La storia.
Borgo San Giovanni, Rimini
Il Borgo di San Giovanni nacque lungo la Via Flaminia, costruita nel 220 a.C. per collegare Roma ad Ariminum. In età romana l’area doveva essere occupata soprattutto da sepolcri. Essendo la Flaminia la Via più importante, anche le sepolture erano le più prestigiose, a cominciare da quelle degli Ovii e dei Maeci, eminenti fra le gens che avevano fondato la colonia romana nel 268 a.C. Agli albori del cristianesimo la zona è ancora solennemente dedicata all’aldilà. Il 14 ottobre 360, appena fuori l’Arco d’Augusto, il vescovo di Rimini Gaudenzo da Efeso viene linciato dai fautori dell’arianesimo. Viene poi sepolto al “lacus maiuor”, una necropoli ai margini di una laguna il cui ricordo resta nel toponimo Lagomaggio. Sulla sua tomba viene edificata una prima chiesetta dedicata alla “confessione dei Martiri, che è il primo edificio cristiano di Rimini. Nel V secolo Galla Placidia, secondo la tradizione, volle qui due chiese: Santo Stefano e San Gregorio.
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La prima finì per essere inglobata nell’attuale San Giovanni, la seconda fu sciaguratamente distrutta nell’800 – come del resto San Gaudenzo - assieme i mosaici bizantini che ancora conservava.
Più recente, ma egualmente scomparsa, la chiesa del Santo Crocefisso, eretta nel 1625 da Lucrezia Bandi Bianchelli, demolita poi nel 1788 dopo una profanazione; era posta in fondo al Borgo, dalla parte del mare. L'antico simulacro del Crocefisso che vi si venerava fu trasportato nella Chiesa dei Minori di San Bernardino. Esisteva anche una chiesa di Monache di San Cristoforo "...extra urbem et porta Sancti Genesii...", demolita nel 1428.
La dedica del Borgo a San Giovanni arrivò solo nel 1281. Prima di essere così chiamato, era detto di Santo Stefano, di San Genese o San Genesio, di San Bartolo, di San Bartolomeo, Porta Santo Stefano e Porta Romana.
All’ingresso del Borgo sorgeva l'Arco di Giulio II, demolito dopo il terremoto del 1786. Era stato eretto nel 1509 su basamenti di un arco già esistente. Il Borgo non ebbe mai una cita di mura che lo proteggesse per intero. Nel 1328 Pacitadino, figliolo di Parcitade IV, con molti Ghibellini di notte entrò nel Borgo di San Genese di Rimino e "...rubollo, e bruciò la porta, e fece gran danno...".
Il il 5 luglio 1469 fu fatto "abbruciare" da Roberto Malatesta per timore che le genti della Chiesa vi prendessero alloggio ai danni della città.
Sotto il dominio della Chiesa il Borgo vive tre secoli di pace, ma non di fulgore. E’ il comunque Borgo dei benestanti, rispetto agli altri tre. Ed è il Borgo “giallo” dei clericali, quanto il resto della città nell’800 palpita ormai per l’unità se non per la repubblica. Quando a prevalere furono i secondi e Porta Pia fu espuganata, la vendetta degli amministratori risorgimentali fu beffarda: Borgo e via che lo attraversava furono ribattezzati XX Settembre.
Nel 1840, per opera del riminese Nicola Ghetti, fu costruito il palazzo che da Lui prese il nome.
Il Ghetti aveva brevettato un sistema per fabbricare i fiammiferi chiamati "nuovi fiammiferi alla Ghetti, innocui e di sicurezza". Per gestire questa attività all'interno del palazzo aprì una fabbrica nella quale, attorno al 1870, vi lavoravano 350 operai mentre una cinquantina di donne confezionavano le scatole lavorando al proprio domicilio.
A parte la grave perdita delle Chiese più antiche, il Borgo non cambia molto nei secoli. La “rivoluzione” arriva con il ventennio fascista: il Duce decreta l'isolamento dell'Arco di Augusto dalle costruzioni che aveva attorno, compreso un bel tratto di mura romane e un altro, antistante, di mura medievali. L'Arco quindi perde la sua funzione originale di porta d'ingresso alla città.
La guerra che colpisce Rimini crudelmente, lascia quasi intatto Borgo San Giovanni. E con esso la sue bella chiesa, di cui è venuto il momento di parlare.
Come si accennava, la storia inizia da Galla Placidia, che attorno al 440 volle si edificasse in Rimini, in onore del Protomartire S. Stefano, una Chiesa "interumque aedificavit ecclesiam S.Stephani in Arimino".
Dopo che nel VII secolo la Basilica fu distrutta da un incendio, fu ristrutturata, ma attorno al 1000 la ritroviamo nuovamente in rovina.
In quel periodo, nella stessa zona, sulle rovine della Basilica oppure per l'ampliamento di una Cappella già esistente, fu edificata una nuova Chiesa dedicata a San Giovanni Battista.
Nel 1573 fu concessa ai Padri Carmelitani che "vi eressero un comodo convento e sufficiente Chiesa". La forma attuale è del 1772 Nel 1998-1999, la Chiesa di San Giovanni ha subito un'importante opera di restauro. E' grazie all'impegno di molti, ma principalmente del Parroco Don Salvatore Pratelli, se oggi possiamo ammirare la bellezza della costruzione esterna e tutti i restauri alla parte interna.
Oggi San Giovanni è amatissimo anche fuori Rimini grazie alla sua festa, che si celebra nel luglio di ogni anno. Era l'anno 1998 quando nacque l'idea di abbinare alla celebrazione religiosa molto sentita, della Solennità della B.V. del Carmine una festa popolare. Una festa che rappresentasse per così dire l'altra naturale faccia dell'evento religioso, che ne completasse la fisionomia e ne potesse esprimere meglio la gioia, e non ultimo fungesse anche da traino per coloro che non sono immediatamente sensibili al richiamo spirituale della celebrazione. Una manifestazione dunque rivolta alle genti, e quindi pensata e realizzata con atteggiamento missionario.
Bisognava inventarsi tutto. Alcuni artisti del Borgo, nei giorni precedenti la Festa, si adoperano con entusiasmo, e talento, producendosi in una serie di pitture murales che ancora oggi abbelliscono i muri di alcune case nel Borgo.
Si scritturò la Banda Città di Rimini, alcuni complessi musicali, si invitò la scuola di ballo "Arabesque", si allestirono bancarelle e stand gastronomici, si invitarono alcuni artigiani ad esibirsi lungo la Via XX Settembre; i pittori allestirono una mostra di quadri, si preparò anche una mostra fotografica sui personaggi del tempo che fu, vissuti nel Borgo.
E si partì.
La sera di Sabato 18 Luglio 1998, quando si diede inizio alla Festa si sperava nella presenza di un migliaio di persone: ne sono state contate almeno cinque volte tanto. Un'affluenza di folla che ha invaso il Borgo, non certo ampio di spazi, e che ha assistito, applaudendo, al magnifico spettacolo pirotecnico di fronte all'Arco d'Augusto a conclusione della serata. Tale fu il successo che la tradizione continua anno dopo anno, con un impegno e risultati sempre più grandi.
Per saperne di più: http://www.borgosangiovanni.com
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