OPINIONI:
RIMINI TUMORE DELLA MAMMELLA, COSÌ SI È EVOLUTA LA CHIRURGIA
Autore: la redazione
Si interveniva sul seno già al tempo degli Egizi e dei Babilonesi
I primi riferimenti al tumore della mammella e al trattamento chirurgico risalgono agli Egizi, ma anche in documenti mesopotamici scoperti a Ninive (2250 a.c.) ed in India (2000 a.c.) si affermava che la cauterizzazione del tumore è migliore della asportazione con il "coltello". Anche se può apparire strano, per molti secoli le tecniche chirurgiche non si sono evolute radicalmente, ma solo differenziate in piccoli particolari: restava sempre l'asportazione totale della mammella con mortalità elevata e sopravvivenze molto basse. Gli interventi si eseguivano ancora senza anestesia, con il "coltello" o le forbici e con gravi infezioni. Solo nel secolo scorso si assiste ad un vero sviluppo della chirurgia radicale del tumore al seno grazie al dott. Halsted , chirurgo americano che codifica scientificamente l'intervento. Questa metodica è rimasta praticamente invariata fino agli anni ’70, quando ha prevalso la teoria del trattamento conservativo della mammella. Le nuove tecniche di diagnosi riescono a scoprire tumori di dimensioni sempre più piccole. Il seno,inoltre, oggi ha perso il suo ruolo fondamentale di ghiandola nutrice e mantiene quello importante di attributo di femminilità. Nel 1973 il Prof. Umberto Veronesi ha proposto l'unico intervento conservativo,asportando il quadrante della mammella sede del tumore e applicando la radioterapia sulla restante ghiandola mammaria. Intuizione felice, perchè alla riduzione del danno estetico si associa un’uguale sopravvivenza della paziente. Attualmente questo è ancora l'intervento standard per la chirurgia della mammella, anche se in questo ultimo decennio sono state apportate modifiche importanti. La prima è la biopsia del linfonodo sentinella, cioè l'asportazione di un solo linfonodo ascellare in presenza di neoplasie inferiori a 3 cm ed evitando cosi, in una alta percentuale di casi, l'asportazione di tutti i linfonodi ascellari. L'ultima "novità" terapeutica, anche se ancora sperimentale, sono le cosiddette IORT, cioè la radioterapia intraoperatoria, che permette di irradiare subito la sede del tumore e ridurre dopo l'intervento la quantità di radiazioni e le sedute della radioterapia esterna tradizionale. A tal proposito è giusto ricordare che a breve anche la AUSL di Rimini si doterà di questa apparecchiatura. Dunque la chirurgia rappresenta ancora oggi il principale momento terapeutico del tumore alla mammella, mentre diagnosi sempre più precoci permettono di effettuare interventi in maggioranza conservativi. Si scoprono infatti, neoplasie di dimensioni così piccole che l'intervento in alcuni casi è ambulatoriale ed in anestesia locale. Importante è anche considerare la “cornice assistenziale” di questi interventi chirurgici. Informare e conoscere: la diagnosi di tumore maligno, l'intervento sia esso demolitivo o conservativo,costituisce per una donna una esperienza psicologicamente traumatica e che attiva meccanismi negativi che possono creare confusione nelle informazioni ricevute. Dovere dei sanitari è dunque anche capire e farsi capire .Le donne vanno informate sugli scopi della terapia chirurgica, le possibili opzioni (conservativa o demolitiva), i vantaggi e i possibili rischi, le coplicanze, gli eventuali reinterventi , le indicazioni di massima alla terapia pre e post operatoria. L'informazione si cala nella complessità della relazione umana, dove hanno significato una serie di variabili, quali il modo in cui viene data l'informazione e il ruolo che assume il medico curante per la donna e per la famiglia. Dott. Antonio Manzo Dirigente Medico UO Chirurgia Generale AUSL Rimini
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