ARTICOLI CHE PARLANO DI BOX

mer 21 ott 2009 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Di pugili che, una volta dismessi i guantoni, si dedicarono alla pittura, ce ne sono stati. Mickey Walker, detto "Toy Bulldog", il quale tenne la cintura mondiale delle 160 libbre, dal 1926 al 1931, divenne pittore e giornalista. I suoi quadri ebbero successo. Pittori furono, o cercarono di esserlo, Tiberio Mitri e Giancarlo Gabelli e, sebbene il loro talento artistico fosse di gran lunga inferiore a quello pugilistico, riuscirono ad organizzare mostre e ad attirare l'attenzione dei critici. 
Italo Paolizzi, pittore riminese nato, nel 1929, fu in gioventù, discreto pugile dilettante; uno dei tanti prodotti scaturiti da quella incomparabile fucina che fu la società pugilistica Libertas. Nel 1946 trovò ospitalità nella casa di "Cecchino" Santarelli, l'incomparabile maestro di tutti i pugili riminesi di prima della guerra. Fu facile, per il vecchio insegnante, far nascere, nell'ancora acerbo atleta, la passione per la noble art. 
La Romagna intera, in quel tempo pullulava di giovani che praticavano la boxe e riunioni si organizzavano in ogni piazza. Italo Paolizzi, disputò oltre quaranta incontri ed ancor oggi, Mario Magnani (una leggenda dello sport cittadino) lo ricorda come "un pugilino elegante e fantasioso, il quale tuttavia, non possedeva un rendimento costante; capace com'era, di far seguire a prove eccelse, prestazioni scialbe ed incolori".

mer 20 ott 2010 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Riminese lo è d'adozione Santiago Alvarez, un ex boxeur che negli anni ‘70 ed ‘80 figurava tra i primi dieci pesi piuma in tutte le classifiche mondiali. Arrivò nella nostra città nel 1982, allorché faceva parte della fortissima "colonia" di Alfredo Branchini. Rimini, da allora, diventò l'approdo ideale, una sorta di porto sicuro, nel quale la natura zingaresca del nostro uomo poté trovare una pace relativa. 
Aveva due anni Santiago, quando il padre Juan Enrique, nel 1952, si trasferì da Santiago del Cile a Guatamozin, un piccolo paese della sterminata provincia di Cordoba, in Argentina. La mala suerte, che è l'eterna compagna di tutti i poveri, si accanì con il vecchio Juan, facendogli, anno dopo anno, conoscere l'aspetto più avvilente della sconfitta. Il piccolo Santiago, dovette, prima di tutto fare a pugni con la vita. Varcare la soglia di una palestra, infilarsi i guantoni per salire su di un ring e battersi da hombre, non fu una scelta ma un destino. A diciotto anni Alvarez andò a Buenos Aires. Qualche altro combattimento da dilettante e poi il passaggio al professionismo. Il debutto a torso nudo avvenne nel Luna Park: "Avevo vent'anni e quella vasta arena fatta costruire da Pepe Lectoure nel 1932 mi parve il posto più bello del mondo. Lì c'erano Oscar "Ringo" Bonavena, Victor Galindez, Hugo Pastor Corro e Carlos Monzon. Allora ero soltanto un piccolo boxeur che cercava di farsi largo in un ambiente duro e spietato, ma ero giovane e le speranze erano tante". 
Le vittorie si sommarono alle vittorie. Santiago sconfisse Juan Domingo Malvarez (che aveva tirato per ben due volte per il titolo mondiale); si impose ai punti a Carlo Martinetti, distrusse la speranza argentina Joaquin Herrera. In Sud America, il nostro uomo sostenne 87 match, poi nel 1981 si trasferì in Europa. Il 21 novembre dello stesso anno incontrò, sul ring di Wembley a Londra, Bozza Edwards e fece incontro pari. Nel lasso di tempo che va dal 1982 al 1984 incontrò tutti i migliori pari peso che erano sulla piazza. 

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