ATTUALITA':
RIMINI - NON NEL MIO GIARDINO NEMMENO PER PULIRLO
Autore: Stefano Cicchetti
La segnalazione di un lettore
Via Roma e dintorni invasi dalla processionaria, ma nessun privato chiede una disinfestazione che dovrebbe pagare di tasca propria
Non nel mio giardino, nemmeno tenerlo pulito. Il nuovo slogan della miopia civica ci viene ispirato dalla segnalazione di un nostro lettore, Vladimir Jankovich, che abita a Rimini in via Tonti, la parallela di via Gambalunga che conduce da via Roma all’Università di via Angherà. Cosa succede da quelle parti? Succede che è comparsa in forze la processionaria del pino. Si tratta di una farfalla notturna, che quando è allo stadio di bruco si comporta in questo modo: appena usciti dal bozzolo, i bruchi si lanciano alla ricerca di cibo in fila indiana uno appiccicato all’altro, formando appunto delle “processioni” lunghe anche parecchi metri. I bruchetti, pelosi di collore nero-azzurrino, una volta sazi tornano ai nidi sempre in colonna. Il danno provocato dai bruchi non è tanto nell’occupazione massiccia degli spazi verdi e di quelli circostanti, quanto dai loro peli: sono molto pericolosi per l’uomo e per gli animali domestici, perché fortemente urticanti e capaci di provocare gravi irritazioni. Si tratta di un eritema pruriginoso che diventa particolarmente nocivo se colpisce le mucose o gli occhi, perché i bambini o i cani, grattandosi furiosamente, possono provocarsi lesioni e infezioni. Della processionaria parla il “regolamento del verde urbano privato e pubblico e delle aree incolte “ del comune di Rimini, in vigore dal 2001. La lotta al bruco è fra quelle obbligatorie, anche perché resa tale da una legge nazionale, il decreto ministeriale del 17 aprile ’98. Sul verde pubblico interviene quindi l’Ausl, che ricorre ai servizi di Hera. Il privato ha anch’esso il dovere di intervenire nel proprio giardino ed a spese proprie; se non lo fa può incorrere in sanzioni che quando fu approvato il regolamento ammontavano in cifre fra l’uno e i venti milioni di lire.
“Abbiamo suonato a tutti i campanelli: niente” A quanto riferisce il signor Jankovich, che si è visto invadere il giardino ed i suoi dintorni dalle colonne di bruchi, il vicinato fa però orecchie da mercante, nonostante che le sue sollecitazioni durino da circa un mese: “Abbiamo suonato a tutti i campanelli di chi ha pini nel proprio giardino, ma finora nessuno ha fatto niente”. Non ha chiamato la disinfestazione chi abita nel quartiere, tanto meno chi vi possiede case abbandonate da tempo. La manina corta, insomma, colpisce ancora, nonostante la zona sia fitta di villette non precisamente popolari. E una volta di più risalta quanto poco ci preoccupiamo di quello che dovrebbe essere alla base di ogni società: la capacità di stare insieme. Il che comporta molti vantaggi, come sappiamo, ma anche alcuni oneri, su cui invece spesso e volentieri preferiamo glissare. Ah, che noia le prediche. Va a finire che si va a parlare delle solite cacche dei cani. Ebbene sì, siamo tediosi e bacchettoni. Fatto sta che anche da noi, come in mezza Italia, è terribilmente sparuto il numero dei proprietari che vediamo portare a spasso Fido muniti di paletta e sacchetto. Di più, i lasciti canini non solo non risparmiano gli spazi erbosi e la spiaggia, ma vengono incurantemente lasciati su marciapiedi, ingressi, perfino sotto i portici. L’amore per gli animali è molto cresciuto negli ultimi anni, così la cura delle proprie abitazioni. Peccato che la buona educazione non sia andata di pari passo. E che il famoso senso civico, quello poi, resti alla macchia, appannaggio di tanto pochi da apparire strampalati predicatori nel deserto.
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