ARTICOLI CHE PARLANO DI CALLIOPE_BIANCHI

mer 28 lug 2010 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Lo avevano chiamato Calliope, seguendo una tradizione plurisecolare, ben consolidata in Romagna, secondo la quale era usanza attribuire ai figli nomi ispirati all'anticlericalismo, alla lirica, alla politica, alla letteratura. In tal modo, scontando le velleità culturali di un genitore privo di buon senso, crebbe in compagnia di quel nome femminile (era nato nel 1914), nel proletario Borgo Marina, ingaglioffandosi con ragazzacci sudici e sciamannati che giocavano alla lippa, a bottoni e che urlanti prendevano a calci l'immancabile palla di pezza. 
Nel frattempo, mortogli il padre, la madre si era nuovamente maritata con un medico di Riccione: il dottor Graziosi. Costui curò l'educazione del figliastro e ne fu ben ripagato. Intanto, Calliope Bianchi, si era fatto un nome come una delle maggiori promesse del foot-ball riminese. Così quando il 4 novembre1931, ebbe luogo l'inaugurazione del campo del Dopolavoro Ferroviario in via Roma e ci fu un incontro di calcio tra le squadre cittadine del Dopolavoro e della Libertas, a vestire la maglia rosso-nera dei Ferrovieri con il numero 10 stampigliato sulla schiena c'era il diciassettenne Calliope. Il Dopolavoro disputava il Campionato Romagnolo di Terza Divisione insieme alla Renato Serra di Cesena, il Club Atletico di Faenza, il Ravenna Football Club, ed il Club Baracca di Lugo. 

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