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STORIA BORGO S. GIOVANNI:
I SANTI RIMINESI DI COSIMO PIAZZA
Autore: Luca Vici

I tesori di San Giovanni Battista


Nella prima cappella di destra della chiesa di San Giovanni Battista, si trova una delle opere più importanti per la storia della nostra città: la pala eseguita da fra’ Cosimo Piazza che raffigura i santi riminesi. L’immensa pala (cm. 527 x 260) fu commissionata al padre cappuccino Cosimo da Castelfranco dai suoi confratelli riminesi nel 1611, per l’altare maggiore della loro nuova chiesa sorta nel 1605 nei pressi delle rovine dell’Anfiteatro Romano. Nel 1797 l’ordine fu spostato nel convento dei soppressi Carmelitani, ossia nella chiesa di San Giovanni Battista, dove è rimasta fino ai nostri giorni. Sono gli stessi santi venerati dai riminesi, a tenere su un vassoio la città per offrirla alla Trinità. Colpisce in particolare la peculiarità con la quale è stata mostrata la nostra città dall’artista offrendoci la possibilità di vedere come doveva essere all’inizio del XVII secolo: sono infatti riconoscibili l’arco di Augusto, le mura malatestiane che la cingono, oltre ai campanili del tempio Malatestiano, della chiesa di S. Agostino e di S. Colomba. La costruzione prospettica dell’opera mostra due livelli i quali sono rispettivamente occupati dalle figure dei santi in basso e dalla Trinità in alto, che vengono idealmente uniti dalla figura di S. Francesco sulla sinistra, il quale sta ascendendo al cielo. La parte centrale è invece occupata dal mare, elemento tipico di Rimini, dal cui orizzonte si scorge un bagliore che va a illuminare in parte i corpi e le vesti dei santi. Il primo santo a destra è Sant’Antonio da Padova, la cui vita può ricollegarsi a Rimini per i due celebri miracoli che vi compì e che sono raffigurati in alcuni affreschi ‘900 all’interno della chiesa dei Paolotti in piazza Tre Martiri: la tradizione racconta infatti che quando arrivò a Rimini, nessuno volesse ascoltare le sue prediche, tanto la popolazione era permeata dalle dottrine eretiche dei Patarini; egli si recò allora bocca del porto e affacciandosi sul mare invitò i pesci a lodare Dio per i doni ricevuti. Fu così che centinaia di pesci (esclusi i “paganelli) si avvicinarono a lui, sollevando il capo fuori dall’acqua, e tornando ad immergersi solo dopo aver ricevuto la benedizione. L’altro miracolo fu quello che vide la mula di tale Bonvillo, capo degli eretici, inginocchiarsi davanti all’esposizione del SS. Sacramento in processione, in quel punto del foro dove sarebbe sorto il tempietto di Sant’Antonio.
Col giglio in mano nella consueta iconografia, è raffigurato San Giuliano, la cui storia è raccontata in una splendida tavola di Bittino da Faenza all’inizio del 400’, conservata nella chiesa di S. Giuliano, dove viene mostrata la sua vita, dal martirio fino al momento in cui l’arca dove era stata deposta la sua salma, attraversa miracolosamente il mare e viene portata nella chiesa di S. Giuliano dove si trova ancora oggi.
Al centro si trova Santa Innocenza, signora di Monte Tauro, la quale rifiutò di abiurare davanti all’imperatore Diocleziano, e che venne martirizzata con una spada che le trafisse i fianchi e che gli esecutori le lasciarono inflitta nella carne.
Vicino a Santa Innocenza si trova San Gaudenzo, vescovo di Rimini, che contrastò l’eresia ariana durante il Concilio ecumenico che si tenne in città e fu per questo martirizzato vicino all’arco d’Augusto: egli è qui rappresentato con il vestito da vescovo di cui fa parte, a terra, la mitria.
Più a sinistra si trova la figura di Santa Colomba di Sens, la quale fu decapitata per ordine dell’imperatore Aureliano. La sua testa sarebbe giunta nella nostra città nel IV secolo grazie ad un mercantile francese costretto ad attraccare a Rimini a causa delle condizioni atmosferiche sfavorevoli. Nel 1581 mons. Castelli vescovo di Rimini, essendo nunzio apostolico in Francia, ottenne dai monaci dell'abbazia di Sens, le reliquie di una costola e due denti della martire, che dal secolo XVIII sono conservate in un busto reliquiario. Per diversi secoli la cattedrale di Rimini, dove erano conservate le reliquie della, fu dedicata proprio a S. Colomba, finché nel XIX secolo, dopo l’abbattimento della chiesa, il titolo di cattedrale venne preso prima dalla chiesa di S. Agostino e, successivamente, dal Tempio Malatestiano.
Sopra Santa Colomba si trova San Girolamo, raffigurato nella consueta iconografia, come un vecchio canuto e barbuto con il torso nudo.


Fonti
Rosanna Menghi, I santi Riminesi
Carlo Francesco Marcheselli, Pitture delle chiese Riminesi 1754
Sito chiesa San Giovanni Battista: www.sangb.com




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