Il 12 gennaio del 49 a.C Giulio Cesare attraversa il Rubicone e conquista Rimini, convalidando il passaggio da repubblica a principato.
Con la pacificazione imperiale arrivano grandi opere pubbliche: l'arco d'Augusto (27 a.C.), il ponte di Tiberio (21 d.C.) la pavimentazione delle strade, la costruzione del teatro nei pressi del foro, i rivestimenti in pietra dei templi e degli edifici pubblici e la valorizzazione degli edifici privati attraverso marmi pregiati, intonaci eleganti e pavimenti a mosaico. Sotto il dominio di Diocleziano, la città vede la costruzione dell’acquedotto e della rete fognaria; sotto quello di Adriano, viene costruito l’anfiteatro e sotto il dominio di Antonino Pio, viene costruita la fontana pubblica.
Il Cristianesimo si diffonde a Rimini tra il II ed il III sec. d.C. Nel 359 la città fu sede del concilio voluto dall'imperatore Costanzo. Nel 360 d.C. il Vescovo Gaudenzio, fu arrestato dal rettore dell'imperatore per la sua predicazione antiariana e fu ucciso da un gruppo di seguaci di Ario. S. Gaudenzio è il patrono di Rimini.
Segue un periodo di invasioni barbariche e Rimini viene occupata da Alarico, da Genserico, da Odoacre, da Teodorico, assediata da Vitige, difesa da Belisario, e presa dai Goti nel 549. Infine all'impero bizantino la destinò alla Pentapoli marittima insieme a Pesaro, Fano, Senigallia e Ancona.
Nel 751 i Longobardi riescono, anche se per poco tempo, ad avere la meglio su Rimini. Nel 756 il franco Pipino sconfigge il longobardo Astolfo e dà in dono la Pentapoli alla Chiesa. Sulla nascita del comune di Rimini non si hanno molte testimonianze. Nel X sec., al Conte che rappresentava l’imperatore ed il pontefice, si affianca la figura del Pater Civitatis, una autorità municipale responsabile dell'amministrazione dell'economia e della giustizia. Nel 1157 una rappresentanza del comune si reca dall'imperatore Federico Barbarossa in Germania per ottenere il privilegio che riconosce le cariche municipali e che accorda alla città di Rimini ogni diritto sul territorio e le concede la autorità di battere moneta: nasce cosi ufficialmente il comune di Rimini.
Hanno inizio le costruzioni del Palazzo del Comune, delle carceri e degli uffici dei magistrati preposti alle finanze e alla giustizia. Ma il periodo comunale è breve e oppresso da lotte con città vicine, di movimento e scontri religiosi. Dagli scontri di corrente emergono le famiglie signorili. I Malatesta entrano nella storia di Rimini in modo veramente singolare: Giovanni Malatesta, signore di Verucchio, nel 1197 si presenta in atto di sottomissione con la spada puntata contro di sé e una corda al collo per implorare perdono a Rimini di non si sa quali affronti e giura obbedienza alla città dandole in dono il castello. Nel 1216 il comune accorda la cittadinanza a Giovanni ed al nipote e così i Malatesta si stabiliscono a Rimini presso le porte del “Fattolo” e di Sant’Andrea. Le basi della signoria malatestiana sono poste da Malatesta da Verucchio, detto da Dante il "Mastin vecchio". Alla morte di Giovanni Malatesta, succedono il figlio Malatestino, e successivamente Pandolfo nel 1317. Nel 1326 gli subentra Ferrantino, figlio di Malatestino, che nel 1334 viene rimosso dai figli di Pandolfo, Galeotto e Malatesta. Quest'ultimo, che rafforza ed amplia le mura di Rimini ed allarga la sua signoria anche nelle Marche. Nel 1385, dopo la sua morte, la signoria di Rimini passa al fratello Galeotto subito dopo al figlio Carlo, sotto il quale Rimini gode di un intervallo di tregua e di laboriosità. A lui si deve il restauro del porto canale. Morendo lascia nel 1429 la signoria in mano a Galeotto Roberto, ma una rivolta Scoppiata una rivolta incitata dai Malatesta del pescarese, lo fanno rinunciare al potere e si chiude in un monastero a Santarcangelo. Il figlio di Pandolfo III diviene in questo modo signore di Rimini a soli sedici anni. Sigismondo Pandolfo Malatesta fu un abile condottiero, un politico spericolato, un principe generoso. Fu sua l’iniziativa della costruzione di Castel Sismondo nel 1437. Nel 1450 Sigismondo Pandolfo affida a Leon Battista Alberti la progettazione dell'esterno del Tempio. Contrastato da Enea Silvio Piccolomini, salito al potere pontificio nel 1459 e da Federico da Montefeltro, Sigismondo perde tutti i suoi averi, tranne Rimini. Alla sua morte nel 1468, viene sepolto all’interno del Tempio Malatestiano. Gli succedono il figlio Roberto Malatesta detto il magnifico che si riappacifica con i Montefeltro, sposando la figlia di Federico. Il loro figlio Pandolfo IV viene costretto ad abbandonare Rimini dall’esercito di Clemente VII.
