ARTICOLI CHE PARLANO DI CHIESA_DEL_SUFFRAGIO
Ricapitolando: il Tempio Malatestiano si chiama San Francesco; Sant’Agostino è San Giovanni Evangelista; Santa Rita è intitolata ai Santi Marino e Bartolomeo. In una città dove ogni chiesa viene chiamata con un altro nome, poteva fare eccezione il “Suffragio”? Infatti il suo nome esatto è San Francesco Saverio. Un edificio comunque di grandissima importanza sia per la struttura architettonica che per le opere d’arte che conserva. Contrariamente alla facciata assai sobria in mattoni a vista – probabilmente destinata ad un rivestimento in pietra mai realizzato – l’interno è assai luminoso, grazie alle grandi finestre poste nella parte alta della navata unica, e soprattutto ricco di decorazioni.
Quello che più colpisce è l’equilibrio fra i vari elementi architettonici, tra cui le doppie lesene che, poggiando su un podio, sorreggono la trabeazione e idealmente si prolungano con fasce sulla volta, il tutto arricchito da stucchi particolarmente eleganti e raffinati. L’architetto che se ne occupò è Domenico Trifogli (1675-1759), ticinese, che avrebbe operato semplificando i disegni del romano Ludovico Rusconi Sassi. E a Roma riporta tutta l’idea progettuale; in particolare alla chiesa del Gesù, la “chiesa madre” dei Gesuiti, cui si deve la costruzione del “Suffragio”. I lavori iniziarono nel 1718 e terminarono intorno al 1740, anche se la chiesa era già consacrata nel 1721. Negli anni successivi furono realizzati gli stucchi di gusto bibienesco, gli altari, le opere lignarie come le cantorie, il pulpito, i confessionali, le gelosie dei coretti e le lumiere.
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