ARTICOLI CHE PARLANO DI BORGO_SAN_GIULIANO

mer 14 gen 2009 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Costantini Claudio

Messe nelle casse le luminarie natalizie, San Giuliano torna alla "normalità", con i problemi di sempre, ma anche con una più diffusa coscienza delle potenzialità dell'intero quartiere. Per la sua collocazione, a pochi passi dal Centro, il Borgo è diventato un luogo assai ambito oltre che per risiedervi anche per gestire o avviare una attività commerciale. Qui non vi sono negozi chiusi come in altre parti della città con la scritta affittasi.

mer 14 gen 2009 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Costantini Claudio

L'invaso del Ponte, e i lavori che là si stanno eseguendo, forse attualmente è il luogo più fotografato e osservato di Rimini, come se da un momento all'altro dovessero affiorare non si sa quali vestigia. E gli spettatori non hanno tutti i torti. La zona archeologicamente è molto sensibile. Quando via Bastioni vedrà abbassata la sua sede stradale, per diminuire le spinte sulle mura, affioreranno le antiche pavimentazioni fatte con ciottoli di fiume, due fosse granarie e il condotto sotterraneo medioevale per accedere alle banchine del porto. All'inizio del ponte gli scavi potranno mettere in luce l'antica porta della città sulla Via Emilia, la Porta Gallica o di San Pietro, che esisteva almeno dal 1071 come annotava Luigi Tonini in "Rimini dopo il mille".

mer 14 gen 2009 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Costantini Claudio

Fra le diverse iniziative del Borgo a Natale, quella della "La chesa adubeda", il concorso per la casa con i migliori addobbi natalizi, è stata quella che ha più coinvolto gli abitanti e le varie realtà imprenditoriali presenti nel quartiere. Per scegliere "la migliore" un corteo di borghigiani al cui interno si mimetizzava la giuria, accompagnato dalle cantiche dei "Cantori della Tradizione", ha percorso le vie del Borgo. Durante il tragitto privati cittadini ed esercizi pubblici offrivano bevande e vin brulè. Il corteo passava casa per casa, specialmente dove vi erano persone anziane e sole, a fare gli auguri di buon Natale. I commercianti poi, ognuno secondo le sue peculiarità, hanno riempito cesti per i premi. La premiazione si è svolta il sabato successivo con una festa organizzata dalla parrocchia, dalle Acli e dalla Società de Borg al cinema Tiberio.

mer 14 gen 2009 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Vici Luca

La stragrande maggioranza delle chiese presenti nella nostra città, soprattutto quelle fuori dal centro storico, sono state realizzate nell'immediato dopoguerra, contemporaneamente ai nuovi quartieri residenziali. 
E' questo il caso della chiesa "della Barafonda", cioè dei SS. Giovanni e Paolo a San Giuliano Mare, realizzata con fondi dell'IFRI (Istituto fiduciario ricostruzione immobiliare) di Roma, che elaborò un progetto per la costruzione di una nuova chiesa, approvato nell'anno 1947, dopo aver superato il parere della Pontificia commissione centrale per l'arte sacra.
La prima pietra fu posata solo il 13 gennaio del 1952, anche se poi i lavori subirono una accelerazione e già il 12 ottobre di quello stesso anno la chiesa venne inaugurata.
Purtroppo, ad un solo anno dall' inaugurazione, il 23 ottobre 1953, la chiesa fu gravemente danneggiata dallo scoppio di una autocisterna precipitata dal ponte attiguo: in quel incidente morirono 5 persone e 150 persone rimasero ferite e ustionate; la chiesa rimase chiusa fino al marzo del 1955, quando venne riaperta al culto dei fedeli. L'edificio parrocchiale venne profondamente trasformato al suo interno nel 1966, per essere adeguato alle nuove norme liturgiche del Concilio Vaticano II: l'incarico di tali lavori fu affidato all'architetto Giorgio Franchini, il quale rimosse i due altari laterali, spostando al centro del presbiterio l'altare maggiore, rivolto all'assemblea dei fedeli. 

