Cerca: Tipologia:
 Rimini - Informazioni su Rimini e dintorni
Zeinta di Borg
Inserto speciale
Taccuino della tavola
La nostra terra
ITINERARI --> TORRIANA

Il regno della roccia e dell’orchidea
L’oasi di Torriana-Montebello: un’area protetta dove le sorprese non finiscono mai.
Sentieri che conducono alla scoperta di tesori naturali, memorie storiche, opere d’arte.

di Elena Marangoni

Cristina Tiberi
Usare un termine come “scrigno” per indicare un patrimonio naturalistico si rischia di cadere nella retorica o nell’artificiosità. Difficile però trovare un nome più adatto per definire questo piccolo territorio fra Marecchia e Uso, dove convivono elementi naturali così belli e così diversi tra loro: questo è il regno della roccia e delle orchidee selvatiche.

Fra cristalli e calanchi
TorrianaSfidando tornanti e salite nel raggiungere Torriana e Montebello, la vista è subito attratta da dirupi e spuntoni di roccia dalle forme anomale, opere del vento e delle piogge. Devono essere proprio preziosi, perché alcune pareti rocciose continuano ad essere tagliate a fettine dall’uomo, ingordo di materiali naturali per costruire e abbellire le proprie città e case. Tipico qui, anche se oramai in via d’esaurimento, è il gesso selenitico, un minerale dal colore grigio caratterizzato da formazioni cristalline che s’illuminano trafitte dalla luce. Toccandolo, la sua solidità si rivela ingannevole poiché si sgretola con facilità. Come massicci all’apparenza, ma fragili nella sostanza, sono i calanchi, chiamati anche “badlands”, formati da argille di differente origine geologica, soggetti ad erosione e instabilità, e impregnati di cloruri e solfati di sodio sui quali poche specie erbacee riescono ad attecchire.
Questi posti così impervi sono ideali però per chi è in cerca di un nascondiglio o di sicurezza: sulle loro cime secoli or sono gli uomini vi hanno costruito torri e fortezze, e oggi Gheppi e Passeri solitari li scelgono per nidificare. Tutta la zona, dal fiume alle rupi calcaree, è abitata e attraversata da ben 135 specie di uccelli: gazze, cornacchie, albanelle, usignoli, falchi, Garzette e Cavalieri d’Italia, e lungo il corso d’acqua qualche volta si dice spuntino pure aironi rossi e cicogne.
La Natura mostra pure altre meraviglie: fioriscono un po’ ovunque già da marzo numerose varietà di orchidee selvatiche. Ciascuna assume colori e connotazioni diverse: sono rosa, bianche, scarlatte, alte un metro o piccolissime. Tra le più curiose, leggendo le indicazioni di studiosi, c’è l’orchidea del genere Ophrys, la quale ai fini dell’impollinazione attira gli insetti emettendo un profumo simile al feromone sessuale.

L’ Osservatorio naturalistico al centro dell’Oasi
TorrianaTutte queste ricchezze naturalistiche meritano davvero di essere scoperte di persona, seguendo a piedi, a cavallo o in bicicletta, i sentieri tracciati dall’uomo. Lungo uno di questi percorsi s’incontra l’Osservatorio Naturalistico Valmarecchia, dove ottenere informazioni ed erudizioni sull’Oasi di Torriana-Montebello, estesa per 852,4 ettari ed istituita nel tentativo di garantire protezione e quindi la riproduzione alle numerose colonie di animali: caprioli, istrici, cinghiali, tassi, scoiattoli, lepri, volpi, fagiani, pernici rosse, ricci ecc.
Sedendo invece su una sporgenza rocciosa, ammantanti dal silenzio, accarezzati dal vento e da olezzi di piante e campi, si gode in tutta tranquillità un panorama di emozionante bellezza, fatto di colline e calanchi, di campi coltivati e boschi di Roverella, di fiume e mare. E’ uno spettacolo naturale trasformatosi radicalmente nel corso delle diverse ere, e a testimoniarlo restano fossili di molluschi e pesci tenacemente abbarbicati sulle rocce.

