ARTICOLI CHE PARLANO DI BORGO_SAN_GIOVANNI
L'edilizia medievale del borgo San Giovanni era caratterizzata da unità edilizie dalla planimetria allungata, con la particolarità di avere il fabbricato principale sulla strada principale (l'odierna via XX Settembre), insieme alle attività produttive connesse. Questo tipo di edifci si era diffuso già dal VIII-X secolo, e si contrapponeva al modello di casa "solariata", che si sviluppava cioè verso l'alto, e che doveva essere certamente più diffusa nel centro cittadino, dove mancava lo spazio.
Il Medioevo è certamente un periodo storico affascinante e il grande successo di tante manifestazioni che vogliono rievocarlo lo dimostra. Inoltre, i modelli urbanistici medievali tutt'ora segnano indelebilmente tutti i centri storici italiani.
Non sappiamo se nel borgo fossero presenti altre case-torri oltre a quella che il Vescovo Monsignor Ventura concesse il 27 Marzo 1207 a Bartolomeo per la realizzazione di un "hospitale" dove oggi è Santo Spirito. Certamente la casa-torre, così tipica dell'Italia medievale, si diffuse anche nella nostra città nei secoli XII e XIII; ve ne sono tracce nel centro storico, come il basamento all'angolo di Palazzo Spina, su Corso d'Augusto).
Importanti lavori sono attesi per viale Tripoli in prospettiva dell’apertura del nuovo Palazzo dei congressi. L’importante e bella strada affiancata da filari di platani centenari, l’unica via che va direttamente dal mare al cuore della città, dovrà sopportare una mole di traffico veicolare notevole.
Nel Quartiere numero 2 si concentrano molti degli edifici che ospitano servizi fondamentali per l'intera città: ospedale, tribunale, caserma dei carabinieri e il più grande polo scolastico della città. Alla fine del 2009 sarà finito anche il nuovo palazzo dei congressi.
Sabato scorso alle 18 in punto la città si è improvvisamente illuminata, si è sentita fra la gente una leggera esclamazione di stupore alla vista delle luminarie, diverse da quelle dell'anno precedente, con una luce più calda ed un tocco di originalità. Una luce necessaria più che mai questo anno, un ottimismo luminoso che può allontanare, almeno per queste feste, le preoccupazioni della crisi.
Pare incredibile, ma la via Flaminia, sui cui lati è nato borgo San Giovanni, è ancora oggi l’asse viario più importante di Rimini sud. Eppure sono passati ben più di 2 mila anni: i lavori per costruirla iniziarono nel 220 a. C. grazie al console Caio Flaminio, che volle un’arteria che collegasse l’Urbe con gli avamposti romani allora più avanzati nell’Italia settentrionale.
La legge e le tradizioni romane proibivano l'uso di veicoli nelle aree urbane, per ragioni di sicurezza e anche igiene, essendo la trazione dei mezzi tutta animale. Dunque tutte le città erano, come diremmo noi, delle Ztl, zone a traffico limitato; non assente in assoluto perchè, allora come oggi, non mancavano le eccezioni. Per esempio, erano esentati dai divieti le donne sposate e gli ufficiali governativi in viaggio per servizio.
Sempre questo anno il Comitato Esercenti lancerà un’iniziativa per la chiesa di San Giovanni Battista. Chiunque entri in quel luogo di culto dopo aver ammirato la volta ed essersi soffermato sul grande patrimonio artistico racchiuso in quelle mura, si accorgerà dello stato delle panche per la preghiera non certo conforme alla bellezza del luogo. L’idea è di lanciare una sottoscrizione fra i commercianti della zona e fra i cittadini affinché gruppi o singoli siano sponsor delle nuove panche.
San Giovanni fra qualche tempo comincerà a prepararsi per la sua biennale “festa del Borgo”. Questa edizione dovrà fare a meno del compianto Pierpaolo Guglielmi, anima dell’evento. Ma siamo sicuro che la sua energia positiva si è travasata in molti altri collaboratori che costruiranno una “festa” sempre più bella e popolare. Sempre la prossima estate il Comitato Esercenti riproporrà “Borgo sotto le stelle”, serate di spettacoli e gastronomia. Nel 2009, poi, dovrebbero essere compiute due realizzazioni importanti per la fisionomia e la storia del Borgo: il restauro di Palazzo Ghetti e il ricollocamento degli obelischi in corrispondenza con l’antico ponte sull’Ausa.
Uno degli edifici storici più belli di Rimini, il Palazzo Ghetti, ora sede della Banca Malatestiana, in questi ultimi anni è stato oggetto di diversi interventi architettonici che hanno recuperato prima la facciata poi l’interno. Entro il corrente anno saranno terminati quelli sulle ali posteriori - trasformate nei primi decenni del secolo scorso in appartamenti, utilizzati anche dai terremotati del 1916 - seguendo un metodo scientifico e con la supervisione della Sovrintendenza. Sarà quindi riaperto il passaggio che permetterà di accedere ai parcheggi dell’ex consorzio agrario. Nella corte centrale è previsto un interrato per i servizi.
Ho constatato, devo confessare con un certo piacevole stupore, che sono state recentemente tinteggiate le pareti del sottopasso ferroviario pedonale di via Tripoli e rimosse le ragnatele che avvolgevano da tempo le lampade a muro. Naturalmente l’accesso, la pavimentazione e le ringhiere versano ancora nel pietoso status quo ante e la cascatella continua a deliziare i passanti con il suo zampillio.
11 luglio 2009: questa data segnerà il ritorno tanto atteso degli obelischi seicenteschi nel borgo di San Giovanni. L’inaugurazione dei lavori di ripristino degli obelischi coincide con la prima delle due giornate della festa borgo di San Giovanni, giunta alla sua nona edizione.