mer 14 gen 2009 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Vici Luca

All'ingresso, sotto il portico di destra, è possibile ammirare il mini-museo di oggetti riguardanti San (Padre) Pio da Petrelcina, che consistono in ricordi raccolti personalmente da Don Magnani, il quale molte volte ha potuto incontrare il Padre negli anni 1959-1968: tra gli oggetti esposti vi sono delle escare, ossia crostine di sangue cadute dalle mani di San Pio, un pezzo di stoffa intrisa di siero sanguigno del costato, una sciarpa di lana, un ciuffo di capelli, oltre ad oggetti e paramenti sacri benedetti dal Santo.

mer 14 gen 2009 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Vici Luca

La chiesa "della Barafonda" ricevette l'intitolazione ai Santi Giovanni e Paolo "in eredità" da una antichissima chiesetta che si trovava all'angolo fra le vie Sigismondo e Soardi, distrutta dalla seconda guerra mondiale. Giovanni e Paolo non sono gli Apostoli, bensì due fratelli martiri a Roma il 26 giugno 362. Erano soldati romani al servizio di Costanza, figlia dell'imperatore Costantino. La loro passio racconta che i due fratelli sarebbero stati decapitati per ordine dell'imperatore Giuliano l'Apostata, al loro rifiuto di adorare una statua di Giove; un'esecuzione segreta, temendo la reazione del popolo che li amava. Tradizione piuttosto dubbia, poiché non si hanno prove storiche di persecuzioni cruente da parte dell'Apòstata.

mer 28 gen 2009 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Redazione

Sono anni che quelli della Società de Borg  insieme ai borghigiani lavorano per recuperare e tener in vita la memoria, i valori, la storia, le tradizioni  della comunità del Borgo San Giuliano, inesorabilmente trasformata nella sua composizione sociale. A metà dell’ottocento al Borgo vivevano 250 famiglie di pescatori. Nel 1950 ne erano rimaste una settantina, nel 2009 nemmeno una. Restano, però le case ed i luoghi. Con un lavoro filologico e di ricerca storica “Quelli del Borgo”  hanno ritrovato i nomi, i cognomi e i soprannomi dei marinai e le case dove abitavano. Stanno quindi pensando di aggiungere al “Muro dei Soprannomi”  Il “Muro degli Ultimi Marinai”, dove troveranno una collocazione, secondo una accreditata ipotesi, piastrelle in ceramica disegnate dal pittore Giuliano Maroncelli. Si vuole conservare, benché sia scomparsa quella civiltà marinaia, i suoi valori, la solidarietà che copriva tutto il ciclo della vita dall’infanzia alla morte. Non venivano lasciate sole quelle famiglie colpite dalle frequenti disgrazie che il mare procurava ai marinai. Il forestiero veniva accolto senza preconcetti, non si aveva paura degli altri, si diventava subito uno del Borgo. 

mer 25 mar 2009 - Notizia di Centro Storico - scritto da Costantini Claudio

L’attenzione degli imprenditori del commercio e delle associazioni verso il centro storico, non è mai stata così intensa e puntuale come in questi ultimi anni. La grande distribuzione ed ora la pesante crisi economica stanno creando difficoltà e timori a tutti i negozi del cuore di Rimini. Sono più i negozi che chiudono rispetto a quelli che aprono. La difesa della vocazione commerciale del Centro storico è diventata per le associazioni di categoria l’ultima frontiera, l’ultimo baluardo che, se abbandonato, procurerà lentamente un degrado della varietà e qualità dell’offerta, con grande danno all’immagine della città. Si sente quindi sempre  più impellente il bisogno di attivare una stretta sinergia tra pubblico e privato. Rimettere in funzione la concertazione per approntare le strategie e gli interventi relativi.

