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SIGEP, LA STORIA DI RIMINI (E NON SOLO) ATTRAVERSO I GELATI
Autore: Michele Marziani

La fiera più dolce è arrivata alla ventinovesima edizione con ospiti di grande rilievo come il pasticcere bresciano Igino Massari e competizioni di prestigio quali la Coppa del mondo della gelateria. Da segnalare la bella iniziativa di CNA contro il bullismo


Quando sono cresciuto il riminese che più di tutti mi ha fatto sognare è stato Federico Fellini non solo con i suoi film, ma con la sua vita (che capolavoro che è “L’intervista”) e con quei disegni che basta un colpo d’occhio per trovarci qualcosa che un po’ ti appartiene. Ma prima di Fellini il riminese che sapeva farmi sognare – e con me un susseguirsi di generazioni di bambini – è stato Vito Zucchi. Chi? Vito Zucchi, il fondatore della gelateria Romana, il tempio del gelato fatto in casa, la “mecca” di piazza Ferrari dove si andava pellegrini appena si avevano poche lire, il luogo col bancone dai gusti nascosti sotto ai coperchi di acciaio lucente, tutti uguali. Solo il gelataio sapeva alzare quello giusto quando ordinavi il cioccolato, la fragola o il pistacchio. Vito Zucchi è morto pochi giorni fa. La Romana oggi è un marchio che gira il mondo e vuol dire ancora gelati. E così, pensando a uno dei riminesi che ci hanno fatto sognare viene in mente che la storia, almeno quella della vita quotidiana, quella che si chiama “storia materiale”, si può costruire anche attraverso i gelati, cartina di tornasole di un mondo che cambia. Tra pochi giorni, il 26 gennaio apre alla Fiera di Rimini il Sigep, imponente salone internazionale di gelateria, pasticceria e panificazione (pizza compresa) arrivato ormai alla ventinovesima edizione con un giro di visitatori superiore alle centomila unità. Una delle più importanti vetrine del settore, teatro di grandi eventi, palcoscenico di pasticceri di gran fama come il sommo Igino Massari, famoso per le sue sculture dolci, o il riminesissimo e pluripremiato Roberto Rinaldini che guida la squadra italiana nella “Coppa del mondo della gelateria”, che si svolge proprio al Sigep e vede in lizza le compagini di Argentina, Brasile, Italia Marocco, Spagna, Svizzera, Francia, Usa e Iran. Da sola, la gara, vale, secondo noi, i 31 euro del biglietto (5 per i ragazzini che fanno parte delle sciamanti scolaresche in gita al salone), tanti se ne devono sborsare se non si è provvisti di invito, se non si è, insomma, addetti ai lavori. Anche questo, il prezzo dell’ingresso, racconta la strada che ha fatto il Sigep in quasi trent’anni. Come si fa a non ricordarsi alla vecchia fiera le prime edizioni del salone? Sembravano grandi gelaterie del tempo, dove si andava flanellando da uno stand all’altro rimpinzandosi di assaggi abbondanti. Il mal di pancia da eccesso di Sigep è stata malattia diffusa nei primi anni Ottanta. Era un fierone di gelatai, oggi è il luogo dove la gelateria, la pasticceria, la panetteria e le pizze artigianali si incontrano, discutono, scambiano idee e fanno affari. Dopo si potrebbe discutere cos’è la gelateria artigianale oggi visto che, come dice, Corrado Assenza, allievo di Giorgio Celli (sì, l’entomolgo, etologo ed ecologo bolognese) e grandissimo pasticcere di Noto, in Sicilia: “ormai la gran parte degli artigiani non sono altro che terminali dell’industria che fornisce i semilavorati”. Ma intanto il Sigep è insieme business e festa, spettacolo e vetrina, passeggiata golosa e luogo di cose curiose come la “pizza al buio” degustazione cieca, nel senso che non si vede nulla, per aumentare le percezioni degli altri sensi. Tra convegni, gare di ogni tipo, dibattiti e novità come non segnalare l’idea, sostenuta da BuonLavoro CNA Rimini, delle gelaterie artigianali riminesi contro il bullismo? Si chiama “Non con-gelateci il sorriso” e l’assunto teorico è semplice: in gelateria vanno bambini e ragazzi, quindi è il luogo ideale dove instaurare un dialogo, dove il gelataio può essere capace di offrire messaggi positivi. D’altra parte cosa c’è di più “buono” di un gelato?





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