ARTICOLI CHE PARLANO DI ALCANTARA
"A mezz'aria", l'ultimo spettacolo del Laboratorio Psicosociale del gruppo Alcantara, comincia con Max che tiene sospesa col fiato una piuma rossa. Questo è il senso del prezioso lavoro di Alcantara negli ultimi dieci anni, uno spazio laboratoriale per il disagio mentale che ha generato una vera e propria "forma" espressiva, in cui l'individualità di ognuno degli attori è la cifra di un teatro potente e necessario. Che trasfigura il "corpo sociale" del disabile, con le sue limitazioni, nel corpo poetico dell'attore, creatore di significati. Da un teatro dell'Essere, che restituisce visibilità al disabile sulla scena del mondo, a un teatro degli Esseri, che della loro unicità si nutre e assume forma artistica. Perché, come spiegava Enzo Toma, uno dei registi che ha segnato il percorso permeabile alle intelligenze del Laboratorio, "loro sono dei".
Il Teatro Sociale di Novafeltria da qualche anno è centro di iniziative rivolte alla disabilità mentale, dalla rassegna "Teatro e diversità" curata dal professor Vito Minoia dell'Università di Urbino, a workshop e laboratori. Quest'anno la conduzione dei percorsi laboratoriali è stata affidata a Damiano Scarpa di Alcantara Teatro di Rimini, che insieme ad Anna Rita Pizzioli, che ne segue gli aspetti drammaturgici, da più di dieci anni propone a Rimini un'esperienza diversa di approccio al disagio mentale, sempre duttile e sperimentale, basata su una solida riflessione teorica e tecnica. Che, mettendosi in rapporto con la diversità, la trasforma in cifra stilistica ed espressiva, permettendo l'espressione del vissuto di ciascuno. Nei laboratori teatrali Alcantara, che non hanno finalità strettamente terapeutica, si ricerca una modalità comune di espressione e comunicazione, durante la quale non c'è un "addestramento" da educatore ad educato, mediante l'uso di diverse tecniche espressive, ma un indagare le diverse possibilità del movimento, che può diventare gesto, e della parola. A Novafeltria, da dicembre a maggio, Alcantara terrà un laboratorio espressivo di teatro integrato, attraverso una metodologia simile a quella ampiamente rodata con il gruppo di Rimini, in cui la messa in scena non è stabilita a priori ma nasce dal lavoro condiviso.
Gli "Universi Sensibili" sono la cosmogonia portatile di Antonio Catalano, artista/artigiano della casa degli Alfieri di Asti, cantiere aperto di esplorazioni tra teatro e arti visive. Una presenza singolare nel teatro italiano, che costruisce occasioni di poesia, trasfigurando storie e oggetti quotidiani. Dalla condivisione di questo sguardo è nato l'incontro con il Laboratorio Psicosociale Alcantara. E "Il villaggio delle case sensibili", evento unico che, in collaborazione con l'Istituzione Musica Teatro Eventi, l'11 giugno al tramonto nel Complesso degli Agostiniani darà momento e luogo al mondo "fragile" nato dal lavoro di un anno. «Una sorta di laboratorio, ma in un laboratorio c'è un maestro, ruolo cui non tengo» racconta Catalano. «Piuttosto un'esperienza, vissuta con ragazzi che hanno una particolare, diversa attenzione nei confronti della realtà. Fatta di silenzio, di riflessione, insieme interiore e superficiale. Che alternano alto e basso, dicono cose stupende nella banalità, creando cortocircuiti. Io ho portato loro la mia esperienza, cercando il più possibile di non fare psicodrammi esercizi ma di far succedere qualcosa sul momento. Arrivavo senza preconcetti, disarmato. Damiano Scarpa ha fatto il grosso del lavoro, io sono arrivato qui e là ho dato qualche idea, suggestioni, scarabocchi...» Come si è svolto il percorso? «Proviamo a immaginarlo come un aereo da pilotare: io do alcune regole e i passeggeri a volte sbilanciano l'assetto, mentre cerco di mantenere la rotta. Verso dove? E' un mistero, un viaggio strano: ognuno ha una sua rotta, non c'è strategia. Poi siamo atterrati in un "villaggio fragile", in cui la fragilità che siamo può diventare un atto poetico
Il 15 maggio alle 21.00 al Teatro degli Atti il Laboratorio Stabile Alcantara porta in scena "Il silenzio di Antigone". Uno studio teatrale in tre movimenti che, partendo dal seminale testo di Sofocle, indaga il "conflitto indecidibile" tra Creonte e Antigone, personaggi che "suscitano, esemplificano e polarizzano gli elementi primari del discorso sull'uomo e sulla società com'è stato affrontato in Occidente" (Steiner). Più che "teatro della diversità", un esperimento di creazione in progress: la compagnia ormai rodata del Laboratorio Psicosociale ha lavorato facendo esperienza diretta delle ragioni dei personaggi. E dalle parole e gesti dei partecipanti al laboratorio è nato "Il silenzio di Antigone", la "loro" versione dei fatti. Con la regia di Damiano Scarpa e le coreografie di Claudio Gasparotto. Per info: 0541 727773
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