mer 08 apr 2009 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Vici Luca

La fiera di San Giuliano era la più importante fra quelle che si svolgevano a Rimini fin dal primo medio evo. Un'altra era quella di San Gaudenzo, che si teneva nel mese di ottobre nel Borgo oggi detto di San Giovanni (anticamente San Bartolo o San Genesio), mentre nel ‘600 si tentò, con scarso successo, di lanciare una terza fiera nel Borgo Marina, dedicandola a Sant’Antonio da Padova; era inizialmente nel mese di maggio, poi in giugno.
Per quanto riguarda la fiera di San Giuliano, Cesare Clementini nel ‘600 riferiva che iniziava il 13 giugno, festa di S. Antonio da Padova, e durava fino al 22 luglio. L’area occupata dai mercanti era il borgo, ma non solo: nei “Capitoli della fiera” (1579) si parla anche della “strada reale fin’al canto della chiesa della Santissima Madonna del Giglio”, cioè il tratto del Corso dal ponte fino all’oratorio tutt’ora esistente presso la questura.

mer 08 apr 2009 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Vici Luca


La Tarsu, tassa d’occupazione del suolo pubblico, non è certo invenzione dei giorni nostri. Già i “Capitoli della fiera” stabilivano i canoni d’affitto per le aree occupate dai mercanti. Le loro “botteghe” (oggi diremmo gli stand) erano “murate, coperte o d’asse, ossia fisse”, oltre a banchi e tavole “di marzaria e libraria e vedri”; occupavano anche il ponte di Tiberio, con strutture di legno approntate per l’occasione: ancora oggi nel travertino si notano i fori dove venivano infissi i pali di sostegno. Le baracche dovevano essere larghe “sei piedi dinanzi in testa e alte a proporzione”.

mer 08 apr 2009 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Vici Luca

La fiera di San Giuliano visse l’apice alla fine del XVI secolo, ma dopo cento anni era già praticamente scomparsa.
La fiera di San Gaudenzo già alla metà del ‘500 non venne più convocata. Il sistema medievale di scambi nelle fiere cittadine era ormai entrato in crisi. La concorrenza di altri centri si era fatta più viva: per esempio il Duca di Urbino tentò di ripristinare la fiera di Pesaro proprio per sottrarre a Rimini il traffico della ferrareccia; ma neanche lui ebbe fortuna. L’ostilità di Venezia, gelosa del suo monopolio marittimo, non era mai venuta meno. Ma soprattutto, fu la fiera di Senigallia a fare terra bruciata delle manifestazioni limitrofe; fu infatti l’unica a resistere anche in pieno Settecento e soprattutto a costituire un fattore decisivo per l’economia locale, in quanto maggior manifestazione dello Stato Pontificio cui concorrevano mercanti di mezza Europa.

mer 08 apr 2009 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Ardito Beppe

Anche nella provincia di Rimini la crisi globale sta assumendo contorni drammatici. Il settore industria risulta essere il più colpito con una media che ormai tocca la soglia dei 4000 (2826 operai e 956 impiegati, secondo i dati CGIL). La maggior parte delle aziende ha fatto ricorso alla cassa integrazione ordinaria mentre altre  lavorano a orario ridotto o a rotazione. Ma mentre queste unità sono, per il momento, tutelate con una integrazione salariale che riesce a coprire 52 settimane nell’arco del biennio, quelli che sono a rischio licenziamento sono i lavoratori del settore artigiano con una copertura che ricopre solo i primi tre mesi dell’anno, non essendo previste norme attuative per gli ammortizzatori in deroga.

BORGO_SAN_GIULIANO commenti a questo articolo commenti ( 1 )
mer 08 apr 2009 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Costantini Claudio


San Giuliano in questi anni ha lavorato intensamente per far rinascere le sue tradizioni, i suoi valori; insomma la sua anima, che con il tempo e la scomparsa di molti dei suoi abitanti si stava sbiadendo. L’impegno non si è limitato alla sua sola area, ma ha coinvolto l’intera città. Ora sta aggiungendo un altro tassello per arricchire il mosaico delle storie e delle tradizioni borghigiane.
Con i lavori dell’invaso del Ponte Tiberio sono venute alla luce le vecchie strutture del antico porto, che mettono ancor più in relazione il mare con il Borgo, dove un tempo vivevano pescatori e marinai. Nel 1860, come si può leggere nel giornale e’ fòi de Bòrg, su 400 lavoratori lì residenti, 228 erano naviganti e pescatori. Il loro numero negli anni è progressivamente diminuito fino a scomparire.

