TACCUINO:
RIMINI PIÙRIMINI, DAL CAMPO ALLA TAVOLA
Autore: Michele Marziani
Un progetto intelligente e ambizioso
Dare ad alberghi, ristoranti, mense aziendali e luoghi della ristorazione la possibilità di utilizzare i prodotto locali
Accorciare le distanze può essere un modo intelligente per salvare i buoni sapori, i prodotti eccellenti, minacciati dal mercato globale. Solo uno stupido potrebbe pensare che dazi, dogane e grida più o meno padane possano fermare le carote cinesi o le mele cilene. E poi perché fermarle? Non perché sono cattive, ma perché far girare il mondo ai cibi ha un costo sociale e ambientale, un costo per tutti e per il pianeta, inutilmente elevato. “Mogli e buoi dai paesi tuoi” è quindi un detto valido a metà, ognuno sposi chi vuole, ci mancherebbe, ma la carne è meglio che prenderla nei pascoli vicino a casa. Anche perché così si può sempre andare a controllare di persona se allevatori, agricoltori, macellai, artigiani, sono persone capaci e affidabili. Se, nel caso dei buoi, le bestie ci sono davvero. Di spesa locale, a chilometri 0 o poco più, abbiamo parlato più volte su queste pagine, dando anche gli indirizzi per gli acquisti. Primi tra tutti i produttori presenti al mercato coperto di Rimini. I numeri però parlano chiaro: si mangia sempre più spesso fuori casa, non solo per piacere (magari!), ma per motivi di lavoro e di studio. E poi Rimini è piazza turistica, con un'infinità di alberghi che nella stagione estiva dispensano milioni di pasti. Bene, da oggi possono farlo “made in Rimini e dintorni” grazie al progetto PiùRimini che vede coinvolti a diversi livelli le associazioni provinciali Cia (che non è la famigerata agenzia di spionaggio americana, ma la Confederazione italiana agricoltori), Cna, Legacoop, il GAL-L’Altra Romagna, la Camera di commercio, la Provincia di Rimini e l'Unipol. Mentre andiamo in stampa, martedì 13, viene presentato PiùRimini, con tanto di pranzo interamente a base di prodotti del territorio. Il progetto punta alla ristorazione a tutti i livelli, offrendo un paniere ampio di vini, oli, formaggi, frutta e verdura, pesci, carni, mieli, eccetera e una serie di produttori locali la cui qualità viene assicurata da PiùRimini.
Scuole e ospedali potrebbero dare il buon esempio L'intento sarebbe quello, secondo i promotori, di garantire la tracciabilità e la rintracciabilità dei cibi, la produzione di alimenti di elevata qualità e in quantità sufficiente nel rispetto della stagionalità e della tipicità, promuovere il corretto utilizzo delle risorse naturali, favorire l’impiego di risorse rinnovabili e limitare il più possibile l’uso di quelle non rinnovabili, sostenere e difendere la biodiversità attraverso la coltivazione e l’allevamento di specie e razze autoctone. In pratica, intanto, si parte con pochi punti da rispettare per le imprese che aderiscono: produrre nel territorio (inteso più o meno come province di Rimini, Forlì e Pesaro), non essere stati condannati per frode alimentare o simili reati, assicurare la rintracciabilità di tutta la filiera (chi fa i salami deve saper dire da dove viene la carne), sottoporsi ai normali controlli ed essere in regola con le certificazioni sanitarie (curioso: ci sono forse aziende che possono non farlo?), attenersi alle ricette depositate (ad esempio nel caso della piadina). PiùRimini punta, con linee di sapori differenti, sia alla ristorazione di fascia alta, sia a tutto il sistema, enorme, dei pasti fuori casa. Ora sulla vera fascia alta il progetto è inutile: i bravi ristoratori sanno benissimo da chi fare la spesa e la fanno già. Sugli altri è una grande scommessa perché a parole tutti vorrebbero usare prodotti locali, freschi, stagionali e di qualità, nei fatti però vorrebbero pagarli come le peggiori fetecchie offerte dalla grande distribuzione. Tanti auguri quindi a PiùRimini di trovare una strada capace di conciliare il dire virtuoso col fare malandrino. In questo, crediamo che il buon esempio debba venire dal pubblico: dovrebbe essere un vanto di scuole e ospedali utilizzare almeno frutta, verdura, carne, pesce e olio extravergine d'oliva, locali e di stagione.
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