ARTICOLI CHE PARLANO DI ACCADEMIA_DELLA_FOLLIA
La follia è una costruzione culturale, sosteneva Foucault. Questo è il perno intorno cui ruota "Stravaganza" un testo teatrale di Dacia Maraini, scritto nel 1986 e oggi portato in scena da Claudio Misculin e dalla sua Accademia della Follia. Questo spettacolo - il cui sottotitolo recita "Noi siamo gli errori che permettono la vostra intelligenza" - sarà in scena al Teatro Petrella di Longiano sabato 28 novembre, alle 21. A raccontarci qualcosa in più di questo spettacolo è la scrittrice Dacia Maraini.
"Stravaganza" racconta la storia di cinque malati di mente, della loro esistenza, tra timori e relazioni personali, dentro e fuori dal manicomio. Qual è il confine tra follia e stravaganza?
"Lo spettacolo nasce da una serie di inchieste che feci prima della Legge Basaglia e dalla Legge Basaglia stessa, che portò alla chiusura dei manicomi. Spesso in questi posti i matti si costruivano: il più delle volte erano solo persone depresse ma quello che accadeva in quelle prigioni li segnava per tutta la vita. Come è accaduto ad Alda Merini, che ha conosciuto il manicomio più duro, quello con le sbarre alla finestra, ma alla fine ne è uscita e questa esperienza terribile non le ha impedito di scrivere cose meravigliose".
"Stravaganza" - in scena al Petrella di Longiano, sabato 28 novembre alle 21 - è uno spettacolo coprodotto dall'Accademia della Follia e dal Teatro Stabile Friulia Venezia Giulia. In scena gli attori dell'Accademia della Follia - una compagnia composta "da matti di mestiere e attori per vocazione" - per le regia di Claudio Misculin. Ed è proprio Claudio Misculin, che nel 1974 ha dato vita a una Accademia teatrale di giovani attori ed ex-degenti che hanno trovato un nuovo e stimolante inserimento nella vita proprio grazie al teatro.
Succederà qualcosa nelle antiche latitudini europee dove sono scomparsi salute, sogno, spazio, sensualità, sensibilità, simpatia, tecnica, bellezza?
Parafrasando alcuni motivi dominanti di Claudio Misculin, si deve provare a cercare una via di riscossa in un paese dove innovare significa risparmiare. E dove la coscienza intellettuale è oramai talmente ripiegata su se stessa da non avere un moto di rabbia neppure di fronte allo scempio del più spettacolare sito archeologico del mondo, Pompei. Dove l'incuria, il degrado, l'abbandono, il ladrocinio hanno prevalso sul civile senso di dire "no", con buona pace anche del mondo intellettuale italiano, perché non si vede mobilitazione di fronte a tale scempio tra chi dovrebbe essere più sensibile, ma soltanto un breve risvegliarsi da un sonnolento mondo autoreferenziale, per poi ricadere nell'oblio.
Si pensi, a titolo di paragone, che Machu Picchu in Perù e Tikal in Guatemala sono meglio gestiti; e quelli non sono certo paesi che navigano nell'oro.
A Riprova, uno spettacolo fatto e prodotto nel territorio nazionale nel 2011 fa venti date in Brasile e zero in Italia: grande interesse là annoiato disinteresse qua.
Ne parliamo in parallelo con due imprenditori "illuminati", Alberto Medioli del gruppo SADA, azienda fondata da italiani con capitali italiani, che opera a 360 gradi in Brasile, e Maurizio Focchi, Presidente dell'Associazione degli Industriali di Rimini e titolare di una delle aziende più innovative ed internazionali del territorio riminese.
L'Accademia della Follia, tra novembre e dicembre 2010, ha portato da Rio de Janeiro a Belo Horizonte, da Salvador a Fortaleza a Quixadà lo spettacolo Extravagância, la versione portoghese di "Stravaganza", testo teatrale di Dacia Maraini sulla follia da lei affidato per la prima volta a una compagnia di "matt-attori", che in Italia aveva avuto più di 50 repliche. Durante la tournée l'Accademia ha stabilito contatti e scambi con i principali operatori per l'assistenza al disagio psichico del Brasile, paese con cui Franco Basaglia, padre della legge 180, aveva stretto una fitta rete di rapporti. Il progetto "Extravagância - Tournée in Brasile" è stato insignito dalla Presidenza della Repubblica Italiana della medaglia al merito nel campo delle arti, della cultura e dello spettacolo. Ed è pronto a ripartire nel 2011, col patrocinio della Commissione Italiana per l'UNESCO. Così Claudio Misculin, fondatore dell'Accademia, sintetizza questa avventura umana e teatrale: "Quando il mio uomo di plastica ha già sotterrato tutta la sua vitalità e onestà, ecco che all'orizzonte appare un arcobaleno di possibilità: Mister Brasile. Salute, sogno, spazio, sensualità, sensibilità, simpatia, tecnica, bellezza. Materiali umani che nelle mie antiche e nobili latitudini europee sono scomparsi."
Sarà un weekend "Tra teatro e musica" quello che il Teatro Petrella di Longiano proporrà il 26 e 27 novembre. Sabato 26 sul palco spirerà il soffio originale della rivoluzione basagliana con "La Luce di Dentro. Viva Franco Basaglia" dell'Accademia della Follia, con la regia di Giuliano Scabia in collaborazione con Claudio Misculin, mentre nel "Concerto del tè" di domenica 27 il chitarrista Pietro Nobile eseguirà le composizioni del suo ultimo album, "Indefinito Infinito", "anello di congiunzione tra la musica popolare e la musica colta". Con "La Luce di Dentro" Giuliano Scabia e Claudio Misculin tornano a raccontare una storica esperienza di liberazione: quella giornata gelida dell'inverno del '73 in cui Marco Cavallo, il grande animale azzurro/macchina teatrale costruito nel 1973 nel manicomio di Trieste appena preso in mano da Basaglia e dai suoi collaboratori, «fremendo, testa bassa, cominciò una corsa furibonda, come impazzito, verso la porta principale e, senza più esitazione, oramai a gran carriera, aggredì quel pezzo di azzurro e di verde oltre la porta. Saltarono gli infissi, i vetri. Caddero calcinacci e mattoni. Marco Cavallo arrestò la sua corsa nel prato, tra gli alberi, ferito e ansimante, confuso all'azzurro del cielo. Gli applausi, gli evviva, i pianti, la gioia guarirono in un baleno le sue ferite. Il muro, il primo muro era saltato.» Così scrive Giuseppe Dell'Acqua nel suo "Non ho l'arma che uccide il leone. Storie dal manicomio di Trieste".
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