mer 08 apr 2009 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Costantini Claudio


Nel trentesimo anniversario della sua fondazione, la Società de’ Borg ha rinnovato in marzo il consiglio, mentre ai primi di aprile ha eletto il nuovo presidente. Dodici componenti sono del vecchio gruppo, cui se ne sono aggiunti tre nuovi, abbassando l’età media che ora è all’incirca sui quaranta anni. Un’ulteriore dimostrazione della voglia di andare avanti e pensare al futuro, che significa soprattutto la prossima festa del Borgo nel 2010. Il nuovo presidente è in effetti una riconferma, avendo Luca Miserocchi già ricoperto quella carica anni fa.

mer 08 apr 2009 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Costantini Claudio


Il Borgo non è solamente storia, tradizione, ricordi e lo sanno bene i riminesi e sempre più tutti coloro che vengono nella nostra città per turismo, per affari o per i congressi. Il Borgo è un concentrato di qualità e di offerte enogastronomiche - dal pesce, alla carne e al vino - più che in qualsiasi altra parte della città. Sull’onda di questa importante risorsa tutti gli iscritti dell’Associazione Commercianti del Borgo, vale a dire tutti i commercianti della ristorazione e delle enoteche, compresi i due nuovi arrivi Dinein e E’ pònt de dièvul, si sono accordati per promuovere il luogo come “distretto enogastronomico” di eccellenza.

mer 08 apr 2009 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Redazione

Il Somar lungo, la tradizionale scampagnata del lunedì di Pasqua al Santuario delle Grazie, dà appuntamento al 13 aprile per la sua quarta edizione. Il Somar lungo è un’ antica tradizione, che, grazie al recupero di CNA.COM e delle Associazioni dei Borghi e del Centro, è tornata ad essere un appuntamento per i riminesi, che hanno partecipato attraversando la città in bicicletta, a piedi o addirittura in carrozza, insieme alla famiglia e agli amici. Quest’anno il corteo, con le sue carrozze e i somarelli che danno il nome alla manifestazione, potrà contare anche su un’autentica diligenza ricostruita per l’occasione. E’ ormai tradizione del Somar lungo dedicare ogni edizione a un’epoca storica della città, attraverso la visita ai monumenti più significativi.

mer 08 apr 2009 - Notizia di Borgo Sant'Andrea

 

Siamo agli inizi degli anni sessanta cominciava il boom economico. Rimini era piena di “pensioncine” a conduzione familiare, comprate con il denaro della “stima”, cioè la vendita del podere familiare di campagna, una volta capito il valore dell’investimento nel turismo. E le donne che facevano la stagione estiva negli alberghi, nei bar o nei chioschi non si contavano.

In spiaggia si faceva fatica a trovare un ombrellone, una brandina o un moscone per socializzare con qualche ragazza spesso straniera, appena conosciuta. C’era poi la figura del bagnino anziano, la doccia con l’acqua fredda, il bar con il flipper e i juke box e la cabina della Croce Verde.

 

mer 08 apr 2009 - Notizia di Borgo San Giuliano

 

Il bagnino comincia a sistemare la spiaggia, sento dire in una noiosa domenica di marzo… Il mio stato d’animo si rallegra e anche di altri che sono con me. Basta il freddo!

Anna ricorda la fugaràza una vera e propria tradizione che si svolge la sera del 18 marzo e segna il passaggio dall’inverno alla primavera, ma non più molto seguita dai giovani.

 

mer 29 lug 2009 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Vici Luca

 

Uno dei principali problemi urbanistici che l’amministrazione Palloni (1929-33) si propose di affrontare fu l’ingresso della città per chi proveniva dalla via Emilia. Quindi, “lo sventramento (del Borgo San Giuliano) era divenuto ormai necessario non solo per ragioni sociali e igieniche ma anche per il transito, divenuto pericolosissimo con l’aumento della circolazione”.

