TACCUINO:
RIMINI - RIMINI FINALMENTE AL VINITALY
Autore: Michele Marziani
La presenza dei vini riminesi alla importante manifestazione di Verona è un passo avanti nella promozione delle etichette locali, ma anche l'occasione per fare il punto tra luci ed ombre di un territorio enologico in cerca d'identità
La prima cosa da dire è: finalmente! Finalmente anche Rimini, le sue colline, i suoi vigneti, entrano dalla porta principale al Vinitaly di Verona, la più imponente manifestazione italiana (e probabilmente mondiale) del vino che si svolge dal 3 al 7 aprile nei padiglioni della fiera scaligera. Uno stand al Vinitaly, da soli, è un impegno, anche economico. Ma serve, finalmente, ribadiamo, a dire che Rimini e le sue colline sono un territorio del vino. Certo, nessuno deve pensare che arriveranno di corsa appassionati, intenditori, importatori, compratori, ristoratori di tutto il mondo, ma già esserci con la propria faccia è un passo avanti, quasi tardivo, ma un passo avanti. Quindi bravi alla Provincia di Rimini e all'assessore Mauro Morri che anche se non è il migliore degli assessori all'agricoltura possibili è senz'altro il più attento che la provincia abbia avuto dalla sua fondazione. Chi fosse a Verona e avesse voglia dei vini di casa, potrà quindi andare nel padiglione 1, quello dell'Emilia Romagna e, finalmente (scritto per la terza volta), trovare lo stand 01 che sotto il titolo Riminiwinestyle presenterà Rebola, Sangiovese e tutti gli altri vini del territorio. Con tutte le cantine in file ad alzare i calici e a proporre degustazioni. Tutte le cantine? No, non proprio tutte. Diciamo che ne mancano (nello stand, non al Vinitaly) almeno due: San Valentino e San Patrignano. Ovvero i veri “santi” del vino riminese, quelli che hanno tracciato la via, creduto nelle potenzialità delle colline riminesi, quelli che ancora oggi, fanno i vini migliori (assieme a alte due o tre piccole aziende). Bene, loro, San Patrignano e San Valentino, li trovate al padiglione 7, nello stand C9, quello del Convito di Romagna, sodalizio di alcuno dei migliori produttori della regione. Ora, senza di loro uno stand Riminiwinestyle è, inevitabilmente, poca cosa, anche se ospita produttori per me altrettanto capaci come il Podere Vecciano e la Tenuta Santini. Andavano portati anche lì, anche nello stand provinciale, a forza, strisciando in ginocchio se necessario. Se alcuni tra i migliori mancano, i mediocri ci sono quasi tutti nello stand Riminiwinestyle. Non ci sono Le Rocche Malatestiane, una delle due cantine cooperative riminesi, che hanno, anche loro, uno spazio per conto proprio. Ora, se da un punto di vista commerciale ognuno ha fatto le proprie scelte, da un punto di vista istituzione Riminiwinestyle, lo stile enoico riminese, ci sembra un po' scricchiolante. Ma è meglio esserci scricchiolanti che non esserci per nulla come accadeva in passato. Sicuramente la strada della politica del vino, della sua promozione, del suo rapporto col territorio è una strada ancora lunga e lenta e all'apparenza tortuosa. Ci consola sapere che sono le viti vecchie, nodose, con pochi grappoli dali acini piccoli, quelle che sulla distanza, nel tempo, regalano i vini migliori. Viva allora il vino riminese, quello buono. Da bere a Verona, al Vinitaly, o semplicemente qui, a casa.
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