CULTURA E TEATRO:
RIMINI - I SIGILLI DEL PRINCIPE E LA VITA DEGLI UMILI
Autore: Alessandro Giovanardi
Alla libreria Luisè le opere di Deuchar, celebre incisore del diciottesimo secolo
Fino a maggio la mostra “La modernità del passato”
Non mi è stato facile presentare criticamente la mostra “La Modernità del Passato: arte, gioco, mestieri e piaceri nelle acqueforti di David Deuchar” organizzata nel bicentenario della morte dell’autore dalla Libreria di Giovanni Luisé (Corte dell’Antico Palazzo Ferrari, Corso d’Augusto, 76, fino al 3 maggio 2008). Lo scozzese Deuchar (Edimburgo 1743-1808), difatti, è quasi sconosciuto alle storie dell’arte e deve la sua fama al mestiere di orefice, d’intagliatore di timbri e, soprattutto, d’incisore ufficiale di sigilli per Sua Altezza Reale, il Principe di Galles; solo in seconda istanza fu apprezzato in vita come acquafortista dilettante. D’altra parte questa sua ultima attività si è inserita perfettamente accanto a quella di squisito manipolatore di metalli preziosi: difatti la tecnica d’incisione calcografica, di cui l’acquaforte è una forma evoluta e indiretta, si era sviluppata, fin dal XV secolo, proprio dall’arte orafa. Le fatiche incisorie di Deuchar sono soprattutto testimoniate dalla pubblicazione della “Collection of Etchings” (1803) che raccoglie incisioni «tratte dai più eminenti maestri delle scuole olandese e fiamminga», cui s’inframmezzano acqueforti originali e d’imitazione del nostro David. Proprio dalla vasta “Collezione d’incisioni” sono state scelte le opere presentate in mostra e raccolte nel catalogo che ho curato, con l’intento di offrire, considerata la varietà di fonti ispiratrici e di soggetti, un’ampia selezione degli interessi culturali e delle poetiche figurative di Deuchar. I sommi che l’incisore scozzese replica come il più appassionato degli allievi sono Rembrandt van Rijn (1606-1669), Adriaen van Ostade (1610-1685), Cornelius Bega (1620-1644) e Jan Joris van der Vliet, o più semplicemente Van Vliet (not. 1610-1635). L’elemento più distintivo dell’opera incisoria di Deuchar sta nell’attenzione per la vita degli umili, sorpresi negli interni di case e taverne: scorci “rapiti” agli olandesi o dovuti all’invenzione dello stesso David. Qui davvero s’azzera lo iato che separa le Fiandre e i Paesi Bassi del Seicento, dalla Scozia del Sette-Ottocento, rivelando, piuttosto, l’universalità e la quasi immutabilità dell’antica civiltà contadina europea: un mondo in cui i mutamenti si avvicendano lentissimamente e su tempi talmente lunghi che il “paesaggio” umano dell’Olanda rurale in epoca rinascimentale o barocca, non si discosta di molto da quello scozzese o irlandese della Gran Bretagna nell’età dell’illuminismo. Tale coincidenza tra antichità e attualità permette all’incisore di ripartire direttamente dai grandi maestri fiamminghi per innestarvi le proprie creazioni originali, aggiornando appena i tagli degli abiti e alcuni elementi del costume sociale e ponendo l’accento su quegli aspetti caricaturali, grotteschi ed “espressionistici” della vita pubblica e privata dei contadini che accomunano l’affettuosa e divertita curiosità di un Ostade e di un Bega a quella di Deuchar. Profili neoclassici, fantasie esotiche, decori rococò, densità seicentesche si susseguono e si fondono in una festosa profezia di romanticismo nordico, dove gli stili e le ere conflagrano per meglio indagare l’uomo nella sua immutabilità.
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