Come l’Arco D’Augusto, il ponte romano doveva essere isolato. Soprattutto, al borgo San Giuliano andava applicato un risanamento edilizio che doveva essere anche politico, nel senso di cancellare le memorie sovversive del quartiere: “All’animo di noi fascisti tale opera appare necessaria, giusta e bella; è opera fascista, o camicie nere di Rimini, imporre il segno della nostra ricostruzione sulle rovine di quel borgo di San Giuliano che ricorda tutte le ore tristi della nostra città, che fu leggendaria barriera alle coorti fasciste, che impose alle pavide autorità di allora di sciogliere i nostri funebri accompagni di qua del ponte (…). L’opera prima ancora di essere apprezzata nel suo aspetto edilizio ed igienico, va considerata atto di prevenzione e redenzione sociale”.

 

mer 29 lug 2009 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Redazione

 

Ennio Carando presidente della Società de Borg nel 2002 e nel 2005 dopo una breve ed inesorabile malattia, domenica mattina ha lasciato l’affetto dei suoi cari, e di tutti coloro che hanno saputo apprezzarlo e gli sono stati amici, ed erano molti.

Ennio era approdato a Rimini per motivi professionali - era un esperto grafico e uomo della pubblicità - e per lavoro una Guida di Rimini e dei dintorni, si è incontrato con il Borgo ed i suoi abitanti, da cui nacque un sodalizio che sarebbe poi durato fino alla fine. Veniva da Torino, un piemontese un “un po’ chiuso e grigio” che - e queste sono le sue parole - ha scoperto attraverso i romagnoli come la vita poteva essere vissuta a ruota libera, anche senza perdere di serietà e di concretezza”.

 

mer 26 ago 2009 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Vici Luca

 

Il Lungofiume degli Artisti, nelle intenzioni dell’associazione Infezna, vorrebbe essere una sorta di laboratorio pronto ad accogliere ulteriori espressioni artistiche, così da rendere l’ambiente frequentato, vissuto, amato e curato da riminesi e non.

Dopo una accurata preparazione dei muri, realizzata grazie all’opera dell’artigiano Aldo Casciello, ancora oggi vari artisti coordinati da Giuliano Maroncelli realizzano murales che raccontano le storie legate al mare, che fa da sfondo alla vita di tutti i giorni.

I murales sono arricchiti da poesie dialettali di Guido Lucchini, che legano così indissolubilmente questa sorta di affreschi contemporanei alla nostra terra.

Tra i soggetti trattati spicca lo “spiaggiamento del capodoglio”, evento avvenuto realmente il 4 aprile del 1943 nella vicina piazza della Balena, al cui centro è collocata la scultura dedicata al cetaceo da Elio Morri nel 1969.

Nel murale realizzato da Enzo Maneglia si celebra invece il film Amarcord, con a corredo la celebre poesia del muratore Calzinazz (ispirata alle rime altrettanto famose di Tonino Guerra) “Mio nonno fava i mattoni, mio babbo fava i mattoni, fazzo i mattoni anche me, ma la casa mia dov’è?”.

 

mer 05 mag 2010 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Vici Luca

Uno degli angoli più pittoreschi del borgo di San Giuliano e forse di tutta Rimini è costituito dalle mura che costeggiano via Madonna della Scala, uno dei tratti meglio conservati della cerchia. In particolare, l'angolo costituito da uno dei torrioni quattrocenteschi, dalla porta Gervasona e dalla chiesa della Madonna della Scala. Purtroppo, il traffico ha ridotto quel luogo solo a un incrocio malfamato per la sua pericolosità. Ma chi avesse tempo per soffermarsi potrebbe approfondire il significato di quei reperti.
Il borgo di San Giuliano nel ‘400 si ritrovò due cinte murarie; la prima risalente al XII secolo secondo la tradizione dovute al Barbarossa; se ne vedono varie tracce, specie presso Villa Maria e l'abbazia di San Giuliano. La seconda cinta fu costruita da Galeotto Malatesta nel 1359, come annota il Clementini, "per seguire il mare, che pur anco si fuggìa.. e per poter chiudere la bocca del porto, tirandovi la catena". Dunque non per comprendere abitazioni esterne alle mura, ma un miglior controllo del porto. Infatti l'area fra le due cortine era e restò inedificata per secoli, occupata da orti e boschetti. Fu infatti detta "orto dei Cervi", una piccola riserva di caccia dei signori come ne esistevano in molte città italiane. 

