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Nel regno del silenzio
Natura rigogliosa, arte e storia fra Foglia e Conca
A due passi dalla riviera una terra inaspettata dove il tempo è fermo da secoli
Autore: Cristina Tiberi
La chiamano ”La terra dei Castelli”, ma qui è soprattutto il regno degli Appennini. Cime non eccelse ma sempre pittoresche, panorami mozzafiato fra valli e colline disseminate tra aridi calanchi e boschi rigogliosi, tra prati verdi e campi coltivati. Il Montefeltro testimonia di quanta bellezza sia capace la natura, che rende affascinante e perfetta una roccia, o un terreno arido.
Spaziando con lo sguardo da un punto qualsiasi di questi luoghi la mente corre ai quadri di Piero Della Francesca, alla sua arte di luce nella continua ricerca di armonia e di una bellezza ideale quanto "vera". Quel Piero di Sansepolcro che fu al servizio di entrambi i Signori che si contesero il Montefeltro: Sigismondo Malatesta e Federico di Urbino.
Tra i fiumi Foglia e Conca, c'è poi uno scrigno naturalistico, impreziosito nel corso dei secoli dalla creatività umana che lo ha contrassegnato di rocche, castelli, monasteri, chiese e borghi, a loro volta spesso custodi di opere d’arte dal valore inestimabile. Ne è un esempio la media valle del Foglia, di cui fanno parte i comuni di Tavoleto, Auditore e Sassocorvaro.
Ad una manciata di chilometri dalla costa, sembra già di essere in un’altra dimensione: la vita riacquista il suo ritmo naturale. |
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Lasciando la provinciale dopo Casinina, e imboccando la deviazione per San Donato in Taviglione salendo per la tortuosa Serra, si può ammirare questo scorcio di Montefeltro dall’alto. Ed ecco i calanchi, le rupi con le sue alture a strapiombo, ai quali l’uomo è riuscito a strappare comunque campi da coltivare.
Qui non è difficile incrociare fagiani e lepri, mentre in punti impensabili spuntano casolari, paeselli arroccati su una collina, insediamenti diroccati come San Rocco, dalle bianche case fatiscenti che celano i resti di una vecchia pieve. Dietro ad una curva appare con dolcezza la sagoma di San Donato in Taviglione, frazione di Sassocorvaro, niente di più di uno sputo di case su una montagnola. E’ il “paese del silenzio”, perché l’assenza di rumori è la prima cosa che colpisce di questo posto. Da generazioni questa è terra di forti migrazioni: la campagna non è mai bastata a sostenere le famiglie, costrette a cercare lavoro, prima, nelle città dell’Europa del Nord, poi, nelle località turistiche della Riviera o nelle cittadine delle vallate dove sono sorte piccole imprese produttive. |
Superata la meraviglia del silenzio, ci si lascia rapire dal paesaggio, dominio violato della quercia: un tempo ne esistevano interi boschi. La zona si caratterizza per la ricchezza di piante spontanee e fiori, una su tutte la profumata ginestra dal giallo brillante che colora durante la bella stagione strade e sentieri. Il resto del paesaggio è un libro di botanica a cielo aperto, illustrato con vedovelle, anemoni, giunchiglie, fiordalisi, papaveri, e con biancospini, nespoli, castagni, con il sorbo, il cotognastro, il ginepro rosso, c’è persino l’albero di Giuda, gli allori, il prugnolo il sambuco, l’asparago spinoso, il vischio, il pungitopo, il melo selvatico. Il sottobosco offre vari specie di funghi e il ricercatissimo tartufo bianco. Da queste parti la volpe rossa è di casa, insieme a rarissimi esemplari di lupo, che dividono la scena con daini, caprioli e cinghiali, donnole, puzzole e faine, tassi e ricci. I rapaci, dalle poiane alle civette, convivono invece con decine di altre specie di uccelli canterini, e pure con bisce e vipere, grilli e un tempo con le lucciole.
Arrivati fin qui però non si può non scendere a Sassocorvaro, “Scurbera” nel dialetto locale. L’architetto Francesco di Giorgio Martini vi ha realizzato nel 1476 la sentinella del Montefeltro, la Rocca Ubaldinesca, inconfondibile nella sua forma a tartaruga. Dalla Rocca il paesaggio affascinante degli Appennini non muta, acquista solo un elemento di rottura, la diga artificiale del Mercatale, uno specchio d’acqua circondato da boschi.
Il viaggio potrebbe continuare verso Lunano e Piandimileto, e su fino a Carpegna e Pennabilli. Si potrebbe al contrario invertire la rotta, e dirigersi al Peglio e ad Urbino, andando ad Urbania e sconfinando nella valle del Metauro. In ogni caso, le tracce della storia e lo spettacolo della natura sarebbero sontuosi.
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