TACCUINO:
S.GIOVANNI IN GALILEA QUELL’INDIMENTICABILE SALAME SOTTO AL PERGOLATO DELL’OSTERIA LE ROSE
Autore: Michele Marziani
A San Giovanni in Galilea un locale accogliente, quasi sospeso nel tempo. C’è forse un tocco un po’ troppo lezioso in tutte le cose, ma le due brave ostesse possono arrivare lontano...
C’è un altro mondo a due passi da casa. Quasi un microcosmo nascosto, le cui porte si aprono d’incanto, con un bicchiere di vino, due chiacchiere tra amici, una fetta di salame da osteria, fatto in casa – e si sente, che meraviglia! - accompagnato dalla piadina calda, alta e leggera di bicarbonato, dall’aglio sott’olio, dai ghiotti peperoni sott’aceto... Ci siete arrivati arrancando, sotto al pergolato dell’Osteria Le Rose, cercando un paese che neppure sulla cartina è ben chiaro dove sia, parcheggiando in stradine lillipuziani, entrando in un borgo di quattro case dove viene da chiedere permesso. Siete in comune di Borghi, ma è come se foste ai confini dell’universo. Salite la scalettina che porta in alto, a due passi dal cielo: qui l’occhio vaga su un susseguirsi di campagne e calanchi da rimanere senza fiato. Un altro bicchiere di vino, l’avete scelto in una carta molto – troppo? – toscaneggiante, ma che v’importa... Qui la sera è magia. Fuori come nelle sale interne, incredibili angoletti di paradiso. Mica si trova tutti i giorni un posto così. Anzi se non si sa la strada non si trova proprio. Portate con voi il telefono, come guida certa, o quasi, alla destinazione: 0541 939104. Ad accogliervi due ostesse gentili, catapultate quassù da chissaddove, nel retrobottega della riviera, nella soffitta della Romagna, tra Santarcangelo, Sogliano, il Montefeltro e lo Stradone. Donne giovani, energiche, volenterose, quasi che questo luogo fosse una scommessa. Già, in un paesello dimenticato, a curare un locale che, si vede, subito, vuol essere di più delle solita roba finto contadina di cui, francamente, non se ne può davvero più. Qui la passione è autentica, potete scommetterci, si respira nell’aria. I risultati, beh, su quelli un po’ c’è da attendere. C’è qualcosa di impreciso, di non chiaro, ancora, su dove mandare questa cucina che è comunque cucina di cuore. Il menù, inteso come la carta, è un oggetto eccessivo, lezioso. Nemmeno fosse l’album delle foto del matrimonio. La sostanza si traduce in piatti che legano buone materie prime a idee da mettere magari un po’ più a fuoco perché la misticanza ricorda il territorio ma con avocado e mango sa di qualcosa di troppo. Piacevole, molto, il carpaccio con valeriana e zenzero. I sapori si fanno girandola, ancora eccesso, nei ravioli al coriandolo con ricotta affumicata, per tornare buoni, squisiti, di casa, nelle tagliatelle con gli strigoli. E se pure son buone la tagliata e le patate al forno, straborda di sapori l’agnello con sesamo e pistacchi. Semplicità, signore! Verrebbe da dire con affetto, perché le ostesse, basta parlarci, si fanno voler bene. Ottima la scelta dei formaggi dell’azienda Lozzole di Palazzuolo sul Senio, non sono locali in senso stretto, ma sono buonissimi. Spenderete sui 35 euro e andrete via convinti che la stoffa e la voglia di far bene ci sono. Ci sono cose che aggiusterà il tempo. Intanto si sta in panciolle da veri signori. Intorno il tempo si è fermato.
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