ven 06 ago 2010 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Vici Luca

Come per ogni fatto rimasto nella memoria cittadina col tempo ci colorisce e si deforma. Così accade per la "balena della Barafonda", un capodoglio che si arenò il 4 aprile del 1943 sulla spiaggia di San Giuliano Mare. Alcuni confondono la balena con un altro spiaggiamento, avvenuto in precedenza e sempre alla Barafonda di un enorme pesce-luna. Altri tramandano che il capodoglio fu ucciso dai militari perché scambiato per un sommergibile nemico. Ma cosa accadde realmente?
La versione dell'evento raccontata da Guido Lucchini in "Barafonda. Storie di gente alla buona e versi in dialetto romagnolo" è affascinante e ricca di particolari. 
Prima dell'alba di quel giorno, il pescatore Pino Bignardi andò a recuperare le sue reti (cugòll) e rinvenne una massa scura che sbuffava come una "locomotiva in pressione". Era un enorme animale marino! Chiamò dunque il padre ("e' Nin") e, subito dopo i due, armati di una "resta" (lunga corda per la pesca con la tratta), legarono l'animale e la fissarono a riva ad una "stanga" (palo per la posa in mare dei cogolli).
La notizia si diffuse subito per tutta la Barafonda ed arrivarono curiosi, ma anche giornalisti, autorità civili e militari. Si decise di trascinaret il cetaceo a riva.

mer 25 ago 2010 - Notizia di Zeinta de Borg - scritto da Cicchetti Stefano

Allora per noi era così. Non c'era scelta, cosa dovevamo fare? Eppure ci riesce difficile capire quanti, oggi, si trovano stretti nella stessa tenaglia. O partire o fare la fame. O finire in guerra, o in galera per delle idee politiche, o piantare tutto e sperare nella fortuna.
Allora, a metà Ottocento, i primi a dover alzare i tacchi da una patria che ancora non c'era, che anzi si agognava, furono proprio i politici. Con i romagnoli, naturalmente, in prima fila. A sciamare per mezza Europa e "nelle Americhe". Poi la patria alfine si fece, ma i guai non finirono. E a dover partire furono migliaia, milioni. Trenta milioni, durante la storia dell'Italia unita.
Storie del XIX secolo? Macchè. 
Ancora nei primi anni ‘70 del Novecento, gli italiani continuano a varcare le frontiere a legioni e non certo per turismo. Anche qui nel riminese, nel bel mezzo del boom economico, per una ragazza di campagna o dei paesi delle valli "andare a servizio" era la normalità. E se il servizio era presso una famiglia di signori di Bologna, Parma, Milano, Roma, beata quella ragazza! Magari reclutata e provata nei villini delle villeggiature, poi praticamente acquistata dalla famiglia benestante. E pazienza per i "pericoli", le chiacchiere del paese, i legami con la famiglia d'origine ormai spezzati.

gio 04 nov 2010 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Bernucci Annamaria

