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RIMINI I PIDOCCHI DEL TERZO MILLENNIO
Autore: Lia Celi

Terrori materni

La generazione post ddt ha paura dei parassiti ma non sa più riconoscerli

Le mamme riminesi sono intrepide. Basta vederle quando fendono il traffico con uno-due bambini in tenera età sui seggiolini della bici, o quando, con occhi più lampeggianti della doppia freccia delle loro auto, rivendicano il diritto di parcheggiare in terza fila davanti all'ingresso della scuola, o quando affrontano a muso duro le maestre che osano dare troppi compiti durante i ponti. Ma c'è qualcosa che può minare la sicurezza di queste leonesse e farle sentire sperdute e impotenti: un cartello appeso sulla porta della scuola con scritto "attenzione, si è verificato un caso di pediculosi". Il sospetto che le chiome curatissime del proprio rampollo siano insidiate dai pidocchi causa veri e propri attacchi d'ansia anche alle genitrici più toste. E' una lotta fra madri, a ben vedere: noi umane, pronte a tutto per difendere i capelli dei nostri figli, e le altrettanto agguerrite mamme-pidocchio che hanno individuato in quei capelli la sede ideale per far nascere la loro prole. Il vero pericolo da cui vogliamo proteggere i nostri piccoli non è rappresentato tanto dal pidocchio, che fa un po' schifo ma non trasmette malattie, quanto dalla vergogna di essere individuati come portatori di pidocchi; handicap che, a differenza della pediculosi, non è eliminabile con uno shampoo medicato.
E' di pochi mesi fa l'inqualificabile episodio della ragazzina mobbizzata dalla sua classe (inclusi i genitori dei compagni) perché sospettata di avere i pidocchi. Altro problema: sono pochissimi i genitori a sapere com'è fatto un pidocchio. Abbiamo perso il know-how da spidocchiatori, per così dire: la generazione del dopoguerra, cresciuta nel Ddt ammazzatutto, è l'anello mancante fra i nostri bisnonni, che di parassiti qualcosa sapevano, e i nostri genitori, che ci hanno trasmesso il timore atavico per i pidocchi, un tempo collegati alla povertà e al sudiciume, senza però passarci le competenze necessarie per riconoscerli e combatterli. Risultato, appena vediamo i figli grattarsi la testa, il primo istinto è bombardargli i capelli col napalm stile Apocalypse Now e poi tenerli rapati a zero fino alla maggiore età. Se le pidocchie, come le galline, facessero coccodè quando depongono le uova, sarebbe facile distinguere l'emergenza dal falso allarme. Le farmacie sono ben provviste di prodotti efficaci, sia per il trattamento che per la prevenzione. Ma l'arma decisiva, cioè un occhio allenato, non si compra da nessuna parte: a volte né farmacisti né pediatri riescono a sciogliere i dubbi. E fra mamme ci si scambia informazioni tecniche su tutto, ma ben poche hanno il coraggio di fare outing sulla pediculosi del proprio figlio o figlia. Oggi è la scarsa informazione, e non la povertà o la mancanza d'igiene, il motivo delle sempre più frequenti emergenze-pediculosi. Accettiamo il fatto che i pidocchi del Terzo Millennio non sono più quelli di una volta. Sono più esigenti e arroganti, frequentano scuole-bene e palestre esclusive, e preferiscono circolare a bordo di teste pulite di bambini sani e ben nutriti. Insomma, sono i classici "pidocchi rifatti".

http://www.liaceli.com/




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