ARTICOLI CHE PARLANO DI CELLETTA_ZAMPESCHI
Al Musas, il Museo Storico e Archeologico di Santarcangelo, si può osservare un dipinto su tavola del ravennate Luca Longhi. Si tratta di una Madonna con bambino e i santi Giorgio e Francesco (1531). A destra di chi guarda, è raffigurato nella sua armatura un piccolo orante inginocchiato: è Antonello Zampeschi cui si deve l'erezione di una preziosa cappella all'inizio del ‘500. La celletta Zampeschi fu costruita su uno dei percorsi matrice dell'antico borgo di Santarcangelo sul colle Giove.
La Chiesa aveva infeudato Santarcangelo (1530-34) agli Zampeschi, signori di Forlimpopoli. Giunsero con il cognome Armuzzi cambiato poi volgarmente in Zampeschi per un difetto a una gamba. La cella rimase aperta al culto sino alla vigilia della guerra (1940).
Negli anni '70 la cappella era ridotta ad un cumulo di macerie, poiché i bombardamenti avevano distrutto il tetto e l'incuria e gli agenti atmosferici avevano fatto il resto. Oggi è sotto gli occhi di tutti come esempio di recupero architettonico e di nuova destinazione d'uso. E' infatti sede della stessa Società Operaia di Mutuo Soccorso che l'ha salvata dalla rovina, ma anche contenitore per manifestazioni (conferenze, concerti, mostre) mentre ospita la biblioteca e gli archivi della stessa Società.
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