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Borgo Marina:   La storia | Attualità | Cartina | Attività commerciali


 
La storia.
Borgo Marina, Rimini
Il mare si allontanava e il Borgo cresceva.
E' stato così per mille anni e più. Proprio intorno all'anno Mille il Marecchia, con una delle sue tremende alluvioni, decide di cambiare corso. Invece di sfociare con un'ansa verso oriente tira dritto al nord. Per il porto romano, già insabbiato da secoli, è la fine definitiva. Nel 1059 nei documenti il porto nominato è quello "Mariculae", del Marecchia. E' il motore economico della città che rinasce e intorno ad esso cresce il Borgo più grande, proprio sul terreno che il mare sta lentamente abbandonando.
Si chiama Contrada Ripamaris e si stende fuori porta San Tommaso, che prende il nome da un monastero di origine bizantina che sorgeva nell'attuale piazza Ferrari sul lato di via Gambalunga. Faceva parte della contrada tutto ciò che restava fuori dalle mura romane di Aureliano, che correvano a semicerchio dalla piazzetta Ducale all'attuale Piazza Clementini.


Già nel XII secolo una nuova cinta di mura ingloba il Borgo fino ai bastioni che si vedono ancora, ma la crescita non si arresta. Come tutti i quartieri marittimi, è un crocevia di popoli. Via Clodia prende il nome da Chioggia, da dove la popolazione fugge periodicamente a seguito di guerre e catastrofi naturali. Si parla il "portlott", un dialetto più veneto che romagnolo. Una specie di esperanto che tutti comprendono sulle due rive dell'Adriatico, ma che già alla Castlaza – l’antica corte fortificata dei duchi bizantini - fanno fatica a capire. Almeno dal 1078 i Veneziani hanno la loro Confraternita presso la chiesina di San Marco, accanto a porta Galliana. Ma ci sono anche le Confraternite degli Albanesi (vicino a San Nicolò), dei Tedeschi (non lontano da S. Maria al Mare), degli Armeni (accanto a S. Girolamo). La chiesa parrocchiale della Marina è quella di San Nicolò dei padri Celestini, qui giunti nel 1338. Ma già prima esisteva un oratorio dedicato a San Lorenzo, dove fin dal 1177 si custodiva una preziosissima reliquia: l’omero sinistro di San Nicola di Myra, trafugato a Bari nel 1087. I Celestini erano nati come ramo “pauperistico” dei benedettini, ma
nel catasto del 1786 risultavano essere fra i più grossi proprietari immobiliari della città: possedevano ben 70 case su 363 della loro parrocchia.

Dal mare arrivano merci e persone, ma anche idee. Non sempre gradite a chi comanda. L'eresia dei Bogomili, cresciuta dalla Bulgaria alla Bosnia, a Rimini diventa Pataria e conquista i ceti popolari. Nel XIII secolo almeno un quarto della città è nelle loro mani, nessuno ha il coraggio di mettere in atto i bandi ecclesiastici di espulsione. Per arginare l'epidemia arrivano predicatori celebri, come S. Antonio da Padova. Che non a caso annuncia il vero Vangelo sul porto, ma solo i pesci - esclusi i "paganelli" - vanno ad ascoltarlo. Poi nel foro sarà una mula l’unica ad inginocchiarsi di fronte all’ostia consacrata, che gli eretici negavano. Alla fine del '200 in ciascuna delle zone "calde" della città vengono fondati i conventi degli ordini più attivi, quelli che sanno come parlare alla gente. I colti Agostiniani si piazzano ai margini del ghetto ebraico, dove circola l’oro ma anche la cabala e l’alchimia. I Francescani praticano la loro povertà nel bel mezzo del popolare quartiere Cataro, quello degli artigiani tessili. Per la gente di mare ci vogliono i Domenicani, con i loro sermoni fiammeggianti e intransigenti. Il loro convento, che ha chiesa in San Cataldo (circa nell'isolato a monte di Villa Assunta), copre una superficie enorme. Ci sono due chiostri e il più grande esorbita dalle mura della città come un fortino.

Nel bassorilievo del Tempio Malatestiano che ci restituisce la più antica veduta di Rimini, il Borgo è raffigurato in primo piano, racchiuso dentro le mura e le torri di Carlo Malatesta. E' il momento del suo massimo splendore, così come per il porto e tutta Rimini. Carlo Malatesta ha appena risistemato l’approdo del Marecchia, che può contenere sessanta navi oltre ai pescherecci, è sorvegliato da due torri su ciascuna riva del canale dalle quali si può trarre la catena per chiudere l’imbocco. Ai primi del ‘500 Venezia issa il vessillo di San Marco su di un’antenna di galea alla bocca del porto. Rimini diventa dominio della Serenissima, con prospettive promettenti per il suo scalo marittimo, che finora il monopolio marittimo di Rialto lo ha solo dovuto subire. Ma presto i Dogi devono rinunciare alle loro mire sulla Romagna e si apre il lungo capitolo del governo diretto papale. Tre secoli in cui pochissimo muta, se non per le cicliche devastazioni dei terremoti, delle carestie e pestilenze e del solito Marecchia in piena.

Nel Borgo Marina la bonaccia termina il 4 febbraio 1797 con l’arrivo delle truppe di Napoleone. Cade il dominio pontificio, cade l’antico regime. Il 30 maggio 1799, con gli austriaci a Ravenna, i Borghi di Marina e San Giuliano insorgono guidati dal paron Giuseppe Federici e impediscono alla batteria costiera di sparare su un brigantino imperiale che sta forzando il porto. Poi borghigiani e Austriaci assaltano e espugnano Porta Marina, mentre dalle campagne calano i contadini armati. La città è in mano agli “Insorgenti”, che devastano i palazzi pubblici, svuotano le carceri e non mancano di saccheggiare le botteghe degli Ebrei. I Francesi sono per il momento scacciati, ma la storia non torna indietro.

Nell’800 Rimini vive con passione il suo Risorgimento politico, ma allo stesso tempo, senza subito rendersene conto, dà inizio ad una sua “rifondazione”: il 30 luglio 1843, con l'inaugurazione del primo Stabilimento Bagni, fondato dai conti Alessandro e Ruggero Baldini e dal medico Claudio Tintori, nasce ufficialmente l'industria balneare. Il turismo riminese, che ebbe dagli inizi del '900 il suo emblema nel Grand Hotel, polarizzò l'attività economica e venne a creare una spaccatura fra il Centro e la Marina, simbolicamente tracciata dalla linea ferroviaria del 1861. Con il ‘900 tramonta l’epoca della navigazione a vela. Il piccolo, poco profondo porto di Rimini perde le sue ultime capacità commerciali. Con al vela si spegne anche il “portlott”: una cultura millenaria scompare nel giro di una generazione. Poi la guerra fa il resto. L'ultima immagine del vecchio Borgo Marina è datata 1944, con il campanile di San Nicolò che svetta dai cumuli di rovine. Ma la storia non finisce qui. Perché Rimini non è Rimini senza la sua Marina.



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