4 miliardi del fatturato e di 40 mila posti di lavoro Va ancora peggio per i pubblici esercizi, con 3,7 miliardi di fatturato in meno, 20 mila chiusure e la perdita di 100 mila occupati. “Gli operatori sono stati lasciati completamente soli davanti alla crisi –ha detto la deputata riminese - e nonostante il solito spot con la creazione del Ministero il Governo non ha idee (il rilancio dell’Enit registra un ‘non pervenuto’) e non mette neppure un euro a disposizione del settore turistico.”
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