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STORIA BORGO STORIA BORGO MARINA:
RIMINI LA RINASCITA DELLA PENSIONE TERGESTE
Autore: Luca Vici

Sta per essere ultimato il recupero di uno storico hotel di Marina Centro
Nel 1917 ospitò gli uffici del Comune di Venezia che era stato sfollato dopo la disfatta di Caporetto



Marina Centro, che oggi vediamo affollata di alberghi “a torre” che dir ravvicinati è un eufemismo, all’inizio del XX secolo era la zona più elegante di Rimini. Molti villini dalle belle forme architettoniche e circondati da rigogliosi giardini si susseguivano per i viali Vespucci e Principe Amedeo; gli alberghi, non molto numerosi, erano costruiti in armonia con gli edifici che li circondavano. Con il passare del tempo molti di quei villini scomparvero, mentre fra gli alberghi della prima generazione restava pressoché intatto solo il Grand Hotel.
Un'altra testimonianza di quell’epoca è l’ottocentesca Pensione Tergeste di viale Vespucci, rimasta purtroppo per lunghi anni in stato di abbandono pur trovandosi nel cuore della città turistica. Però, fortunatamente, la Tergeste è stata salvata dalla demolizione toccata a tanti altri edifici della prima era balneare. In queste settimane se ne sta ultimando il restauro, che permetterà di conservare anche una piccola pagina di storia.
La Pensione Tergeste, infatti, si lega alle vicende dell’Italia nella Grande Guerra. Fin dal dicembre 1915, Rimini ospitò alcune centinaia di profughi friulani e giuliani, provenienti dalle zone in cui si stava combattendo furiosamente. Ma nel novembre 1917, dopo la disfatta di Caporetto, i profughi arrivarono – e questa volta a migliaia - dal Veneto ed in particolare dal capoluogo, che pareva ormai condannato all’invasione austro-ungarica. Addirittura, lo stesso Comune di Venezia dovette essere sfollato a Rimini con alcuni suoi uffici, che si insediarono proprio alla Tergeste (antico nome della città di Trieste) per poter meglio assistere i concittadini.
Rimini, da parte sua, non se la passava affatto bene. Fin dalla dichiarazione di guerra, la nostra città aveva avuto il poco invidiabile privilegio di subire i primi bombardamenti aerei, sommati a quelli, molto più rovinosi, della flotta austriaca di stanza a Pola. Oltre a diversi danni ed un morto, l’economia aveva subito una brusca frenata; in particolar modo ovviamente, era stata penalizzata l’attività del porto, data l’insicurezza del mare sia per la pesca che per il commercio. Non fosse bastato, dal 17 maggio al 16 agosto 1916 si susseguirono numerose scosse di terremoto, l’ultima delle quali particolarmente distruttiva: il bilancio alla fine sarà di 4 morti e circa 60 feriti (più altri 15 a Riccione), con ben 615 edifici che dovettero essere abbattuti, mentre altri, comprese chiese e palazzi a cominciare dal Municipio, subirono pesanti lesioni. L’unico effetto positivo del sisma fu la scoperta degli affreschi ‘300 sotto gli intonaci caduti nella chiesa di Sant’Agostino.
Nel primo dopoguerra anche il turismo si rimise comunque in moto. Nel 1925, il riminese Guglielmo Biffi acquistò la pensione Tergeste, che nel 1937 venne sottoposta a lavori di ampliamento sotto la direzione del professor Luigi Campanella, il quale realizzò l’avancorpo a forma di esedra che venne adibito a sala da pranzo. Nel 1938, venne realizzato il piano superiore che portò la ricettività a 37 camere, le quali rimasero inalterate fino al momento della chiusura avvenuta nell’anno 1981. Con l’odierno restauro ci si propone di realizzare appartamenti all’interno di questa prestigiosa struttura, tra i pochi edifici rimasti in Viale Vespucci nelle sue forme originarie.

Il restauro

Trattandosi di un edificio vincolato dalla Soprintendenza ai beni storici e artistici, il progetto di restauro si è dovuto basare sul recupero filologico e sul consolidamento strutturale dell’edificio nel rispetto della sua organicità. Esternamente è stato ripristinata la colorazione dell’edificio mediante tonachino color crema per la muratura, mentre per le modanature e le cornici, è stata usata una tinta grigio-sabbia, che ben si integra con le parti in arenaria di San Marino esistenti o sostituite nel tempo. Analogamente, anche per gli infissi, le persiane e i portoni sono state riproposte le colorazioni originarie.
I progettisti, indagando sui vari nuclei costruttivi, hanno scoperto che all’edificio originale appartengono i primi tre livelli, ossia il piano seminterrato, quello sopraelevato e il nobile, mentre l’ala sinistra fu aggiunta probabilmente nel 1938. La bellezza di questo edificio, così come quella dei pochi villini che ci sono rimasti in questa zona della nostra città, è data da quella eleganza che è il prodotto di un rigore compositivo e formale, con una pianta leggermente rettangolare e con un impianto distributivo tripartito, uguale per i tre diversi livelli.
Sono da notare certi particolari ornamenti che danno un tocco di eleganza alla costruzione tra cui la bellissima veranda ottagonale con lunghi vetri, e i balaustrini che cingono i terrazzi e l’ingresso principale.
Anche nella parte interna i lavori sono stati eseguiti in accordo con la Soprintendenza: la distribuzione interna degli spazi è stata pensata attorno al nuovo vano scala poiché purtroppo quello originale è scomparso, mentre l’ascensore è stato realizzato con una struttura in acciaio inox e finiture in vetro e legno, e si identificherà con una forte caratterizzazione materica e formale, ma concepito per risultare il più possibile trasparente e visivamente leggero. Questo elemento, per altro ben rintracciabile, è l’unico elemento davvero nuovo di questo edificio che ha mantenuto i suoi tratti architettonici originari e che oggi è stato portato nuovamente al suo originario splendore dopo anni di lamentevole abbandono, in una delle zone più pregiate della nostra città.


Si ringrazia per la collaborazione l’architetto Alessandro Mori





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