Assistere, o accorgersi del loro arrivo, è un caso fortuito, rarissimo, eppure, sostiene uno studioso, qui le belle Vanesse arriverebbero in primavera. Colorate e leggere svolazzano là dove lo specchio d’acqua marino si unisce ad una lingua di spiaggia ciottolosa che annuncia ripidi fianchi rocciosi, alle cui spalle si stendono colline e campi coltivati, interrotti da resti di cinte murarie, borghi di medievali origini, aziende agricole, insediamenti urbani e strutture alberghiere.
Tutto questo territorio di circa 1600 ettari, fatto di roccia, cime di 200 metri sul livello del mare e campagna, è il Parco Naturale del Monte San Bartolo, area di sosta anche di Vanesse, colorate farfalle migratorie.
Tra le insenature e le spiagge del parco, che si estende da Gabicce a Pesaro, vi trascorrono l’inverno pure numerose specie di gabbiani, tra i quali la gavina, lo zafferano, il gabbiano corallino e il tridattile. E vi transitano cormorani, svassi, aironi e cicogne. A dare spettacolo, tuttavia, ci pensano i rapaci. L’Ente Parco, gestore dell’area protetta, informa che ogni anno, “tra aprile e maggio, il territorio è attraversato da almeno 3500 esemplari di diverse specie migratorie provenienti dal sud dell’Italia e dall’Africa. Gli uccelli si fermano uno o due giorni per alimentarsi. Il falco pellegrino, il gheppio e la poiana pare invece amino tanto la zona da nidificarvi”. L’evento è di tale interesse che ha spinto l’Ente a promuovere uno studio scientifico sui movimenti migratori dei rapaci, che vede in primavera allestire in zona un campo d’osservazione al quale partecipano volontari provenienti da tutta Europa.
In questo particolare habitat però, tra querce, piccoli boschi e profumate ginestre, vivono e si riproducono con discrezione, lontano da occhio umano, pure volpi, caprioli, tassi, istrici, donnole e scoiattoli.
Il Parco San Bartolo sorprende per questi piccoli miracoli della natura, e va almeno una volta visitato per godere dall’alto della maestosità del mare, per provare il brivido dello strapiombo dei suoi promontori e per curiosare tra le tracce lasciate nel corso dei secoli dall’uomo. Già, perché questa non è terra incontaminata, dove la natura è padrona incontrastata e inviolata. Qui la presenza umana non si disgiunge dall’ambiente naturale. Per questo il San Bartolo si può apprezzare e vivere in tanti modi: andando a spiaggia, risalendo le tortuose strade in bicicletta, avventurandosi per sentieri, oziando dall’alto di qualche terrazza panoramica, osservandolo da una barca, andando in giro per case coloniche alla ricerca di qualche prodotto tipico (si coltiva l’ulivo, la vite e alberi da frutto), curiosando nelle botteghe artigianali, gustando la gastronomia locale in qualche ristorante. O visitando palazzi, santuari, conventi, chiese e borghi storici, tra i quali Casteldimezzo, Fiorenzuola di Focara, Villa Imperiale, Villa Vittoria, Gabicce Monte e l’antico porto della Vallugola. La Vallugola è un’insenatura che prende il nome dal corso d’acqua che scorre tra Gabicce e Casteldimezzo. Per la sua conformazione era usata nell’antichità dai naviganti per ripararsi durante le tempeste. Fu porto commerciale, in origine ad uso dei Romani e, forse, persino dai Greci, fino al XVII secolo. Leggenda vuole che poco distante sorgesse la città di Valbruna, misteriosamente scomparsa. Sono storia, invece, i tantissimi naufragi accaduti nelle acque del promontorio della Focara, pericolose per le correnti imprevedibili ed i bassi fondali: li ricorda anche Dante (Inferno, XXVIII), insieme al delitto di un Malatesta ai danni di due notabili di Fano. Erano Guido del Cassero e Angiolello da Carignano, invitati a Rimini via mare da Malatestino "dall'occhio" per una trattativa e invece "mazzerati (gettati in mare dentro un sacco con pietre ndr) presso a la Cattolica/per tradimento di un tiranno fello".
Emozioni e suggestioni non le suscitano tuttavia solo le leggende e il mare, ma anche luoghi più modesti come i camposanti rurali. Visitarli provoca strane sensazioni: tombe con foto in bianco e nero di defunti si alternano a lapidi di recente costruzione, e ci si stupisce di scoprire quanta gente e famiglie nel corso degli anni hanno vissuto, e vivano, in minuscoli paesi arroccati su uno sperone. Sembra di entrare in una dimensione diversa, dove non c’è tristezza ma solo immagini di vite passate, trascorse tra campi e mare, di gente che forse ha dovuto lasciare il paese natio facendovi ritorno almeno sul finire della propria vita, per trovare pace là dove il mare si perde nel cielo, le farfalle svolazzano leggiadre e il falco volteggia nel vuoto emettendo gridi di libertà.
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