Si data al 1930, in pieno regime, un piano di intervento firmato dall'Ufficio Tecnico Comunale, e più che un risanamento sembrò prendere subito i connotati di una vera demolizione del borgo per salvaguardare l'immagine della marina e del turismo balneare. Il borgo si trovò compreso in quella forbice di strade che lo circoscrisse e condizionò: già verso la metà degli anni '30 grazie all'affermazione dell'Istituto case popolari che godeva di contributi economici governativi si avviò infatti la costruzione di edifici in via Matteotti e in via dei Mille, rinnovate arterie e nuova carta d'ingresso della città per chi proviene da nord. Ma per superare la crisi delle abitazioni è la stessa Società Anonima Case Popolari ad intervenire, predisponendo il piano regolatore del nuovo quartiere che prese il nome di Marecchia; lo fece spezzando quella unitarietà del tessuto sociale, secolarmente consolidato del vecchio e popolarissimo borgo, sovversivo e pericoloso, e soprattutto potenziale mina per il regime.

mer 25 gen 2012 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Vici Luca

L'Ordine Benedettino contava a Rimini diversi monasteri e ben tre grandi abbazie, di cui oggi ci rimangono solo quella dei santi Pietro e Paolo, l'odierna San Giuliano, e l'antica Santa Maria in Trivio, in origine alle dipendenze di Pomposa, ma ceduta nel XIII secolo ai Francescani con i quali divenne San Francesco, e oggi Tempio Malatestiano.
L'antica abbazia di San Gaudenzo, che si trovava sulla via Flaminia, fu trasformata in residenza privata ai rimi dell'800 e poi demolita nel XX secolo.
SS. Pietro e Paolo si trovava sotto una speciale tutela della Sede Apostolica, (come "immediate subiectum"), e quindi esente dalla giurisdizione del vescovo di Rimini, come accadeva per le altre fondazioni benedettine della zona.
La chiesa che sarà poi dedicata a San Giuliano, le cui prime notizie risalgono al IX secolo, sebbene la sua fondazione sia certamente più antica, faceva parte dunque di un potente monastero benedettino che possedeva gran parte del borgo e persino la metà del vicino ponte di Tiberio, oltre al monastero di San Vitale. Fuori dalle mura, SS. Pietro e Paolo deteneva molti beni soprattutto in direzione di Ravenna; fin dal 1033 sono segnalati la pieve di Bordonchio (Donegaglia) con le sue pertinenze, le chiese di San Giovenale (Viserba), San Martino in Riparotta e molte altre, oltre a fundi, mansi, curtes sparsi fino a Fano e Ancona. Nei secoli successivi il patrimonio di ingrandirà ulteriormente.

mer 13 feb 2013 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Delucca Oreste

I Malatesta, come gli altri signori del loro tempo, avevano una forte passione per le bestie selvagge e feroci: le raffiguravano nei loro stemmi; ne facevano oggetto di cacce e tornei; le custodivano in appositi serragli. Naturalmente, alla passione si univa un forte desiderio di ostentazione, la volontà di stupire e di essere al centro delle attenzioni.
Nelle carte malatestiane è documentato l'acquisto di una leonessa, il possesso di cervi e daini, la presenza di un orso e perfino di un elefante.
Sappiamo che nel 1481 Roberto Malatesta intrattenne gli ambasciatori veneziani con giochi e spettacoli nel cosiddetto Orto di S. Cataldo, che esisteva entro il grande cortile del convento Domenicano di Rimini (situato all'incirca dove oggi via Gambalunga incrocia via Roma). Il cronista racconta che "per dar gusto a questi signori fece la caccia al cervo; e un altro giorno quella del leone, nell'orto di San Cataldo, ove era stato menato un ferocissimo toro, il quale con molto impeto e furore l'incontrò con le corna; ma il leone, con agilità levandosi da parte, per uno de' corni l'afferrò e, battendolo e ribattendolo, in breve lo sbranò".
La famiglia Malatesta possedeva a Rimini anche uno spazio chiamato "Orto dei Cervi" oppure "Orto dei Daini", una specie di giardino zoologico medievale. Verso la metà del Trecento, il borgo San Giuliano era stato ampliato costruendo verso il mare una nuova cerchia di mura che si allineava con il muro costruito dall'altra parte del Marecchia, presso la chiesa di San Nicolò, permettendo di tirare la "catena del porto" in modo da impedire la penetrazione nemica da quel lato.

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