Delitti e fantasmi
Rocce su cui l’uomo da tempo immemorabile ha trovato rifugio. Prima i villanoviani, i cui reperti sono emersi nelle vicine Verucchio e San Giovanni in Galilea, hanno occupato le alture di Torriana e probabilmente anche Montebello, Uffogliano e Saiano, data la loro posizione strategica. La stessa posizione che nel medio evo ha favorito la costruzione di fortificazioni. Per la torre cilindrica di Saiano c’è chi ipotizza origini bizantine. La rocca di Scorticata, – ribattezzata Torriana negli anni ’30 del novecento – fu teatro di uno dei tanti fatti di sangue della famiglia Malatesta. O meglio, la tragedia accadde nel 1330 durante una partita di caccia nei boschi circostanti già allora per questo rinomati: Ramberto, figlio di Gianciotto, l’ha organizzata per far pace con il cugino Malatestino Novello, cui più volte ha tentato di uccidere il padre Ferrantino. Una volta soli a riposare sotto una quercia, Ramberto si inginocchia ai piedi del congiunto per chiedere perdono dei torti passati. Malatestino, senza dire una parola, estrae la spada e la immerge nel collo del cugino. La rocca era formata da un complesso sistema di fortificazioni che occupavano le due cime. Insieme a Verucchio sull’altro lato del fiume, Scorticata era il “cancello” della Valmarecchia. Abbandonata col tempo anche a causa delle frane, subì il colpo di grazia durante la seconda guerra mondiale, quando i bombardamenti fecero scempio delle antiche vestigia. Il dopoguerra fece poi la sua parte, con aggiunte moderne perlomeno discutibili. Durante i lavori di “restauro” in una delle torri rotonde della porta di accesso venne trovato anche un tesoretto di monete d’oro.
Montebello è invece fra le rocche medievali meglio conservate della provincia di Rimini. E’ anche quella con i proprietari più antichi: i Conti Guidi di Bagno, cui Papa Pio II la concesse in feudo nel 1463. Spettacolare il panorama che i gode dai suoi bastioni, deliziosa l’atmosfera del borgo ancora raccolto entro le mura. Il nucleo più antico risale probabilmente all’XI secolo. Insieme a Scorticata, apparteneva ai Malatesta già nel 1186, andando a formare il primo nucleo della loro futura potenza. La rocca è visitabile a pagamento; per informazioni Tel. 0541 675180.

Saiano e la sua Madonna
Ai piedi di Montebello, su uno sperone di gesso bagnato dal Marecchia, c’è il santuario della Madonna di Saiano, per lungo tempo abbandonato ed ora fortunatamente recuperato. La torre cilindrica cui si faceva cenno faceva parte anch’essa di un piccolo castello di origini antichissime; i primi documenti ne attribuiscono la proprietà ai conti di Carpegna. La chiesa è dedicata alla Beata Vergine del Carmine. All'interno si trova una statua in gesso risalente al XV secolo, raffigurante la Madonna col Bambino, cui le donne partorienti della valle si rivolgevano per ottenere protezione.
Chiude il Santuario un portale in bronzo realizzato su disegno dello scultore Arnaldo Pomodoro.Può capitare quassù che fantasticando sui trascorsi di quelle torri solitarie sorga l’impressione e il timore che possa uscirne un cavaliere con la sua armatura, pronto ad attaccare per aver osato disturbare quest’atmosfera surreale. D’altronde qui i fantasmi sono di casa: Azzurrina da secoli singhiozza ancora nelle notti di temporale. Lei bimba di cinque anni dai fiabeschi capelli celesti si è persa nel tempo e il suo mito continua a vagare tra boschi, animali e castelli.

Prima Pagina
Attualità
Eventi
Opinioni
Cultura e Teatro
Musica e cinema
Sport
Benessere
Itinerari
Spazio ai cittadini
Zeinta de borg
Taccuino della tavola
Chiamami cittadino
Contatti

INSERTI:

Provincia informa
Comune informa
Legacoop informa
Silas
Chiamami33
Un pò Ad Zeinta di Borg
Chiamami Mutòr

SPECIALE CHIAMAMI CITTA':

Rimini
Riccione
Santarcangelo
Bellaria Igea Marina
Viserba Torre Pedrera
Miramare Rivazzurra

Link:

> Trasporti
> Meteo