TACCUINO:
RIMINI PAPILLE, SUPERBOTTEGA CON CUCINA NEL BORGO SAN GIULIANO
Autore: Michele Marziani
Nato sulle ceneri dell'Acero Rosso, il locale è l'unico punto vendita di Rimini a proporre il meglio dei prodotti locali (oli in particolare). Poi ci si può fermare a mangiare un gustoso piatto da osteria e a bere un bicchiere come si deve
Finalmente! Adesso non ci sono più scuse: a Rimini basta attraversare il Ponte di Tiberio per comprare una bottiglia d'olio extravergine d'oliva delle colline, un buon Sangiovese dell'entroterra, succhi di frutta e marmellate prodotte nelle campagne, mieli, formaggi di Montefiore, salumi di Mora romagnola (è una razza suina, non una bella signora di Ravenna), cereali dei dintorni di Mondaino e tante altre golosità locali. Quasi tutto il meglio di Rimini e dintorni si trova in vendita al Papille (tel. 0541 53557), bottega con cucina, aperta dalle 11 a mezzanotte tutti i giorni escluso il martedì. Il locale, un po' negozio, ma soprattutto mescita di vino e cucina, è nato sulle ceneri dell'Acero Rosso, l'unico ristorante stellato riminese che ha chiuso i battenti alla fine del 2006. Non c'era spazio a Rimini per l'alta cucina. Pare invece ce ne sia, e noi ce lo auguriamo, per i buoni prodotti e i sapori semplici ma di livello. Certo, manca la mano felice di Fabio Rossi, lo chef dell'Acero (di cui si sussurra di un prossimo debutto all'apertura di Vite, l'atteso ristorante di San Patrignano), ma il Papille è davvero un'altra cosa. Saldamente tenuto in mano da Marco Tosi, si apre con le bottiglie e i prodotti in vendita, per poi passare attraverso un lungo bancone che tanto ricorda la destinazione originale di questi luoghi: la mitica bottega di Tonino Tasini, dove gran parte degli abitanti del Borgo San Giuliano andavano a fare la spesa. Bancone lungo e antro nascosto dove stava a bagno il baccalà e c'erano le celle frigorifero, per me bambino luogo di fantasie e magie alimentari. Beh, alla fine del bancone di oggi, quello del Papille, c'è una vetrina con le sette meraviglie: formaggi, soprattutto del Buon Pastore di Montefiore (tra i quali spicca la fresca e suadente ricotta) e salumi di Mora romagnola, sopra tutti la splendida pancetta e un prosciutto stagionato più di trenta mesi che da solo merita di sedersi al tavolo per l'assaggio. Già, perché qui i buoni prodotti si mangiano, accompagnati da ottime bottiglie di vino vendute a prezzi quasi popolari (la cantina, per le annate meno recenti, è in gran parte eredità di quella dell'Acero Rosso). C'è poi un piccolo menu, da godere in un arredamento semplice e veramente raffinato, con bei bicchierini in ceramica per l'acqua, pareti chiare, riposanti, impreziosite da dipinti che da profani, ci si perdoni, definiremmo pop-contemporanei. Se a scrivere fosse il mio quasi omonimo Gianluca Marziani, lui sì che saprebbe di quadri come questi, io mi accontento di guardarli. I piatti sono semplicissimi ma non banali, realizzati con prodotti freschi (abbiamo visto Marco Tosi far la spesa del pesce al mercato coperto, questo è un bonus), con alcune ricette che sono eredità dell'Embassy. D'altra parte Marco è il figlio di Elio Tosi, anima dello storico locale caduto anche lui sotto i colpi della modernità. Citiamo su tutte la “piada del birro” con roast-beef, pomodori e maionese fatta in casa. Unico neo la piada precotta: in un posto così la vorremmo fatta al momento, profumata e fragrante. Oltre a taglieri di salumi, formaggi e buoni crostini misti, potete imbattervi, felicemente, in primi con semplici sughi di pesce, lasagne, gnocchi con salsiccia e broccoli, baccalà, salsiccia con la cicoria, polpette, ossobuco in umido col puré. Autentiche preparazioni da osteria: semplicissime e gustose. Chiusura con dolci fatti in casa (mascarpone, salame di cioccolato, bustrengo...) e caffé con la moka. Mettete in conto trenta euro se non vi lasciate prendere la mano dal vino.
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