E’ da anni che si discute sul recupero e la valorizzazione dei pilastrini seicenteschi, collocati fino alla II° guerra mondiale all’ingresso del ponte dell’Ausa, lungo l’antica via Flaminia.
I mulini da cereali fin dal Medioevo costituirono nel nostro territorio un importante aiuto per il lavoro dell’uomo: già dal X secolo iniziano ad essere annoverati nelle fonti locali, anche se sarà nel XVI secolo che troveranno diffusione su tutto il territorio, grazie anche ai numerosi corsi d’acqua che allora potevano beneficiare di una portata d’acqua molto più ricca rispetto ad oggi.
Nel basso Medioevo i mulini furono adibiti a svariate funzioni: oltre che alla molitura dei cereali, anche in cartiere, concerie, filande, segherie, frantoi, torni da falegname, ferriere, nella follatura dei tessuti, ecc.
A Rimini nel XV secolo si trovavano tre mulini da grano, di cui due sulla Fossa Patara: quello comunale nella contrada di Sant’Andrea e quello appartenente a Santa Maria in Trivio, e uno nella contrada di Santa Colomba, appartenente ai canonici. Nelle carte d’archivio riminesi si ipotizza l’esistenza di un quarto mulino nel borgo di San Genesio, sorto per mettere a frutto le acque dell’Ausa esterna: è infatti certo che così come sul Marecchia e sul Conca anche sull’antico Aprusa fossero collocati mulini, di cui oggi purtroppo non è rimasta traccia, a differenza delle numerose strutture conservate nella Valmarecchia, di cui i mulini Moroni e Sapignoli a Poggio Berni costituiscono forse gli esempi meglio conservati.
La città di Rimini per la sua strategica posizione geografica di crocevia quasi obbligato, oggi come in passato, per i viaggiatori che da nord devono spostarsi verso sud e verso ovest evitando le montagne, è da sempre luogo di soggiorno per tanti forestieri.
Abbiamo già parlato in passato delle aree di sosta e ristoro al tempo dell’antica Roma, dislocate sulle principali direttrici (via Emilia e Via Flaminia) dette cauponae (osterie) etabernae (ostelli).
Nel Medioevo, e in particolare nel XV secolo, questo insieme di strutture ricettive è documentato e ammonta a ben 29 strutture di cui molte nel borgo San Genesio (oggi San Giovanni): tra queste, negli atti notarili, si distinguono una domo sive hospitio coperta de cupis solariata cum curte sive orto post dictam domum, appartenuta a tale Giovanni di Marzio e ubicata sulla via Regale (ossia via Flaminia), e una seconda domum muratam solariatam et cupis copertam cum stabulo cortili orto et aliis suis pertinentiis aptam ad hospitium, condotta da Melchiorre di Battista e posta in prossimità dell’Ausa.
Sono diversi i motivi di interesse per visitare la nuova sede della Fondazione Fellini, a pochi passi dal Parco Cervi e dall’arco d’Augusto. I pezzi forti dell’esposizione sono collocati al primo piano della palazzina. Spiccano i costumi del film “Roma” e il cosiddetto “uccello amoroso” - il congegno meccanico che accompagnava nel film “Casanova” le prestazioni erotiche del celebre veneziano - oltre a locandine e foto buste.
Alle pareti, le immagini dei set di Fellini, oltre ai disegni preparatori di mano del maestro, che servivano a fissare le prime idee sui personaggi che avrebbero poi popolato i suoi capolavori e per trasmetterle ai collaboratori.
E’ possibile, inoltre, consultare una copia del Libro dei Sogni, il diario che l’analista di Fellini, Ernst Bernhard (1895-1965), gli consigliò di tenere per raccogliere disegni e pensieri che derivavano dalle sue visioni oniriche, che Federico definiva “il lavoro notturno”.
Il testo raccoglie più di mille tavole di un periodo compreso tra il 1960 e il 1990: una preziosa testimonianza dell’estro creativo del regista riminese.
Il riminese o il villeggiante che voleva raggiungere dalla città la marina, ancora alla fine dell’'800, aveva due percorsi obbligati: lostradone dei Bagni (ora via Principe Amedeo) che aveva inizio da Borgo Marina; oppure poteva percorrere la strada detta dei Trajche congiungeva Borgo San Giovanni al mare non senza qualche difficoltà e in mezzo ad acquitrini, ristagni, concimazioni ed orti. C’è sempre un sud o un nord che fa la differenza o che demarca la realtà, umana e urbana. A Rimini, l’Ausa, divise lungamente due località distinte: a nord, quella ‘storica’ dello Stabilimento Bagni dove si radunava l’eccellenza aristocratica e borghese dedita alle villeggiature marine, con lo scenario di eleganti dimore e strutture tra le più moderne; a sud, la vasta area dei Traj, attraversata dalla strada omonima che si congiungeva alla litoranea all’altezza dell’odierno Park Hotel, costituita da vaste aree scoperte. I Traj erano stati lungamente una zona off limits, confinante con la via degli Orti (via Lagomaggio), costellata di capanne di ortolani, dune, terreni incolti. La spiaggia corrispondente, per quanto frequentata da arditi bagnanti o da villeggianti di più modeste ambizioni, pagava un po’ lo scotto della presenza dell’Ospizio Matteucci, benemerito istituto per i bambini scrofolosi, che dal 1870 con moderne terapie si prendeva cura di soggetti colpiti dalla adenite tubercolare, la scrofola, malanno sul quale, pare, aleggiasse la leggenda del ‘tocco reale’ cioè il taumaturgico intervento dei sovrani (in ispecie francesi e inglesi) in grado di ‘guarire’ i malcapitati.
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