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Non solo grotte nell’incanto di Onferno
Una riserva naturale ai confini con il Montefeltro
Autore: Cristina Tiberi
C’è qualcosa di selvaggio da queste parti, un fascino arcaico inviolato nonostante l’opera dell’uomo nel tempo non sia stata affatto pietosa. Mirando la Ripa della Morte, fatta di ripide pareti rocciose e calanchi, è come fare un salto nel tempo e nello spazio: la civiltà moderna appare lontana e ingombrante, tanto che si comincia a comprendere perché tanti specie diverse di animali abbiano colonizzato questo territorio. D'altronde l’origine dei suoi terreni risale a milioni di anni fa. Il cosiddetto "gesso selenitico" di Onferno, ad esempio, di milioni ne ha addirittura sei e altrettanti le omonime grotte, amatissime dai pipistrelli, di cui ben otto specie e migliaia di esemplari ne hanno fatto la propria casa.
Se a tutto questo aggiungiamo un ambiente carsico e una ricca varietà di piante e alberi, pare inevitabile che questo angolo di Romagna sia diventato una Riserva Naturale, la cui estensione in questi mesi è passata da 124 ettari a 273. |
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Piante e animali della Riserva
Onferno è incastonata a circa 500 metri sul livello del mare ai confini con il Montefeltro, nel comune di Gemmano. Qui ai calanchi e alle rupi, si alternano vaste praterie, conseguenze dei disboscamenti attuati nei secoli dall’uomo per ricavare pascoli e campi. La molteplicità di ambienti naturali significa diversità di flora e fauna. Così si possono osservare dalle semplici graminacee e borracine bianche che ricoprono i gessi, all’alloro alle edere, alle felci fino agli insediamenti di Roverella, Carpino Nero e Ornello, Aceri d’Ungheria, Tigli e Olmi montani, Biancospini, Rose canine e Noccioli. Da non perdere è lo spettacolo della fioritura della ginestra a fine primavera. |
Alzando lo sguardo al cielo non è affatto raro scorgere un falco perché l’asperità di una parte della Riserva pare amatissima da rapaci diurni: Poiane, Gheppi, Albanelle Minori e Reali. Tra i boschi invece è possibile intravedere l’Upupa, la Tortora e il Cuculo, ma anche il curioso Picchio Verde e il Fagiano, o la Cinciallegra. Non mancano certo i mammiferi: Donnole e Tassi, Ricci, Volpi, Cinghiali e l’Istrice, un roditore che ha oramai invaso l’entroterra riminese e che può raggiungere fino ai 15 chili di peso e gli 80 cm di lunghezza. Anche se non originario della zona, ha fatto capolino nella Riserva il Capriolo il cui pelame rossiccio diventa grigio nella stagione invernale. Nei corsi d’acqua invece la fa da padrone l’Ululone, una sorta di rospetto dal ventre a strisce blu, gialle e arancio, che mette in mostra quando teme di essere attaccato.
Le grotte
Da queste parti tuttavia suscitano particolare curiosità le famose Grotte di Onferno, che si trovano sotto l’omonimo borgo. Sono il frutto dell’azione erosiva meccanica e chimica dell’acqua sulle rocce gessose. Nei suoi meandri s’incrociano i Chirotteri (pipistrelli) che vivono in folte colonie. Alcuni passano l’intera vita all’interno del sistema carsico, altri solo l’inverno. E i movimenti migratori di questi animali sono oggetto di vari studi. Anche se meno citate, dividono gli spazi bui con il pipistrello le Dolichopode, una curiosa specie di cavallette brune
E proprio per la presenza delle grotte solo una manciata di secoli fa la zona veniva chiamata Inferno, dal latino infernum, luogo basso e oscuro. Ma se l’Inferno profumasse di fiori e un usignolo riempisse l’aria di un canto così soave si dovrebbe ridiscutere l’immagine dell’aldilà. |
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