A parte una breve parentesi veneziana (1503 – 1509) Rimini apparterrà alla Chiesa per i tre secoli successivi ed inizialmente attraverserà periodi di declino colpiti da invasioni, saccheggi, carestie, pestilenze, inondazioni e terremoti. E’ nel 1700 che Rimini si riprende con l’aiuto di alcune personalità del momento ed inizia così un periodo di grande slancio culturale e di evidente progresso.
Segue un periodo tranquillo durante gli anni napoleonici dove le cronache del tempo registrano i vari passaggi di truppe, il transito di personalità, l'illuminazione pubblica (11 dicembre 1802), l'istituzione della Camera di Commercio (1804), l'avvio della coscrizione militare obbligatoria a partire dal 1803. Rimini partecipa anche ai moti del 1831 dove, si combatte la "battaglia delle Celle" il 25 maggio. Qualche anno dopo, nell’estate del 1843, i Conti Baldini ed il medico Claudio Tintori fondano il primo Stabilimento Balneare, dando vita all'industria turistica. E’ alla fine dei due conflitti mondiali che le forze politiche consolidano nel turismo l'elemento trainante dell'economia riminese ed avviene il passaggio dall’originario turismo d'élite a turismo "popolare", già iniziato in età fascista. Si iniziò così ad edificare sulla costa senza avere un piano regolatore, l'ambiente venne distrutto e la spiaggia poteva essere utilizzata da tutti con autorizzazioni a pagamento.
Per il Centro Storico il turismo significa una progressiva emarginazione. La costruzione della linea ferroviaria già nel 1861 segna il distacco della “Città” dalla “Marina”. La sensibilità culturale ottocentesca privilegia il progresso e le mode del momento rispetto alla conservazione del passato. Rimini perde quindi la cattedrale Santa Colomba e due importantissimi monumenti di origine bizantina – San Gaudenzo e San Gregorio – già all’inizio del secolo. Le mura vengono smantellate su tutto il lato mare, compresa le presunte vestigia del molo romano; viene eliminata la torre medievale sul Ponte di Tiberio; scompaiono molte chiese e conventi, che restano sconsacrati anche dopo la restaurazione; il grande patrimonio artistico che vi era custodito viene in buona parte disperso, anche a causa del declino dell’aristocrazia cittadina. Un intero e antichissimo isolato – quello di San Tommaso – viene cancellato per far posto ai giardini che danno decoro alla nuova Cassa di Risparmio di piazza Ferrari.
Il piccolo mondo antico della città, che era rimasto pressoché immutato per duemila anni, vive la sua melanconica decadenza non nell’oscurità, ma abbagliato dal favoloso modo del turismo, che da ogni stagione rinnova il suo miracolo di sfavillante mondanità. E’ il Grand Hotel, è il Rex, è il sogno felliniano che diviene universale nell’arte dell’amarcord.
La seconda guerra mondiale tronca crudelmente gli ultimi legami con il passato. Oltre ai gravissimi danni materiali, è spazzato via quanto resta dell’antico ordine sociale. Mentre la Rimini balneare si impone come leader nel suo campo, il centro Storico campa di riflesso. Lentamente il benessere si trasferisce anche a monte della ferrovia. Verso gli anni ’70 il Centro torna ad essere attraente. I borghi malfamati e insalubri, a cominciare da San Giuliano, subiscono la metamorfosi più spettacolare: da ghetto ad ambiti quartieri residenziali.
E’ la storia di oggi, quella della rinascita di un Centro che ha superato tutte le vicissitudini della storia e che ancora una volta scommette su se stesso.
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