OPINIONI:
RIMINI MA VOI CI VIVRESTE IN SVIZZERA?
Autore: Stefano Cicchetti
Secondo un’autorevole ricerca l’Italia è solo ventottesima nella classifica mondiale del turismo
Da quanti anni l’hotel Palace è quel rudere dà il benvenuto a chi arriva a Rimini in treno? Boh, chi se lo ricorda più? E per quanto tempo ancora resterà tale? Di nuovo: boh? Perché anche questa volta che il recupero sembrava poter partire, l’immancabile ricorso della ditta arrivata seconda all’appalto ha di nuovo bloccato tutto. La questura più grande d’Italia, pronta e inutilizzabile per un contratto d’affitto così oneroso che nessuno ora vuol pagare: ci saranno delle firme sul quel contratto? Quale funzionario, quale organo dello Stato è responsabile di uno spreco tanto vergognoso? Non si sa. Di sicuro c’è solo che nessuno ne risponderà. Come potrebbe accadere, in un Paese dove non si riesce a far cambiare mestiere nemmeno ad un giudice che lascia andar liberi dei mafiosi per non aver trovato in otto-anni-otto il tempo di scrivere la motivazione di una sentenza. All’ennesima chiamata alle urne, sarebbe interessante poter sentire qualcosa dai candidati su di un tema molto semplice: la burocrazia. Intesa in senso neutro, non dispregiativo. Perché la burocrazia è indispensabile a ogni stato fin dai tempi degli scribi egizi. Ammesso che funzioni. Le opere pubbliche, la giustizia, gli apparati, insomma tutto ciò che chiamiamo macchina dello stato, se macchina fosse davvero sarebbe da rottamare in blocco e senza incentivi. Che vi operino persone capaci e perfino straordinarie, che alcuni per il bene pubblico arrivino a perderci la vita, diventa inutile. Perché tutto il sistema si è venuto incrostando di tanti e tali privilegi, deroghe, impunità, che qualsiasi merito, qualsiasi sforzo del singolo a fare bene ne risulta vanificato, quando non deriso, emarginato. Il tutto avviluppato nel mare magnum di una legislazione che pari assommi (nessuno lo sa dire con esattezza) a 900 mila norme di ogni ordine e grado. Però si continua a sentire: "Farò una nuova legge per..."; mai "Abolirò una legge al giorno", che sarebbe uno slogan forse più accattivante. C'è una casta. Sì, ma attenzione. La casta dei burocrati è un osso molto più duro rispetto a quella, più esposta e quindi più detestata, dei politici. Perché infinitamente più potente. Al politico può anche capitare di essere trombato, al burocrate no. I partiti prima o poi si dissolvono, i politici possono talvolta mangiare la polvere. Ma il burocrate è sempre lì, repubblica o monarchia, fascismo o antifascismo, berlusconismo oantiberlusconismo, prima repubblica come seconda e tutte quelle a venire. Di fronte al burocrate, il politico può ben poco. Nemmeno un governo che resti in sella tutti i cinque anni di una legislatura può – se pur lo volesse - intervenire in modo efficace sul fatto che i processi ne durino mediamente dodici, che tunnel o viadotti richiedano dai dieci anni ai decenni interi, se pure hanno avuto la buona sorte di non restare solo sulla carta. Il politico capace di fare è ancora più impotente rispetto al burocrate efficiente: fossero anche la maggioranza nelle rispettive categorie, si dovrebbero scontrare con un sistema di interessi molto più grandi di loro. Un sistema sul quale l’Italia ha sempre tirato a campare, prima ancora di costituirsi come nazione unita. Non si può far niente perché per sveltire bisognerebbe tagliare: posti di lavoro, carriere, prebende, parcelle, appalti, sinecure, pace sindacale, favore di comitati: e quindi voti. Perché alla mangiatoia pubblica alzi la mano chi non si è mai accostato. Tutto ciò costa uno sproposito in tasse e inefficienze? E’ una palla al piede per un’economia che fa già tanta fatica a reggere la competizione con ben altri sistemi? Poco importa, non c’è gara fra la gallina del tornaconto di oggi e l’uovo di un vago domani. E ciò vale per partiti, sindacati, informazione, mercato: tutto ciò che vive di consenso. Il consenso che ciascuno di noi dà in cambio della sua piccola o grande furbata. Ovviamente, il mangia che tu che mangio anch’io alla fine esaurisce la dispensa. Ma la discesa è graduale, quasi indolore. Però se noi non ce ne accorgiamo, intorno non sono ciechi. Secondo gli universitari stranieri che vengono da noi con il progetto Erasmus, l’Italia è costosissima, incapace di garantire un alloggio a prezzi contenuti, con università male organizzate dove le strutture sono pessime e l'inglese non lo parla nessuno. Siamo anche precipitati al ventottesimo posto nella classifica mondiale del turismo 2008, stilata durante World Economic Forum, superati da quasi tutti i più importanti Paesi dell’Unione europea, piazzati nelle prime dieci posizioni. In testa a tutti, per il secondo anno consecutivo, la Svizzera. E noi tutti a ridere, con i più colti a citare Orson Welles nel Terzo Uomo: “L’Italia del Rinascimento era tutta guerre, congiure, sommosse, e ha prodotto Leonardo, Raffaello, Michelangelo. La Svizzera non fa una guerra da cinquecento anni e che cosa ha prodotto? L’orologio a cucù!”. Ben detto! A noi, diciamocela tutta, vivere in Svizzera ci farebbe francamente orrore, cominciando proprio dalla sua efficienza che ci appare "disumana". Alla fine l’andazzo ci va bene così. Forse troviamo anche un’intima soddisfazione nel sedere fra i G8 pur zavorrati di mondezza e della criminalità organizzata più redditizia del mondo. Un bel giorno però cucù ce lo faranno gli altri, meno snob del grande Orson, ma purtroppo più numerosi.
Se vuoi inviarci commenti, chiedere approfondimenti o esprimere la tua opinione sull'argomento in oggetto
compila il modulo sottostante. La redazione di ti risponderà quanto prima.
|
|