STORIA BORGO S. GIULIANO:
RIMINI IL TORRIONE SCOMPARSO
Autore: Luca Vici
Porta San Giuliano fu distrutta all’inizio dell’Ottocento Per secoli era stata in simbiosi con il Ponte di Tiberio Ora se ne ricercano le tracce
Nonostante le distruzioni, nonostante lo stato in cui versa, la cerchia delle mura che cinge la Rimini antica è ancora ben visibile. Tutto sommato, il lato sulla Marina è l’unico ad essere andato in gran parte perduto, anche se solo il tratto lungo via Madonna della Scala conserva qua e là l’altezza originaria. Le mura servivano per difendersi dagli uomini, ma anche dalla natura, com’era proprio il caso di Rimini: i bastioni settentrionali e meridionali erano anche dighe per contenere – non sempre con successo - le furiose piene del Marecchia e dell’Ausa. Ma la cerchia era anche un fortissimo confine simbolico fra la città e il suo “contado”: dal punto di vista amministrativo, fiscale e perfino spirituale. Ogni porta aveva un suo corpo di guardia, che nelle più importanti era comandato da un conestabile, ed un suo Santo protettore di cui veniva onorata un’immagine. Il momento in cui la cinta muraria riminese dovette essere al massimo della sua estensione fu agli inizi del XVI secolo, quando anche i borghi cittadini ne furono inglobati. Per la precisione, Borgo San Giuliano e Borgo Marina furono “murati” pressoché completamente, mentre Borgo San Giovanni, e ancor più Borgo Sant’Andrea, si dovettero accontentare di steccati e terrapieni. Sulle strade principali si aprivano le varie porte, generalmente caratterizzate da un’apertura centrale a doppia chiusura sovrastata da una torre. Nel 1371 il Cardinale Angelico ricorda ben sei porte cittadine, più due nel Borgo San Giuliano. Fra le principali, fra la fine del Corso d’Augusto e l’inizio del Ponte di Tiberlo era la “Porta S. Juiiani”, con due “famuli” di guardia. Nominata Porta Gallica ai tempi della guerra gotica, poi di San Pietro almeno dal XI secolo - dal primitivo nome dell’abbazia che poi sarebbe stata dedicata a San Giuliano - alcuni archeologi sostengono, pur senza prove materiali, che doveva esistere anche fin dalla prima epoca romana. Il ragionamento è che il punto più strategico della città, da dove si controllavano l’attraversamento del fiume e gli ormeggi del porto, non poteva restare sguarnito. E non lo fu di certo quando, in epoca bizantina, Ponte e porto erano sorvegliati dal complesso militare dei “Corte dei Duchi” che il popolo chiamerà Castlàza. Porta San Giuliano fu rinforzata con una massiccia torre da Malatesta Ungaro nelle seconda metà del ‘300, formando un tutto unico con il Ponte; è questo l’aspetto che si può osservare in tutte le vedute di Rimini fino ai primi dell’800. Il Clementini ricorda che, in data 20 maggio 1473, si ebbe la necessità di raddrizzare la torre, in quanto danneggiata. Lo stesso autore afferma che i cittadini riminesi, per omaggiare il Pontefice Giulio III, eletto nel febbraio 1550, restaurarono la stessa porta ponendo sopra di essa le “armi” (ossia lo stemma) in marmo del Papa e innalzando una statua marmorea a perpetua memoria; in realtà, mentre le armi furono probabilmente poste, della statua non si hanno altre notizie. Nell’anno 1553, per volontà dei nobili Pietro Melzi e Tommaso Ricciarelli, fu trascritta su una lapide murata presso la Porta di San Pietro l’iscrizione del ponte di Tiberio, in modo da facilitare a tutti la sua lettura: questa lapide è oggi conservata presso i magazzini del Museo della Città. Dalla perizia dell’architetto Giuseppe Valadier, sappiamo che la porta venne gravemente danneggiata dal terremoto del 24 dicembre 1786. Luigi Tonini ci descrive la porta nell’opera “Rimini dopo il mille”: “La struttura comprendeva lo spazio della larghezza della strada e dalla parte del monte aveva una cappella in onore della Beata Vergine, sopra di essa due grandi cameroni atti anche all’uso di caserma”. Lo stesso Tonini riferisce che la porta venne distrutta nel 1829 quando fu aperta la nuova strada di circonvallazione. Oggi è possibile vedere soltanto i resti di confusi di qualche muratura, che spiccano dai travertini bianchi del Ponte di Tiberio sul lato della città. E’ interessante notare come però ancora si conservi una sorta di feritoia-archibugiera riferibile all’antico apparato difensivo della porta scomparsa.
Fonti: Giulia Marchi, Marcello Cartoceti, Oreste de Lucca
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